Emma Harwood e Charlie Thompson sono prossimi alle nozze. Ma alla vigilia del grande giorno, la loro serena relazione precipita all’improvviso. Tutta colpa di un imprudente gioco, svolto attorno ad un tavolo, assieme ad una coppia di amici: raccontare agli altri il peggior gesto mai compiuto in vita. Quando Emma confessa il suo macabro segreto, lo scherzo si tramuta in choc. Charlie sprofonda nel panico: sta forse per sposare un’insospettabile psicopatica?
The Drama è un film che lascia confusi: questo il probabile stato d’animo che colpirà più di uno. È senz’altro concepito per essere una grottesca (tragi)commedia: ma nel momento in cui si evidenzia l’indignata reazione collettiva allo sconcertante e disinvolto racconto di Emma, è la storia stessa ad azzerare ogni umorismo, trasformando la burla in un incubo. E per quanto goffa risulti la tormentosa paranoia che macera Charlie, per quanto alcune sequenze riescano a strappare qualche sorriso, tutto ciò fa seguito ad una rivelazione che il film stesso addita come serio motivo d’allarme.
Se – per ipotesi – si fosse insistito sull’apparente inverosimiglianza delle parole di Emma, sull’incredulo imbarazzo di Charlie e amici, la commedia avrebbe (forse) potuto funzionare. Ma The Drama racconta di un futuro marito intrappolato nell’angoscia di un matrimonio degno de Il sospetto (1941) di Alfred Hitchcock, tanto orrorifico quanto potrebbe esserlo Attrazione fatale (1987). Quella di Emma non è una semplice battutaccia fuori luogo. Peraltro, di gesti come il suo è disseminata la cronaca: un fenomeno tutt’altro che surreale, ma di risaputa e grave attualità. Ad essere surreale è soltanto la sua calma.
Se non bisogna fare di ogni cosa un dramma – questa la prima allusione del titolo –, il terrore di Charlie è tuttavia difficile da biasimare: la sua reazione dinanzi alla potenziale minaccia è senz’altro esitante e maldestra, ma niente affatto sproporzionata.
Da un lato, il suo indugiante ed eterno torcersi le mani tende a far ristagnare la storia; dall’altro, subentrano alcune aggrovigliate complicazioni (in parte artificiose e di dubbia efficacia comica), probabilmente escogitate per evidenziare la perniciosa valanga di effetti collaterali che un’eccessiva drammatizzazione può innescare. Anche se, in verità, non tutto quanto accade è conseguenza di quest’ultima.
Il film vuole affermare che nessuno è il proprio passato, gli errori commessi un tempo. Principio condivisibile, senonché uno scheletro nell’armadio come quello di Emma non può non suscitare scompiglio. Tant’è vero che, fin dalla prima sequenza, lo stesso The Drama dissemina dettagli che invitano a non fidarsi dell’apparenza: nulla è come sembra. E dopo aver insinuato il dubbio che la commedia romantica nasconda in realtà un thriller o una sorta di horror, chiedere al pubblico di ridere del povero Charlie è cosa che disorienta.
Nel suo stridente amalgama di registri e di riferimenti cinematografici di varia provenienza, The Drama afferma anche che il matrimonio è una performance: un «dramma», stavolta inteso come messinscena. Non soltanto una messinscena nei confronti del mondo, ma anche nello svilupparsi stesso della relazione.
Difatti, tutto ha avuto inizio con un approccio pianificato, un corteggiamento che può dirsi intriso di menzogna fin dall’origine: sia perché simile ad una vera e propria interpretazione attoriale, sia perché, senza l’ausilio di qualche bugia, Charlie non avrebbe saputo come conquistarsi l’interesse di Emma.
Sembra dunque che l’assenza di trasparenza o di sincerità completa sia connaturata alla vita di coppia: viceversa, quest’ultima crollerebbe. Forse non prenderebbe neppure avvio. All’arte performativa si riconosce sia la facoltà di attivare l’inizio di una vita assieme, sia quella di garantire la possibilità di ripartire ad ogni istante, di risolvere eventuali crisi. Un potere benefico che tuttavia somiglia al fingere che nulla sia mai successo, più che ad un terapeutico dar voce a quanto i partner potrebbero non essersi mai detti.
Forse The Drama vuole sostenere che esistono una finzione cattiva – funzionale alle convenzioni sociali – ed una finzione buona, senza la quale la prima scintilla di una relazione sarebbe improducibile, il suo successivo svolgimento impossibile da sostenere. Funziona anche in caso di coniuge psicopatico?
Marco Maderna
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