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Bentornato Presidente!


TITOLO ORIGINALE: Bentornato Presidente!
REGISTA: Giancarlo Fontana, Giuseppe Stasi
SCENEGGIATORE: Fabio Bonifacci
PAESE: Italia
ANNO: 2019
DURATA: 96'
ATTORI: Claudio Bisio, Sarah Felberbaum, Pietro Sermonti, Paolo Calabresi
SCENE SENSIBILI: lessico volgare
1 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 5

Otto anni dopo la sua fugace esperienza come presidente della Repubblica, Giuseppe Garibaldi, detto Peppino, è convinto di aver realizzato tutti i suoi sogni: è sposato, ha una bambina e vive con la sua famiglia in una baita di montagna nel bel mezzo del nulla. Ma quando sua moglie Janis, ex vicesegretario del Quirinale, avverte il richiamo di una vita attiva (e impegnata) e lo lascia, Peppino si precipita a Roma, pronto a tutto per riconquistarla. Persino a farsi eleggere presidente del Consiglio…

Un film un po’ tirato per i capelli

Sequel di Benvenuto Presidente!, uscito nelle sale nel 2013, Bentornato Presidente! si basa sostanzialmente sullo stesso canovaccio: un uomo inesperto e decisamente naïf (ma dal cuore tenero) si ritrova a dover gestire problemi più grandi di lui.
Purtroppo, però, la soluzione, privata del carattere di novità, appare povera di trovate originali. Questo perché, come molte altre commedie italiane, Bentornato Presidente! è costituito quasi esclusivamente da una serie di gag, più o meno riuscite, messe una in fila all’altra e non incastonate in una struttura narrativa solida e articolata. Il film punta tutto sull’ironia e sulla satira politica, che però, gestite in questo modo, appaiono più adatte a un one-man show in teatro piuttosto che a un prodotto cinematografico. In Bentornato Presidente! si avverte la mancanza di dramma, di una posta in gioco che permetta allo spettatore di immedesimarsi in qualche modo nei personaggi e di appassionarsi, al di là della facile risata, a quanto raccontato sullo schermo. Lo stesso incidente scatenante, ossia il pretesto che mette in moto l’intera vicenda (Janis lascia Peppino dopo anni di matrimonio perché non sopporta più i ritmi lenti e apparentemente privi di senso della vita di montagna) appare debole e un po’ tirato per i capelli. Sarebbe bastato un minimo di introspezione in più per rendere credibile anche nel film il credibilissimo scontro tra due coniugi che scoprono di avere interessi e ambizioni diversi. Invece, la separazione sembra risolversi nel conflitto tra una donna acida che dà improvvisamente di matto e un marito passivo che non riesce a darle alcuna motivazione valida per rimanere.

Un equilibrio traballante tra comicità e riflessione

Il film mette in scena una galleria di personaggi potenzialmente interessanti (anche sul piano comico), ma poco sfruttati, come la figlia di Peppino e Janis, il presidente della Repubblica o i capi dei partiti che mettono Peppino al potere. L’impressione generale è che si sia fatta un po’ fatica a trovare un equilibro funzionale tra comicità e invito alla riflessione. Le tematiche e gli spunti alla base del film si presterebbero infatti bene a una risata impegnata. Invece tutto viene appiattito sulla soluzione più semplice e immediata, ma anche banale.
Il finale, in cui Peppino pronuncia un discorso a sostegno della sua proposta politica, rivolgendosi anche agli spettatori e rompendo la quarta parete, risulta in qualche modo troppo veloce e sospeso. Si percepisce l’assenza di una manciata di minuti in più, destinati a mettere in scena le conseguenze del discorso e delle azioni di Peppino sulla sua vita pubblica e privata, nonché sul destino dell’Italia e degli italiani. Ma, forse, l’effetto ricercato dagli autori era proprio questo: in fondo, è davvero possibile cambiare l’Italia?

Scegliere un film 2019

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