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Apollo 11

Apollo 11


TITOLO ORIGINALE: Apollo 11
REGISTA: Tod Douglas
SCENEGGIATORE: /
PAESE: Usa
ANNO: 2019
DURATA: 93'
ATTORI: /
SCENE SENSIBILI: nessuna
1 vote, average: 5,00 out of 51 vote, average: 5,00 out of 51 vote, average: 5,00 out of 51 vote, average: 5,00 out of 51 vote, average: 5,00 out of 5

È il luglio del 1969, e il primo equipaggio americano si prepara a partire per la prima missione che porterà l’uomo sulla luna. I filmati originali della Nasa ricostruiscono nel dettaglio la storica missione dell’Apollo 11 .

I filmati “perduti” NASA dell’Apollo 11

In questi anni in cui la corsa verso lo spazio sembra aver preso nuovamente vigore, si presenta come un ideale contrappunto allo splendido quanto sottovalutato First Man di Damian Chazelle uscito un anno prima questo documentario che, a cinquanta anni di distanza e utilizzando materiale filmato dalla Nasa e poi inspiegabilmente messo da parte, offre un ritratto vividissimo della missione spaziale che cambiò per sempre il modo in cui vediamo il cielo.
Una missione che si identifica, come è ovvio, con i volti e le voci dei suoi tre protagonisti principali, gli astronauti Armstrong, Aldrin e Collins, ma che fu anche una straordinaria opera collettiva: “just a lot of people doing the best they could”, come dice la canzone di John Stewart che gli astronauti ascoltano su un registratore al rientro della missione.

Le voci di Armstrong, Aldrin e Collins raccontano la loro storia

I filmati d’archivio sono scanditi dallo scorrere dei giorni e delle ore della missione, con i loro riti (il buon giorno e la buonanotte, i controlli dello stato di salute), e ci riportano il passato vicinissimo, reale e nello stesso tempo fantascientifico; il colore e il formato 70 mm li fanno assomigliare ai film d’epoca e i volti sorridenti li avvicinano a certi filmini di famiglia del tempo che fu.
L’enorme quantità di materiale è stata montata con intelligenza e amore dal regista Tod Douglas Miller, sono le voci dei protagonisti stessi del passato a portarci la loro storia, mentre a rendere chiare le varie fasi della missione sono sufficienti pochi sintetici intermezzi grafici in stile vintage.
Solo un anno prima di quella storica missione, nel 1968, Stanley Kubrick aveva incantato le platee di tutto il mondo con le fantascientifiche atmosfere di 2001 Odissea nello spazio (nasce forse da lì l’inscalfibile quanto illogico mito del falso allunaggio, su cui questo documentario dovrebbe mettere per sempre la parola fine) e forse per questo fa ancora più impressione vedere le espressioni determinate e sorridenti di quei tre uomini che si preparano ad affrontare il viaggio più lungo mai compiuto dall’uomo in una navetta angusta che sembra fragile come una scatoletta.
L’imprevisto è dietro l’angolo, dalla valvola che perde fino a pochi minuti prima della partenza, alle spie che si accendono durante la discesa sulla Luna, eppure tutto va, un po’ miracolosamente, per il verso giusto (non sarà sempre così, come ha raccontato venticinque anni fa Apollo 13).

Alla ricerca dell’ignoto

Il senso di essere parte di qualcosa di più grande, di cambiare per sempre lo sguardo dell’uomo sulla natura e su di sé è la nota di fondo delle azioni e dei discorsi di chi allora fece la storia, accompagnata da una certosina attenzione ai dettagli, con i controlli ripetuti, le squadre che si danno il cambio a seguire ogni fase della missione.
Il discorso di J.F. Kennedy, che solo otto anni prima di quel lancio aveva inaugurato l’avventura spaziale americana, appartiene a una politica con un respiro molto diverso da quello attuale, eppure non si tratta di semplice retorica. E se certo anche la corsa verso lo spazio fu parte della Guerra Fredda, si sente qui palpitare l’emozione dell’uomo che si lancia verso l’ignoto anche per un bisogno insopprimibile che lo accompagna fin dai suoi albori, quando l’ignoto era forse una collina più in là oltre il proprio villaggio.
In questa atmosfera sospesa, in cui non solo l’America, ma tutta l’umanità per un momento sembra respirare insieme, davvero si può credere che l’Apollo porti con sé, sulla Luna e ritorno, non solo il desiderio di conoscenza ma anche il senso di essere parte di un’unica famiglia fatta per qualcosa di più grande, un richiamo verso l’ignoto e il mistero che rende tutti fratelli.

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