Gerry Fontana è un ricercatore all’Università, ancora molto precario, sua moglie Ilaria una vigilessa urbana esaurita dal traffico cittadino. Vivono con il figlio Giulio, 12enne sempre incollato al cellulare, in un piccolo bilocale di Roma. Esasperati dalla frenesia della vita metropolitana e desiderosi di sperimentare la calma salubre della vita di campagna, Jerry e Ilaria accendono un mutuo per comprare un casale e il terreno circostante e si accingono entusiasti a cambiare le loro esistenze. C’è da seguire il pollaio per avere uova fresche da alcune galline, scavare un pozzo per irrigare più facilmente, dissodare, arare, seminare. Tutto inizialmente sembra galvanizzante, ma presto i primi insuccessi ed incidenti rilevano che portare avanti un podere e beneficiare dei prodotti dell’agricoltura è tutt’altro che semplice e la fatica e l’impegno non ripagano affatto. I consigli del giovane Vanni, ricco proprietario dell’agriturismo confinante, sembrano quasi delle prese in giro, mentre quelli del burbero vicino di casa Elia, che fa loro visita, mostrano quanto siano inesperti. Quest’ultimo, apparente misantropo del bosco, diventa mentore del figlio Giulio, aiuterà anche Ilaria a partorire la seconda figlia e lascerà una sorpresa alla famiglia Fontana che le permetterà di cambiare vita un’altra volta.
Svelare con ironia cosa comporti sposare la causa di un’economia green, o dedicarsi ad una produzione a km 0 è l’intento nobile di questa commedia che mette al centro una famiglia desiderosa di dare una svolta radicale alla sua vita. Spronati dagli amici che hanno messo in piedi una bottega bio e sembrano tanto contenti, i coniugi Fontana si buttano nell’avventura e comprano un casale col podere circostante, completamente digiuni di esperienza agricola. Da questo evento scatenante si sviluppa la commedia attraverso imprevisti ed incidenti che creano gag più o meno felici. In realtà il potenziale comico dei duetti fra Maurizio Lastrico e Giulia Bevilacqua non pare utilizzato appieno, perché la scrittura si rivela troppo leggera, suscitando un’ilarità solo superficiale. Quello che, invece, è apprezzabile da parte degli autori è l’aver disegnato una coppia che insieme al figlio Giulio sa rimanere unita nonostante le difficoltà anche serie che incontrano. Quando il gioco si fa duro e devono riconoscere i primi fallimenti, Jerry e Ilaria hanno la tentazione di attribuirsi reciprocamente la colpa di quella scelta di vita alternativa, ma – in ultima istanza – non perdono mai il forte legame d’amore che li unisce. Anzi, nel corso della loro avventura concepiscono una seconda figlia e anche se questo è oggettivamente destabilizzante nel momento di fragilità in cui lo scoprono, prevale la gioia della nascita dopo la tensione per un parto in casa che non era previsto. Anche nei confronti del figlio Giulio, il padre Jerry inizialmente distratto e poco presente, grazie ai consigli di Elia, ritrova la sua autorevolezza e riacquista la fiducia che il ragazzo non vedeva l’ora di concedergli. Se, dunque, il racconto per molti versi è fin troppo esile, l’immagine di famiglia che se ne trae è molto positiva e questo è felicemente controtendenza.
Maurizio Lastrico e Giulia Bevilacqua sono due ottimi attori e hanno entrambi una vena comica indiscussa, ma qui – come anticipato – sembra che non siano supportati appieno dalla scrittura e questo comporta che i loro duetti siano un po’ troppo leggeri e improvvisati. Si sorride, ma raramente la scena provoca una piena risata. Già più elaborati i testi preparati per Lastrico quando in Università, di fronte alla commissione di colleghi per il concorso, intento a confutare le teorie green, si appoggia – per fare solo un esempio – al pessimismo di Leopardi nei confronti della natura matrigna.
Le doti di Andre Pennacchi, che interpreta Elia, permettono di far trasparire, dietro la immediata ruvidezza dell’uomo che ha scelto la solitudine di una casa nel bosco, un cuore generoso. Ed è di questa generosità che si nutre l’elemento da deus ex machina che porta al finale del film.
In conclusione Benvenuti in campagna non è un titolo per palati sofisticati, ma ha il merito di essere un film davvero per tutti, senza alcuna controindicazione.
Giovanni Capetta
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