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L’agente segreto


TITOLO ORIGINALE: O agente segreto
REGISTA: Kleber Mendonça Filho
SCENEGGIATORE: Kleber Mendonça Filho
PAESE: Brasile, Francia, Paesi Bassi, Germania
ANNO: 2025
DURATA: 160'
ATTORI: Wagner Moura, Maria Fernanda Cândido, Robério Diogenes, Gabriel Leone, Roney Villela, Luciano Chirolli
SCENE SENSIBILI: violenza diffusa; alcune immagini cruente; scene a contenuto sessuale e di nudo; una sequenza horror; turpiloquio
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 Brasile, 1977. Dopo giorni di viaggio, il misterioso e guardingo Marcelo Alves raggiunge la città di Recife: trova ospitalità presso una certa Dona Sebastiana e si ricongiunge al piccolo figlio Fernando, che vive in casa dei nonni. Nel frattempo, si diffonde la notizia di una gamba umana ritrovata tra le fauci di uno squalo. E qualcuno nell’ombra muove le sue pedine per stringerle attorno a Marcelo…

 

La terra delle bizzarrie

Così viene definito il Brasile degli anni Settanta, all’epoca della dittatura militare (1964-1985): una terra che Marcelo attraversa con occhi increduli. L’agente segreto accompagna lo spettatore in un itinerario alla scoperta di un popolo che non cessa mai di offrire sconcertanti e surreali sorprese: dai cadaveri abbandonati per giorni e giorni lungo le strade, agli spensierati crimini di una polizia fuori controllo, fino alle stravaganze dei brasiliani stessi, perlopiù noncuranti dello sfacelo che li circonda.

La loro vita è un vivace e perpetuo carnevale: se non è il carnevale vero e proprio a neutralizzarli e a mantenerli serenamente distratti, sono altri proverbiali circenses, come i popolari schermi cinematografici. Tanta è la loro fame di spettacolo che perfino la stampa si riduce a spudorato intrattenimento, vendendo notizie identiche alle storie horror proiettate nelle sale.

Il viaggio di Marcelo non si svolge nei meandri del sistema politico-istituzionale brasiliano, il cui vertice militare non è neanche menzionato. Il regime è un mero fondale, di cui vengono mostrati solo alcune propaggini e canali di controllo. Ciò che interessa davvero L’agente segreto è il possibile rapporto di placida connivenza che un popolo può instaurare col proprio oppressore.

 

Tramandare una memoria

Ma mentre al cinema va di moda Lo squalo (1975), c’è chi tra gli squali nuota ogni giorno (e chi finisce in pasto a squali veri): ed è chiaro fin dal principio che lo sfuggente Marcelo fa parte di questa silenziosa minoranza. Il film ne svela i segreti gradualmente: per almeno metà della sua durata, L’agente segreto procede in forza di progressive rivelazioni. Contrariamente a quanto il titolo può far presagire, la sua trama non è un rocambolesco incalzare di fughe, duelli, congiure e stratagemmi, presenti solo in parte. La storia preferisce indugiare sul presagio di una minaccia incombente, oltre che sugli sguardi sgomenti o meditabondi di Marcelo di fronte al suo Brasile. E giunti al termine della visione, il titolo assume un significato tutto particolare.

Non solo, ma il racconto dedica alcune sequenze a due giovani ricercatrici dei giorni nostri, intente ad ascoltare registrazioni audio delle voci di Marcelo e delle persone a lui vicine, allo scopo di ricostruirne l’enigmatica vicenda. La preoccupazione fondamentale de L’agente segreto è quella di ripristinare e tramandare una memoria: non della dittatura in quanto tale, ma delle storie ancora ignote di quanti, contrariamente alla moltitudine, lo scontro col regime non hanno potuto (o voluto) evitarlo. Si tratta di una memoria così compromessa che persino i figli delle vittime di un tempo sanno poco o nulla dei propri genitori.

 

Com’è fatto un uomo vero?

Quella che per alcuni è (anche) una ricostruzione delle proprie origini, per tutti gli altri è l’occasione di scoprire modelli di uomini e donne da imitare: tuttavia, L’agente segreto omette di chiarire in che cosa Marcelo Alves sia da considerarsi una persona esemplare. Si afferma che il mero ascoltare la sua voce registrata è motivo di fascino; e tra quanti lo hanno conosciuto c’è chi garantisce che si tratta di un «vero uomo», un uomo d’onore. Onore che non viene mostrato: di lui ci son resi noti l’origine del suo attrito coi potenti e l’immeritata sofferenza che ne è derivata. Ma l’aver sofferto ingiustamente non è sinonimo di onore, di elevata statura umana.

Kleber Mendonça (regista e sceneggiatore) e Wagner Moura (attore protagonista) hanno dichiarato che L’agente segreto è un esplicito riferimento al Brasile del presente, la cui accesa rivalità di partito è dovuta anche ai conti in sospeso con l’epoca dittatoriale: nelle loro intenzioni, il film è dichiaratamente politico. Il che – forse involontariamente – potrebbe aver adombrato la domanda sottesa all’intera pellicola: che fattezze ha un uomo vero?

 

Marco Maderna

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