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Alien: Covenant


TITOLO ORIGINALE: Alien: Covenant
REGISTA: Ridley Scott
SCENEGGIATORE: Dante Harper e John Logan
PAESE: Usa
ANNO: 2017
DURATA: 121'
ATTORI: Michael Fassbender, Katherine Waterston, Billy Crudup, Danny McBride.
SCENE SENSIBILI: scene di tensione, orrore e splatter, cenni di turpiloquio, una scena sensuale.
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L’equipaggio dell’astronave Covenant sta solcando lo spazio profondo per raggiungere Origae 6, un lontano pianeta da colonizzare. In stiva ci sono duemila esseri umani ibernati e una miriade di embrioni, che dovranno porre le basi per un nuovo rilancio della specie umana lontano dal nostro mondo. Sette anni – tanti ce ne vogliono per raggiungere la “terra promessa” – sono un periodo lungo, sia pure da trascorrere quasi tutti in sonno criogenico. Nonostante su tale sonno vigilino l’intelligenza artificiale dell’astronave (chiamata “Mother”) e il sussiegoso androide Walter, gli esploratori stellari non muoiono dalla voglia di tornare a dormire nelle capsule, da quando uno di loro vi ha già perso la vita per le conseguenze di un incidente. Il capitano della spedizione, che ha già qualche problema di autostima e autorevolezza, decide allora di ignorare il protocollo e unirsi alla maggioranza della sua squadra, propensa a seguire un segnale radio di chiara matrice umana proveniente da un pianeta molto più vicino. Nonostante il disaccordo del secondo ufficiale, la malinconica vedova Daniels, la Covenant traccia una nuova rotta.

Il ritorno ad Alien di Ridley Scott

Alien: Covenant è ambientato dieci anni dopo i fatti di Prometheus (2012), con cui Ridley Scott, regista del capofila Alien (1979), aveva deciso di riprendere in mano l’universo narrativo cui aveva dato forma per primo (e che nel frattempo era stato reinterpretato da altri autori, ognuno con il suo approccio e la sua visione) ed espanderlo, costruendo man mano una vasta mitologia che fosse coerente da un punto di vista drammaturgico e stilistico.

Una ricerca dell’ignoto senza mistero e prevedibile

La sceneggiatura abbandona definitivamente gli intrighi economico-militari dei primi episodi della saga (l’idea di usare i mostri come armi biologiche non convenzionali) e si spinge sempre di più, seguendo proprio la scia di Prometheus, sul sentiero filosofico. Se quel film si concludeva con il duo di protagonisti lanciati nello spazio alla ricerca dei creatori del genere umano, Covenant si concentra sulle possibilità stesse – da parte dell’uomo e delle intelligenze artificiali da lui concepite – di intervenire sulla natura per giungere, esperimento dopo esperimento, a risultati sempre più complessi e perfetti, in cui alla fine la natura e la tecnica, progressivamente più “evolute”, possono anche fare a meno dell’uomo stesso.
Nonostante le ambizioni, al film manca totalmente l’alone misterioso e quel rabbrividente senso dell’ignoto che faceva del primo Alien un vero capolavoro. Scott ci mette tutta la professionalità di cui è capace e la macchina spettacolare non è priva di efficacia e solidità. La pista narrativa, però, è stata battuta troppo a lungo per non essere ormai largamente prevedibile. Neanche l’orribile alieno fa più paura e perfino le scene splatter, per quanto raccapriccianti, possono essere facilmente intuite e anticipate per tempo da uno spettatore che non sia proprio alle primissime armi.

Un autocelebrazione del male umano

Ricercate citazioni artistiche e letterarie, ammannite a profusione, dovrebbero conferire al film una certa eleganza, così come i dialoghi altisonanti sulla grandezza e la caduta di cui l’uomo è capace. Eppure s’insinua il dubbio che tutti i discorsi sulla creazione del mondo e il continuo interrogare gli astri e la storia dell’ingegno umano alla ricerca di una scintilla divina, si concludano in un paganeggiante inno al nichilismo, in cui a essere celebrato è proprio il male, capace continuamente di mutare forma, rigenerarsi e trovare sempre nuove strade per “infettare” la realtà.

Raffaele Chiarulli

 

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