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L’isola dei ricordi


TITOLO ORIGINALE: Forgotten Island
REGISTA: Joel Crawford e Januel Mercado
SCENEGGIATORE: Joel Crawford e Januel Mercado
PAESE: USA
ANNO: 2026
DURATA: 109'
ATTORI: le voci originali di Liza Soberano, H.E.R., Lea Salonga e Janny Slate
SCENE SENSIBILI: scene paurose
1 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 5

Nelle Filippine degli anni ’90, Jo e Raissa sono amiche del cuore fin dai tempi della scuola e sono cresciute insieme ascoltando le storie sul fantastico mondo di Nakali, l’isola dimenticata, che la nonna di Jo, Lola Fatima, era solita raccontargli. Passano gli anni e le strade delle due ragazze stanno per dividersi: Raissa infatti una volta finite le scuole superiori vuole andare a studiare in America. Una sera durante una festa in spiaggia le due trovano casualmente in riva al mare un Dollaro di Sabbia, una pietra magica che apre un varco inter-dimensionale proprio per Nakali, su cui le due hanno fantasticato, giocando, fin da piccole. Le amiche vengono risucchiate quindi dal portale, ma una volta arrivate in quel mondo magico pieno di creature straordinarie, si risvegliano con addosso i segni di una notte di follie e divertimenti di cui però non ricordano assolutamente nulla. Come se non bastasse, non c’è nessuna traccia della pietra che ha aperto il varco spazio-temporale. Dovranno seguire gli strani indizi che hanno sul corpo per ricostruire gli eccezionali eventi notturni e, di conseguenza, ritrovare la strada di casa…

 

Chi più ne ha più ne metta

La casa di produzione di questo coloratissimo lungometraggio di animazione è la Dreamworks – la stessa che ha realizzato Shrek e Kung Fu Panda – storicamente il principale concorrente della Pixar nel campo dell’animazione a cui di certo ha dimostrato negli anni di poter tenere testa in quanto a qualità, sfornando tanti film divertenti e brillanti, in grado di ottenere il gradimento sia di grandi che piccini, con grandi storie e comicità a palate.

Gli elementi vincenti ci sono anche in questo film, e non si può di certo dire che sia mal fatto sotto alcun punto di vista (a cominciare da quello visivo che è a tratti sbalorditivo anche per la cura dei dettagli e la costruzione delle numerose scene action) ma il risultato questa volta è a parere di chi scrive un po’ sotto le aspettative, paradossalmente per lo stesso motivo per cui molti forse lo apprezzeranno, ovvero la strabordante ricchezza narrativa e visiva.

La regia infatti infarcisce la narrazione di effetti scoppiettanti e riferimenti stilistici da fumetto anime, il ritmo del montaggio si fa spesso frenetico, così come quello dei dialoghi che definire incalzanti è un eufemismo. Per quanto riguarda i contenuti invece, personaggi e creature si moltiplicano rapidamente e la trama a tratti si fa caotica mentre la sceneggiatura attinge a varie tradizioni popolari filippine (luogo di ambientazione della storia) rileggendo in chiave moderna alcune figure del folklore locale per creare uno scenario narrativo ricco, evocativo e visivamente magniloquente.

 

Alice al quadrato

Il folklore del popoloso Paese del sudest asiatico non è però l’unico ambito culturale che viene saccheggiato perché nello sviluppo della trama non è difficile riconoscere alcuni (anche questo un eufemismo) riferimenti cinematografici, più o meno recenti, sia per quanto riguarda la trama sia per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi. Assomiglia ad un sacco di cose quindi questo vulcanico lungometraggio, con l’ambientazione anni ’90 a suggellare la scelta di creare un prodotto che volutamente fa della citazione e del déja vu uno dei suoi punti di forza. Volendo elencarli, la lista in effetti è lunghina a cominciare da Alice nel paese delle meraviglie per arrivare a L’isola che non c’è, passando da Coco, Oceania, Il signore degli anelli e anche Una notte da leoni, solo per citarne alcuni, lasciando comunque al lettore la sfida di trovarne altri.

Non proprio il massimo dell’originalità forse, e in certi momenti viene da pensarlo, ma ad ogni modo il risultato è intrattenimento puro, con però anche un cuore tematico interessante, il cui fulcro è una riflessione sul vero senso dell’amicizia (possesso vs libertà) in relazione alla memoria, che è strettamente collegata alla nostra identità e anche alle nostre relazioni.

 

Gabriele Cheli

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