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Anaconda


TITOLO ORIGINALE: Anaconda
REGISTA: Tom Gormican
SCENEGGIATORE: Tom Gormican e Kevin Etten
PAESE: USA
ANNO: 2025
DURATA: 99'
ATTORI: Jack Black, Paul Rudd, Steve Zahn e Thandiwe Newton
SCENE SENSIBILI: numerose scene di tensione, linguaggio volgare.
1 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 5

Doug e Ronald sono due amici di vecchia data con la passione per il cinema (da piccoli infatti si divertivano a girare improbabili film amatoriali tra amici). Gli anni sono passati ma nessuno dei due ha smesso di sognare: il primo realizza video di matrimoni per la casa di produzione di famiglia (ma con il piglio di un regista hollywoodiano), mentre il secondo è un attore di serie tv, che però è appena stato tagliato da un’importante produzione. La grande occasione per entrambi pare presentarsi però quando Ronald riesce ad ottenere per vie traverse i diritti di Anaconda, un popolarissimo film degli anni 90, convincendo l’amico regista a realizzarne un reboot. Con gli stessi compagni con cui giocavano da ragazzi, decidono di partire per il Rio delle Amazzoni, in Brasile, per portare a termine il loro sgangheratissimo progetto. Lì dovranno affittare una vera anaconda per le riprese, non sapendo ancora che c’è un altro serpente in giro, libero, feroce ma soprattutto molto più grande…

 

Un reboot nel reboot

Per una sorta di improbabile ma simpatico gioco degli specchi, la trama di questo secondo film intitolato Anaconda racconta grosso modo quello che il film a livello produttivo rappresenta, ovvero il rifacimento (dicesi reboot, un film che attinge al contesto narrativo di un altro film e lo rilancia, senza necessariamente una continuità nella trama) dell’omonimo film cult del 1997.

L’espediente per paradosso è talmente ovvio da risultare in qualche modo sorprendente, oltre che divertente, con il fuoco della comicità che è alimentato dai propositi maldestri ed inutilmente eroici dei protagonisti, che vogliono ad ogni costo realizzare il proprio sogno. La posta in gioco e il prezzo che rischiano di dover pagare sono talmente alti rispetto all’obiettivo da raggiungere (quello realizzato sarà sicuramente un film di serie Z, data la scarsa professionalità della troupe e l’esiguità dei mezzi a disposizione) che ogni tentativo da parte degli stessi protagonisti di valorizzare e dare una nobiltà all’operazione – lo definiscono tra il serio e il faceto un “reboot indipendente”, un “sequel spirituale” – risulta  a maggior ragione ancora più esilarante.

C’è in realtà ben poco di indipendente e di spirituale in questo film che oltre al titolo riprende dal film originale ambientazione, trama (pure lì si girava un film documentario) e anche i personaggi (ad un certo punto infatti spuntano anche Ice Cube e Jennifer Lopez) ma a differenza di quello,  – spaventosissimo, angosciante, anche con una sua serietà nel riproporre in chiave rivisitata e attualizzata l’eterna lotta tra uomo e natura, e per esteso tra bene e male-  qui c’è ben poco di serio e le situazioni di commedia la fanno da padrona, dal primo all’ultimo minuto, pur conservando il registro stilistico del monster movie, con tanta tensione e la classica sequenza infinita di morti.

 

Un film da incubo

Unendo questi due aspetti, ne esce fuori un’efficace parodia dei film action – siamo in zona Tropic Thunder, con Ben Stiller e appunto, anche Jack Black, che ridicolizzava i war movie e anche lo star system – in cui il set di una produzione cinematografica (in questo caso piccola ed indipendente) si trasforma in un incubo ad occhi aperti, quando la finzione narrativa del film si converte nella più spaventosa delle realtà dove oltre alla mostruosa anaconda, c’è anche spazio per una faida indigena tra una misteriosa ragazza, che fa da guida alla troupe nella foresta amazzonica, e una misteriosa banda di agguerriti malintenzionati che le sta alle calcagna.

Insomma, tutto è molto eccessivo ma il punto di forza del film è proprio che perseguendo la poetica estrema dell’assurdo (come si può ben capire anche dal trailer, che spoilera molto) ci parla anche (sotto traccia) di sogni irrealizzati e di ambizioni mai estinte ne soddisfatte, facendo abbastanza ridere e non troppo pensare.

 

 

Gabriele Cheli

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