SCEGLIERE UN FILM

Avatar – La via dell’acqua


TITOLO ORIGINALE: Avatar: The Way of Water
REGISTA: James Cameron
SCENEGGIATORE: James Cameron, Rick Jaffa e Amanda Silver
PAESE: USA
ANNO: 2022
DURATA: 192'
ATTORI: Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Kate Winslet, Stephen Lang e Giovanni Ribisi
SCENE SENSIBILI: violenza nei limiti del genere
1 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 5

2170. Un quarto di secolo è passato dagli eventi del primo film. Sulla lontana, rigogliosa luna Pandora, l’ex marine Jake Sully è ormai un Na’vi a tutti gli effetti. L’avatar sintetizzato con le fattezze oversize dei flessuosi alieni blu è ora il suo vero, unico corpo. Di questa specie di indiani extraterrestri che venerano una dea natura di nome Eywa e hanno un legame simbiotico con le meravigliose fauna e flora locali Jake è il capo. La battagliera compagna Neytiri gli ha dato tre figli. Con loro c’è Kiri, una giovane Na’vi inspiegabilmente concepita dall’avatar della dottoressa Grace, la scienziata rimasta uccisa nella pellicola iniziale. Del gruppo è anche Spider, un orfano abbandonato sulla luna dai conquistatori terrestri, respinti a suo tempo dagli indigeni. La pace edenica di Pandora svanisce quando gli umani tornano alla carica per saccheggiare. Soprattutto, per vendicarsi. A capitanarli, infatti, c’è il redivivo, spietato colonnello Quaritch. I ricordi dell’uomo, che era morto per mano di Neytiri, sono stati caricati dentro un avatar. Così, a Jake e ai suoi non resta che fuggire e nascondersi in una parte lontana di Pandora, l’arcipelago abitato dai Metkayina, variante acquatica dei Na’vi. Imparare a vivere nel mare non sarà il problema maggiore, perché il nascondiglio verrà presto scoperto da Quaritch.

Immagini meravigliose. La storia al loro servizio

Per vincere bisogna essere uniti, come una famiglia. È il messaggio di un mega spettacolo, più meritevole per l’incanto delle fenomenali riprese che per la trama. Le prime ti portano letteralmente dentro una natura fantastica, soprattutto subacquea, incontaminata; ti precipitano nel mezzo di combattimenti orchestrati con virtuosismo. La seconda funziona, ha anche qualche spunto di sentimento, ma non va oltre questo. Non si esce dal cinema con in mente una battuta che resterà, una scena drammaturgicamente indimenticabile. Appagati sì, invece, dall’esperienza di immersione promessa dalla computer grafica d’avanguardia che è la prerogativa della saga e del suo regista James Cameron. Appagati, riteniamo, a condizione di optare per la visione in 3D. Col 2D, invece, molto probabilmente l’occhio di chi cercasse coinvolgimento narrativo “forte” andrebbe più spesso all’orologio per controllare quanto manca alla fine. Un poco lo si fa comunque durante le oltre tre ore di pellicola. Però il senso di enormità trasmessoti da un gigantesco cetaceo che ti sembra di avere lì a pochi metri… La tangibile assenza di peso di un corpo che nuota metri e metri dalla superficie, e tu ancora più in basso, sentendoti quasi nello stesso elemento… L’illusione accarezzabile di pesci tropicali vicinissimi a te… In nessun acquario proveresti lo stesso. Onore al merito, Cameron conta su effetti sensazionali. Anche su un gusto delle riprese in cui sublima la sua personale passione per le immersioni subacquee. In più, le immagini sottomarine perdono il colore caramellato di quelle aree, e con esso il loro retrogusto finto da CGI.

Allineamenti e disallineamenti culturali

La storia va contro la tendenza corrente nella resa positiva di due quadri famigliari (i Sully e loro omologhi, i capitribù Metkayina) imperniati su una figura paterna autorevole. Anche la resa armonica dei rapporti intergenerazionali tra genitori e figli adolescenti si discosta dalla moda narrativa in auge. Lo stesso dicasi per la promozione di un certo piglio virile (Cameron è pur sempre lo sceneggiatore di Rambo 2).
Il film è invece decisamente in sintonia con il mainstream odierno nel suo ecologismo (i balenieri invasori predano i cetacei di Pandora che sono più intelligenti e sensibili degli uomini) e nella difesa dell’inclusività (i figli di un avatar e di un Na’vi hanno cinque dita e non quattro come i Na’vi, e per questo sono discriminati). Lo stesso dicasi per l’antroposcetticismo (i terrestri restano una specie cattiva e impenitente – nella sua recensione della prima pellicola per Scegliere un film, Luisa Cotta Ramosino evidenziava il messaggio sconfortante della saga). La teologia poi è quella hollywoodiana degli ultimi cinquant’anni: il panteismo New Age di Guerre stellari rivisitato in chiave etnica (anche se Kiri con i suoi misteriosi poteri ricorda Lana, un personaggio di Conan, serie animata di Miyazaki, regista giapponese il cui influsso è molto presente in Avatar – le montagne volanti sono ricalcate su quelle di Laputa – Castello nel cielo).
Ci sono tante citazioni (Arancia meccanica, Lo squalo, ovviamente Titanic). La linea narrativa di Quaritch e dell’orfano Spider che si scopre essere suo figlio avrebbe necessitato di un approfondimento ben superiore perché il suo andamento risultasse credibile. Ma lo spettacolo generale sopravanza le lacune. I popcorn si mangiano comunque volentieri.

Paolo Braga

Tag: , , ,