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Joker

Joker


TITOLO ORIGINALE: Joker
REGISTA: Tood Phillips
SCENEGGIATORE: Scott Silver e Todd Phillips
PAESE: Usa
ANNO: 2019
DURATA: 123'
ATTORI: Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz, Frances Conroy
SCENE SENSIBILI: scene di tensione psicologica e di violenza, anche efferata
1 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 5

Nella Gotham City del 1981 Arthur Fleck è un uomo disadattato, affetto da disturbi psichici, che si applica per diventare cabarettista e intanto sbarca il lunario sbrigando lavoretti per una scalcagnata agenzia di artisti – sempre vestito da clown – in strada come “uomo-sandwich” o nei reparti pediatrici degli ospedali. Il suo sogno è diventare famoso, magari passando per il seguitissimo show di Murray Franklin (Robert De Niro), appuntamento fisso delle serate passate insieme alla madre davanti alla tv. Arthur cerca di tenere a bada la propria instabilità con i farmaci e la psicoterapia, ma la società che lo circonda – via via sempre più cinica e violenta, in particolare con chi è diverso – a un certo punto diventa per lui talmente invivibile da condurlo a cambiare per sempre la sua vita e il suo destino.

Le origini del più grande villain della DC

Acclamato dalla critica, premiato dal pubblico, vincitore del Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia e di due premi Oscar (per l’attore protagonista e la colonna sonora), Joker è il film che indaga sulle origini di uno dei cattivi più famosi della storia dei fumetti, la storica nemesi di Batman. Senza punti di contatto con le precedenti saghe dedicate all’uomo pipistrello, questo Joker si rifà espressamente al cinema della New Hollywood degli anni Settanta e in particolare ai crudeli Taxi Driver (1976) e Re per una notte (1983), entrambi di Martin Scorsese, di cui riprende temi, atmosfere cupe e quel clima di diffusa paranoia che all’epoca si doveva alla “convalescenza” successiva alla Guerra del Vietman e allo Scandalo Watergate. Oggi quelle stesse atmosfere sembrano quasi chiedere una catastrofe imminente per sfogare le inquietudini di una società che (a furia di definirsi con suffisso “post”) ha perso ogni riferimento e ogni identità e sembra solo aspettare la fine.

Le “ragioni” dei violenti

Joker piace ai cinefili soprattutto perché sigla il definitivo ingresso della mitologia dei fumetti nel cinema d’autore, quello violentissimo e vietato ai minori di 14 anni che fa uscire dal cinema meno felici di quando si è entrati. Più efficace come affresco sulla follia che sul male (sul tema siamo ancora una spanna sotto Il cavaliere oscuro, una delle precedenti letture del mito di Batman), questo Joker esplora le “ragioni” dei violenti, fino quasi a prenderne le parti, portando lo spettatore a vedere cosa succede a un uomo disturbato mentalmente quando gli si tolgono anche i pochi paletti che lo sostenevano. La sceneggiatura ha nel mirino il cinismo dei mezzi di comunicazione, l’arroganza degli yuppies edonisti, la politica che taglia i fondi alla sanità (aumentando il divario tra i prìncipi e i paria) e la freddezza di chi, pur possedendo un senso dell’ordine e della giustizia sociale, è incapace di empatia con gli ultimi. Arthur Fleck, alla fine, diventa il malvagio Joker perché privo di radici, di qualcosa in cui credere e sperare, che ottiene al massimo severi sguardi paternalisti lì dove necessiterebbe di un abbraccio benedicente. Una storia di “dannazione”, quindi, non priva di ambiguità più che sottili (se muore un uomo è colpa di chi ha premuto il grilletto o solo dell’esistenza della pistola?) in cui i grandi assenti sono il bene e il libero arbitrio. Alla fine Arthur assume quasi la valenza di un eroe, come se fosse “costretto” a diventare Joker, analogamente a Bruce Wayne chiamato a diventare Batman (lo vediamo qui bambino, unica vittima innocente in un plot in cui sono tutti colpevoli). Joker e Batman come due facce della stessa medaglia, entrambi “figli” della stessa società ingiusta che ha l’aspetto di un caos primordiale a cui mancano sia un principio ordinatore sia uno spiraglio di luce.

Scegliere un film 2020

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