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La ragazza più fortunata del mondo


TITOLO ORIGINALE: Luckiest Girl Alive
REGISTA: Mike Barker
SCENEGGIATORE: Jessica Knoll
PAESE: USA
ANNO: 2022
DURATA: 115'
ATTORI: Mila Kunis, Chiara Aurelia e Finn Wittrock
SCENE SENSIBILI: diverse scene di violenza (stupro e sparatorie tra ragazzini); il film è indicato come vietato ai minori di 18 anni
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Tiffany (nel romanzo da cui è tratto il film era scritto TifAni) Fanelli è la ragazza più fortunata del mondo: è bella, gode di una brillante carriera come giornalista a New York ed è la promessa sposa di un top manager dell’alta finanza. La sua è una vita molto glamour, quella che ha sempre desiderato dai tempi del college, spinta da un insaziabile desiderio di riscatto sociale: “C’era una cosa che avevano tutti, tranne me, il pedigree…”
Il matrimonio è alle porte, l’approdo al New York Times, anche, cosa si potrebbe desiderare di più? Le cose per Tiffany si complicano quando sulla scena compare un regista che vuole fare luce su una tragica sparatoria avvenuta ai tempi del liceo, proprio nella sua scuola. È giunto il momento per Tifany, alias Ani, di fare i conti con il suo passato, pesante come un macigno e difficile da dimenticare…

Il mondo in cui ha scelto di vivere Ani Fanelli è cinico e competitivo e lei si è costruita una corazza forte abbastanza per poterci stare bene, sempre attenta a compiacere le persone che contano. A La bibbia delle donne, la rivista per cui lavora, si occupa della rubrica dedicata al sesso, cioè, per dirla con le parole della sua capo redattrice, di argomenti “sconci che tengono accesi i riflettori”. Ma le va bene così, se questa è la strada per arrivare più lontano; sta per sposare l’uomo “giusto”, per spuntare un’altra casella della sua vita patinata.
E nulla è cambiato dai tempi del liceo, quando una Tiffany piccola e cicciottella, con lo sguardo sempre basso e quella sensazione di non sentirsi mai all’altezza si aggirava tra i suoi compagni del college. Cresciuta con una mamma (evidentemente single) dalla presenza ingombrante e ossessionata dalla scalata sociale di sua figlia, Tiffany ha finito per odiare le sue origini, tanto quanto il suo passato: sono lontani i tempi del college, ora si fa chiamare Ani e non fa che ostentare con studiata eleganza il suo nuovo status di donna affermata e ricca. Perché solo se sei una donna ricca, sei rispettabile.

L’apparenza inganna…

È evidente che quella di Ani Fanelli è una vita solo in apparenza felice.
Cosa si nasconde dietro a questa donna tanto forte, quanto fragile? Il passato viene svelato poco a poco attraverso un alternarsi di flashback ben dosati e una regia che tiene alto il ritmo. I ricordi riaffiorano come un’ossessione nella vita della protagonista: mentre sceglie la lista nozze con il suo fidanzato, quando è in palestra o mentre cerca di dominare un attacco di panico in metropolitana… È chiaro sin da subito che in quella esistenza scintillante c’è più di una crepa e ciò che tiene incollati è capire esattamente cosa è, cioè, se Tiffany sia una vittima o una responsabile degli eventi di quella tragica notte. A tal fine, si utilizza anche la tecnica della voce interiore che svela i pensieri di Ani – ovviamente caustici – mentre si relaziona con gli altri: l’effetto è talvolta ridondante e il risultato complessivo è più vicino a un cliché che a un personaggio con una sua specifica umanità. Sarà per questo che, nonostante il suo dramma (Tiffany ha subito una violenza da parte di alcuni compagni del college, è questa la sua ferita) si fa fatica a empatizzare con Ani: è fin troppo controllata, fin troppo concentrata su se stessa, ha un solo breve cedimento sul finale della storia, ma nemmeno tanto credibile.

… anche al botteghino!

La ragazza più fortunata del mondo è balzato, nei giorni in cui è uscito, al primo posto della classifica dei più visti di Netflix (anche l’omonimo romanzo cui il film si ispira è stato un successo da oltre un milione di copie vendute), eppure non convince del tutto. Il film diretto da Mike Barker, infatti, vuole indagare una tematica delicata, come quella della violenza sulle donne. Ma questa storia parla anche di bullismo, di differenze sociali, dell’uso delle armi, di adolescenti soli… un complesso mondo di fragilità emotive da maneggiare con cura. Il risultato è un film intenso, ma che non scuote come dovrebbe o almeno non cerca di individuare qualche ipotesi di risposta.

Francesca di Maio

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