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Il mio anno a Oxford


TITOLO ORIGINALE: My Oxford Year
REGISTA: Iain Morris
SCENEGGIATORE: Allison Burnett, Melissa Osborne
PAESE: USA
ANNO: 2025
DURATA: 113'
ATTORI: Sofia Carson, Corey Mylchreest, Dougray Scott, Catherine McCormack, Harry Trevaldwyn, Esmé Kingdom, Nikhil Parmar
SCENE SENSIBILI: nessuna
1 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 5

Anna De La Vega, brillante neodiplomata newyorkese, con già un posto assicurato alla Goldman Sachs, realizza il suo sogno di bambina: un anno sabbatico all’Università di Oxford immersa nello studio della letteratura vittoriana. La professoressa che deve tenere il suo corso viene sostituita dallo spocchioso dottorando Jamie Davenport, figlio di una famiglia altolocata e sciupafemmine impenitente. All’inizio sono scintille, ma presto fra i due nasce un’intesa che li porta a frequentarsi in modo sempre più esclusivo. Entrambi sanno che si può trattare di una relazione di breve durata, ma nonostante si dicano di volersi solo divertire si innamorano profondamente. È a questo punto che Anna scopre il grande segreto di Jamie: ha un tumore genetico che ha già ucciso suo fratello e, nonostante le pressioni del padre, non intende curarsi con terapie che considera un accanimento.

 

Non più di un buon compito nel solco di un genere collaudato

Tratto dall’omonimo romanzo di Julia Whelan, il film è una rom com senza grandi pretese, ma che si inserisce facilmente fra i più visti su Netflix perché ha tutti gli ingredienti per piacere al target di riferimento della piattaforma streaming. L’ambientazione vintage fra gli antichi college ocra del centro universitario di Oxford attorno alla celebre Bodleian Library, l’immersione in un mondo letterario – da Alfred Tennyson a Matthew Arnold, con un doveroso ricordo a Shelley, Tolkien e Wilde, passando per gli statunitensi Henry David Thoreau (Walden ovvero Vita nei boschi è il romanzo più citato) ed Edna St. Vincent Millay, senza escludere i più moderni Sylvia Plath e Philip Pullman; una storia d’amore tanto appassionata quanto minacciata da un imponderabile ostacolo, due interpreti belli e brillanti che hanno già riscosso successo individualmente. La storia ruota attorno a cliché collaudati che rendono facile la fruizione per chi non ha grandi aspettative. I due innamorati partono da punti di vista differenti. Anna ha già pianificato il suo futuro, è tutta volontà e determinazione, Jamie crede nell’attimo fuggente e nella opportunità di godersi il presente, in tutta la sua caotica immediatezza. Fra i due è la ragazza che subisce il cambiamento maggiore, venendo affascinata dalla passione di Jamie, che declina citando Emily Dickinson: “Per sempre è composto da molti adesso”. Inizialmente crede che quella del suo affascinante docente sia una morale improntata al godimento disimpegnato, ma poi scopre che è dettata dalla drammatica verità di saper di aver poco da vivere. A questo punto saltano le regole del gioco che li vedeva solo come amanti occasionali ed entrambi si rivelano desiderosi di vivere fino in fondo la relazione che li lega.

 

Un tema forte su un’esile trama

Jamie e Anna, l’Inghilterra e gli Usa, la passione e la razionalità, su questi contrasti si gioca la prima parte del film in cui la protagonista deve fare i conti con un mondo che non le appartiene anche se ne è affascinata. I libri preziosi della biblioteca in cerca di citazioni esaltanti, l’atmosfera dei pub, delle feste scolastiche e della goliardia accademica: quando Anna sembra essere entrata in questa nuova realtà le è chiesto di svolgere un difficile compito che non aveva previsto. Il padre di Jamie ha già perso un figlio e non vuole che succeda lo stesso con Jamie, ma questi non gli concede di disporre della sua vita e fra i due c’è incomunicabilità. La speranza del padre di Jamie che Anna lo convinca a sottoporsi alle cure per il suo tumore è il punto d’arrivo di un percorso che vede la protagonista sempre più coinvolta nella vita di Jamie da rinunciare al suo programmato ritorno in Usa per un lavoro di prestigio e rimanere al fianco del suo amato quanto più possibile.

Nella commedia prende il sopravvento la vena patetica senza, però, che il tema venga sviscerato in profondità. Quanto possiamo disporre della nostra stessa vita? La domanda viene piuttosto elusa dal finale romantico del film.

 

Giovanni Capetta

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