Normal è una cittadina del Minnesota, dove la vita scorre tranquille e non sembra poter accadere nulla di male. Quando però lo sceriffo locale viene trovato morto congelato in seguito ad una battuta di pesca, fuori, nel rigido freddo invernale, arriva per sostituirlo Ulysses, un poliziotto indulgente e ragionevole che dovrà assumere l’incarico solo per otto settimane, in attesa del nuovo sceriffo. Indagando però su quella strana morte, il capo della polizia pro tempore inizia a sospettare che la calma e la pace della ridente cittadina siano solo apparenti e che la comunità dei residenti nasconda qualche oscuro segreto. Una sciagurata rapina in banca finita male, messa in atto da due maldestri criminali, innesca una serie di eventi che porta a galla una inquietante verità.
L’immaginaria località del Minnesota in cui è ambientata la vicenda e che dà il nome anche al film, un posto sperduto in mezzo ad una sterminata pianura ammantata di bianco, ricorda tanto la Fargo dell’omonimo film e della serie tv, che proprio in queste zone sono stati girati (anche se in realtà la città di Fargo esiste davvero ed è in Nord Dakota). Non è un caso, evidentemente, perché anche il tono della narrazione da commedia rigorosamente black e anche alcuni elementi della trama strizzano l’occhio ai fan dei Coen, a cominciare dal protagonista la cui candida fiducia nell’umanità ricorda tanto quella del suo alter ego femminile al centro della trama del film cult del 1996 (interpretata da Frances McDormand).
L’idilliaca situazione iniziale non lascia presagire nulla di brutto e anche le insolite circostanze della morte dello sceriffo in carica, incidente scatenante della storia, sembrano un fatto accessorio, corollario pleonastico di una narrazione che sembra andare nella direzione di una commedia leggera. Attorno al personaggio di Bob Odenkirk (autore anche del soggetto insieme allo sceneggiatore della saga di John Wick e di Io sono Nessuno, altro film con Odenkirk) in questo mondo incantato e fuori dal tempo di una provincia estrema, si aggirano infatti una serie di personaggi apparentemente allegri e spensierati, comicamente maldestri e cortesi fino al grottesco.
L’affettazione e la calma iniziali però si rivelano ben presto una maschera ipocrita perché poi in modo assurdo, iniziano a spuntare armi, armi e ancora armi. Armi dappertutto quindi finché all’improvviso, durante una rapina in banca, il registro cambia, il tono del racconto si fa pulp, drammaticamente ma anche comicamente splatter, e la violenza esplode scatenando pirotecniche sparatorie nella tormenta, esplosioni in sequenza e coreografici combattimenti corpo a corpo.
Per non farsi mancare nulla, manco fossimo in Kill Bill parte 3, negli snodi principali della trama è coinvolta anche la Yakuza, terribile e spietata mafia giapponese (ma non è spoiler perché fin dalle primissime scene si anticipa la minaccia, seppur lontana, che incombe sulla pace di Normal) che a quanto pare ha scelto un posto tranquillo per i propri loschi traffici, e poi anche per tocchi surreali come un orecchio mozzato (altro riferimento a Tarantino) e un alce misterioso che si palesa di tanto in tanto come un fantasma o forse uno spirito della natura. Tutti elementi questi di grande impatto visivo e sensazionalistico, e forse anche a livello simbolico, ma non di immediata comprensibilità.
Al di là della cura per questi aspetti registici e la coinvolgente tensione costruita a partire dalla sceneggiatura, per tutto il film regna il nonsense, e la violenza sfrenata la fa da padrona. Davvero troppo brutale per poterlo consigliare, eccetto che agli appassionati del genere.
Gabriele Cheli
Tag: 2 Stelle, Azione, Commedia, Thriller