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The Report

The Report


TITOLO ORIGINALE: The Report
REGISTA: Scott Z. Burns
SCENEGGIATORE: Scott Z. Burns
PAESE: Usa
ANNO: 2019
DURATA: 119'
ATTORI: Adam Driver, Annette Bening, Jon Hamm, Michael C. Hall, Matthew Rhys, Maura Tierney, Jennifer Morrison
SCENE SENSIBILI: numerose scene di tortura e violenza
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Daniel J. Jones, con un’esperienza all’antiterrorismo nell’FBI, viene incaricato dalla senatrice Feinstein, della commissione sui servizi, di effettuare un rapporto sul programma di detenzione e interrogatorio della CIA creato all’indomani dell’11 settembre e accusato di enormi abusi. In anni e anni di indagine meticolosa, ostacolata dalla burocrazia e da chi preferirebbe che tutto restasse nascosto, Daniel porta alla luce non solo una serie impressionante di abusi, ma anche numerosi tentativi di insabbiamento. Il suo rapporto, imbarazzante non solo per l’Agenzia ma anche per uomini politici di ogni parte, rischia però di non vedere mai la luce…

L’orrore degli interrogatori CIA post 11 settembre

Nel solco del cinema americano di denuncia, il film di Scott Z. Burns costruisce un thriller (anche se a dire il vero la tensione dopo un po’ latita) raccontando il faticoso percorso di denuncia degli abusi compiuti dalla Cia nel famigerato programma di interrogatori dei sospetti terroristi all’indomani dell’11 settembre. Ostacolato dalla burocrazia e dalle prevedibili resistenze dell’Agenzia, ma anche dalle indecisioni della politica (bipartisan) l’idealista Daniel vacilla raramente. Del resto non sembra avere molto da perdere: non ha una vita al di fuori del lavoro che finisce per assorbirlo sempre di più.
Quello che scopre è stato già in parte raccontato in altri film, ma qui Burns punta il dito non solo sugli orrori degli interrogatori (che intravediamo ripetutamente anche se va detto che le vittime rischiano di rimanere “anonime”, come un numero in un conteggio generico), ma sull’inutilità del programma stesso, che non ha nemmeno la discutibile difesa del fine che giustifica i mezzi. Tra consulenti ottusi o spregiudicati e agenti della Cia ostinati quanto poco intelligenti, emerge qua e là qualche individuo con una coscienza, ma sono personaggi che nell’economia del racconto trovano poco spazio.

Una doverosa denuncia che manca però di calore umano

A dominare la scena è Daniel con la sua testarda determinazione che deve farsi strada tra le rigidità e i compromessi della politica americana (nemmeno il governo Obama, seppur con “buone” ragioni, è molto propenso a divulgare i risultati della sua ricerca) e quello che doveva essere l’incarico di un anno si trasforma in un lavoro di ricostruzione infinito. Tentato di prendere la scorciatoia che passa per la denuncia a mezzo stampa, Daniel tiene duro fino alla fine.
La ricostruzione è molto accurata, Adam Driver come sempre convincente (così come lo sono Annette Bening e Jon Hamm nei panni dei due politici più presenti), ma al film manca un po’ di calore e così alla lunga la reiterazione di denunce e contromosse rischia di diventare un po’ noiosa.
La pellicola è quindi un lavoro di doverosa denuncia, a cui forse avrebbe giovato non tanto qualche ulteriore “invenzione” drammaturgica, quanto la scelta di dare qualche sfumatura in più agli antagonisti così come un po’ più di spazio ai dilemmi di Daniel e ai personaggi con cui condivide il lavoro di ricerca, che invece restano di fatto quasi delle comparse necessarie ai dialoghi che raccontino i fatti.

Scegliere un film 2020

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