All’interno di Stanton Wood, un’antica proprietà in Cornovaglia, alcuni docenti hanno dato vita a una scuola per ragazzi con gravi problemi psicologici e comportamentali. La storia inizia quando i proprietari della tenuta informano gli insegnanti che hanno venduto la scuola e per questo, in pochi mesi, gli studenti dovranno andarsene. Steve, il preside, che ha donato anima e corpo a quei ragazzi, non si rassegna e, lottando tra burocrazia e fantasmi del suo passato, tenta ogni strada per tenere Stanton Wood aperta.
Liberamente ispirato al romanzo Shy di Max Porter – che firma anche la sceneggiatura del film – Steve propone un racconto di formazione dalle tinte scure. Il crudo realismo con cui vengono mostrati i comportamenti violenti dei giovani studenti di Stanton Wood e la fatica che Steve e gli altri docenti fanno per contenerli, risulta estremamente verosimile. Il dolore e la sofferenza permeano ogni minuto della pellicola, conducendo poi a un finale aperto, forse positivo, ma in cui si fatica a intravedere la speranza.
Periodicamente, il cinema e la tv propongono racconti di formazione – o più genericamente “mentorship movies” – ambientati nelle scuole in cui l’insegnante è un mentore per la crescita dello studente. Per citarne alcune: le fiction di Rai 1 Un Professore, Fuoriclasse, La Preside e l’indimenticabile sceneggiato Cuore di Comencini. Al cinema, fra moltissimi altri, L’attimo fuggente e Les Choristes. Rispetto a tutti questi, caratterizzati sì da vicende più o meno difficili, ma comunque sempre con risvolti positivi, Steve predilige la crudezza della realtà, distaccandosi così dai suoi “simili”. L’intento è forse provocatorio; non si vuol raccontare una buona storia che scaldi il cuore, ma si vuol suscitare nello spettatore un sentimento di critica verso un mondo che, di fronte ai gravi problemi sociali dei giovani, preferisce voltarsi e fingere che non esistano.
Cillian Murphy, già premio Oscar per l’interpretazione di Oppenheimer nell’omonimo film, indossa qui gli abiti di Steve, un preside che è anche professore ed educatore. Per quanto sia immediato il confronto con altri insegnanti del piccolo e del grande schermo, siamo ben lontani dai buoni prof. Keating, prof. Mathieu e maestro Perboni. Steve sostituisce il più consueto mentore senza macchia, con uno decisamente più umano e vulnerabile. Il protagonista non è cattivo, ma è un malato tra i malati: urla, ha scatti d’ira talvolta violenti, non riesce a fare i conti con gli errori di un passato ormai lontano, e soffoca l’ansia attaccandosi alla bottiglia. Il suo comportamento fa di lui il peggior nemico di se stesso: agli occhi dei colleghi, Steve dedica tutto se stesso ai ragazzi di Stanton Wood per non affrontare i propri demoni.
Ma sta forse qui, lo spunto più interessante del film: l’insegnante è contemporaneamente “salvatore” e “salvato”. I suoi difetti sono ciò che lo avvicina di più ai ragazzi; non insegna loro dall’alto di una cattedra, ma scende al loro livello. Riconosce, comprende e dà dignità alle emozioni, talvolta esplosive, dei giovani senza giudicarle e/o cercare subito una soluzione. Il senso di questo interessante personaggio diventa evidente nell’ultimo abbraccio con Shy, uno dei ragazzi. Steve è ubriaco da non riuscire a stare in piedi e Shy è distrutto dal dolore di una crisi. Come due carte da gioco, i due restano in piedi perché si sostengono l’un l’altro, esprimendo visivamente il messaggio che non è l’uno che salva l’altro, ma ci si salva insieme.
Riccardo Galeazzi
Tag: 3 stelle, Commedia, Drammatico