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Idoli – fino all’ultima corsa


TITOLO ORIGINALE: Ídolos
REGISTA: Mat Whitecross
SCENEGGIATORE: Inma Cánovas, Jordi Gasull, Ricky Roxburgh
PAESE: Regno Unito, Spagna, Italia
ANNO: 2026
DURATA: 126'
ATTORI: Óscar Casas, Claudio Santamaria, Ana Mena, Saul Nanni, Enrique Arce
SCENE SENSIBILI: una scena sessuale appena accennata; turpiloquio
1 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 5

Edu Serra è un giovane e promettente motociclista. Riottoso, caparbio e impaziente di approdare alla vittoria, viene licenziato dalla propria scuderia. Un’altra decide di scommettere su di lui, ma ad una condizione: che l’ingovernabile Edu si faccia allenare da suo padre, l’ex campione Antonio Belardi. Ma i due non si incontrano da anni. E hanno un amaro conto in sospeso.

 

Pro e contro

Idoli ha il vantaggio di servirsi di sempreverdi archetipi: pilota e allenatore sono come padre e figlio (in questo caso letteralmente). Addestramento e gara sono metafora della vita in quanto battaglia. La disciplina e il sacrificio cui Edu si sottopone fanno del suo apprendistato un evidente cammino di crescita dall’istinto fanciullesco alla virtù: del resto, la sua esperienza nel motociclismo ha evidenti ricadute sulla vita intera.

Il rovescio della medaglia è che gli archetipi in quanto tali non sono certo garanzia di originalità: difatti, Idoli non è troppo dissimile da altri film ambientati nel mondo delle corse o dello sport. Se ne può comunque apprezzare lo sforzo di individuare uno specifico tema, sebbene non tutto si lasci facilmente ricondurre ad una morale unitaria. Molta è l’insistenza sulla presunzione di Edu: nient’altro che il sintomo di una malcelata insicurezza, incline a farsi distrarre dalle provocazioni e a nascondere i propri errori attribuendone la colpa al mondo intero.

 

Un’impresa non così disperata

E a suo padre: anche se il nesso è appena suggerito, sembra questa l’origine di tutto il suo livido e superbo sdegno. Ciononostante la guerra tra Edu e Antonio è perlopiù latente e pare risolversi con relativa facilità: che il motociclista abbia come allenatore l’odiato padre non produce alcun vero ostacolo alla riuscita della loro impresa.

Altrettanto vale per il pronosticato attrito tra Antonio e la giovane Luna, con cui Edu intrattiene una relazione. Antonio pretende da Edu una dedizione esclusiva al campionato (avere una ragazza rischia solo di drenare concentrazione e disciplina): ma in fin dei conti la sua intransigenza provoca soltanto momentanee – e forse un po’ pretestuose – incomprensioni, peraltro mettendo a tema un fattore estraneo alla vera radice dell’astio del figlio verso il genitore.

E scarso è l’impatto (nel bene o nel male) che la presenza di Luna ha sull’impresa agonistica di Edu. Lo ha solo emblematicamente: di professione tatuatrice, Luna imprime col suo inchiostro un marchio sulla pelle di lui, come una dama – altro archetipo – poserebbe una spada sulla spalla del suo cavaliere. Ma al di là della profondità dichiarata o simboleggiata, i fatti non sembrano giustificare l’intensità del loro reciproco coinvolgimento: tra loro, tutto sembra sbocciare da una generica simpatia, da un semplice invaghimento.

 

Qual è la vera forza?

Troppo poco per una storia che vorrebbe far assaporare la febbricitante potenza (e la sofferenza) di una battaglia. I motori delle moto pulsano e rombano: la fiammante colonna sonora fa loro eco. I veicoli sfrecciano e ondeggiano lungo la pista: la regia ce ne fa assaporare la vertigine. A non tuonare – se non occasionalmente – è la storia stessa: storia che vorrebbe condurre Edu ad una fierezza più profonda dell’arroganza e del risentimento, ad una forza più autentica di un’esibita sicumera, di un’impotenza che cerca risposta in uno sfoggio di potere. I singoli passi del suo cammino sono perlopiù chiari, ma Idoli fatica a valorizzarne fino in fondo il riverbero.

Lo si dice quasi di sfuggita: si può gareggiare trainati dalla furia (verso qualcuno o verso il mondo intero), oppure poggiare la propria forza (e il proprio senno) sulla gratitudine nei confronti di chi ci sta accompagnando. Se la vita è una battaglia, si può combattere perché si ha di fronte qualcuno da odiare… o perché si ha alle spalle qualcuno da cui si è amati. Dei due motori, il secondo cavalca molto meglio.

 

Marco Maderna

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