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Tornare a vincere


TITOLO ORIGINALE: The Way Back
REGISTA: Gavin O’Connor
SCENEGGIATORE: Brad Ingelsby
PAESE: Usa
ANNO: 2019
DURATA: 108'
ATTORI: Ben Affleck, Al Madrigal, Janina Gavankar
SCENE SENSIBILI: linguaggio a volte volgare
1 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 5

Jack Cunningham è stato una promessa del basket, ma oggi si divide tra un lavoro nei cantieri e serate sempre uguali a ubriacarsi al bar, nonostante i tentativi della sua famiglia di tirarlo fuori dalla sua quieta disperazione. Poi un giorno la sua vecchia scuola gi chiede di fare l’allenatore della squadra di basket e questo è per Jack l’inizio di un lungo e accidentato percorso di rinascita…

Una storia realistica di dolore e redenzione

Gavin O’Connor aveva già diretto qualche anno fa Ben Affleck nel curioso The Accountant, storia di un autistico dalle straordinarie capacità matematiche che lavora al lavaggio di denaro sporco per le organizzazioni criminali, dove la scarsa espressività talvolta rimproverata all’attore giocava paradossalmente a suo favore in una vicenda estrema; ma soprattutto qualche anno fa aveva dato buona prova in Warrior, altra storia di sportivi abbattuti dalla vita e bisognosi di riscatto.
Qui si applica in una parabola che è quasi un classico della cinematografia americana: gli outsider che grazie alla guida di un improbabile mentore riesco a raggiungere risultati incredibili. Uno schema collaudato di cui per molti versi anche Tornare a vincere ripercorre i passaggi fedelmente, anche se il film si focalizza molto di più su Jack e sul suo faticoso e talvolta contraddittorio percorso, senza lasciarsi andare a drammatizzazioni o spettacolarizzazioni irrealistiche o a inspiegabili cambiamenti.

Quando il contesto agonistico diventa il campo per la maturazione personale

Sceglie invece la via di un realismo a volte estremamente doloroso, quando segue Jack nella sua giornata, ritmata da molte birre e dai superalcolici nascosti nella tazza del caffè, e da un desiderio di autodistruzione tanto più tragico quanto meno si esprime in gesti plateali.
L’origine di questo dolore è complessa, un misto di rapporti mai risolti e di circostanze drammatiche ineludibili, e il film li lascia emergere a poco a poco facendocene valutare la profondità solo alla fine.
Il rapporto educativo che Jack instaura con i ragazzi, pur pieno di contraddizioni (li rimprovera per le parolacce come da regolamento della scuola e poi è il primo a lasciarsi andare in campo e fuori), diventa un elemento di maturazione sia per loro che per lui, e l’ambito scolastico, fondato su un esplicito richiamo alla fede religiosa, fa sì che il contesto agonistico diventi anche il campo di misurazione di una più ampia crescita personale.
Il film si regge sull’interpretazione più che sentita di Ben Affleck (che nella vita reale ha avuto problemi con l’alcol non molto diversi dal suo protagonista e ha vissuto altrettante cadute e rinascite professionali) attorniato da comprimari poco conosciuti ma efficaci, che danno al contesto un tono di realismo che non guasta.
Lo stesso realismo con cui O’Connor gira le molte partite e gli allenamenti della squadra, senza cedere a una celebrazione hollywoodiana dell’atletismo, ma con la cura e l’attenzione che permettono di far emergere con piccoli tocchi i vari elementi della squadra, dal giovane talentuoso ma privo di autostima, al rubacuori che cambia una ragazza a partita, fino al ritardatario bisognoso di disciplina.

Ammettere le proprie debolezze per vedere uno spiraglio di luce

La strada verso la redenzione è un ritorno non facile verso sé stessi (il titolo originale del film è per l’appunto “the way back”), e quello di Jack è costellato di ricadute più o meno gravi finché anche lui non dovrà ripartire dall’ammissione della propria debolezza e impotenza per intravedere uno spiraglio di luce. Il finale, coerentemente con le premesse, è aperto, non risolutivo, ma nemmeno privo di speranza e dà a questa parabola sportiva il sapore dolce amaro della vita vera piuttosto che della trita parabola hollywoodiana.

Scegliere un film 2020

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