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BlacKkKlansman


TITOLO ORIGINALE: BlacKkKlansman
REGISTA: Spike Lee
SCENEGGIATORE: Spike Lee, David Rabinowitz, Charlie Wachtel, Kevin Willmott
PAESE: Usa
ANNO: 2018
DURATA: 128'
ATTORI: Adam Driver, Harry Belafon- te, John David Washington, Laura Harrier, Ryan Eggold, Topher Grace
SCENE SENSIBILI: turpiloquio e lin- guaggio razzista, scene di violenza e tensione, allusioni ses- suali
1 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 5

Stati Uniti, anni ’70. Ron Stallworth, primo poliziotto afroamericano di Colorado Springs, decide di infiltrarsi nel Ku Klux Klan.

Una dark comedy che riesce a parlare di razzismo con tono leggero e mai superficiale

La pellicola firmata da Spike Lee – che si è aggiudicata un Oscar e un British Academy Film Award per la migliore sceneggiatura non originale, nonché il premio Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes – si apre con una scena tratta da Via col vento, seguita da alcune immagini di repertorio in bianco e nero del 1957, in cui un suprematista bianco esprime la propria preoccupazione per l’aumento dell’integrazione e dei matrimoni misti in America. I ragazzi bianchi sono obbligati ad andare a scuola «con una razza inferiore» e gli Stati Uniti non vivono più la splendida vita di un tempo. I sacri valori dei bianchi protestanti sono così messi a rischio, per colpa di «luride scimmie bugiarde», che altro non sono che «stupratori e criminali». Nonostante l’incipit a effetto, BlacKkKlansman presto il suo a tratti canzonatorio e ironico, che ne fa una piacevolissima (se pur lunga) dark comedy. È forse questo il pregio maggiore del film: riuscire a parlare di razzismo, tematica ancora oggi più che attuale, con un tono leggero, ma mai superficiale grazie anche a un cast ben scelto e che convince (soprattutto Adam Driver e John David Washington).

Una premessa assurda che regala attimi di divertimento

Stallworth, che viene assegnato al dipartimento di intelligence della polizia di Colorado Springs, legge su un giornale locale un annuncio di reclutamento del Ku Klux Klan e decide di chiamare il numero fingendosi un bianco. Gli risponde il presidente locale e i due si accordano per conoscersi di persona. Stallworth, che ha usato il suo nome reale, si fa aiutare così dal collega Flip Zimmerman, bianco ed ebreo, che dovrà impersonarlo per incontrare i membri della segreta organizzazione razzista. Ron conosce, sempre telefonicamente, anche David Duke, gran maestro e presidente nazionale del Ku Klux Klan, con cui instaura un rapporto di fiducia. È facile immaginare come una bugia di questa portata possa esporre a rischi enormi tutti coloro che sono coinvolti…La premessa del film è tanto assurda quanto forte e regala attimi di vero divertimento, nonostante la pesantezza del contesto e la consapevolezza che la storia è ispirata a vicende e personaggi reali.

Il film che parla al presente degli spettatori di oggi

Il legame con la realtà è rimarcato anche nel finale attualizzato, che vede l’inserzione di immagini di repertorio recenti relative agli scontri di Charlottesville del 2017, in cui un’automobile si lanciò su un corteo antirazzista formatosi per contrastare una protesta di alcuni suprematisti bianchi. Un chiaro attacco al presidente Donald Trump e alla sua politica, come ha del resto dichiarato lo stesso Lee in varie interviste: “America first” e “Make America great again”, insomma, rappresentano per il regista americano una minaccia reale alla democrazia. Oltre alla citazione di Via col vento del 1939, non mancano riferimenti e immagini tratte da un’altra pietra miliare del cinema americano, Nascita di una nazione di Griffith, del 1915, ritenuta responsabile della “rinascita” di un Ku Klux Klan ormai ridotto ai minimi termini. Due scelte non casuali, dal momento che entrambi i film trattano del periodo della guerra di secessione americana. BlacKkKlansman, che si ambienta negli anni ’70, vuole quindi parlare soprat- tutto al presente e agli spettatori di oggi e lo fa attraverso diversi strumenti narrativi, come a dire che, nonostante gli anni passati, la piaga del razzismo non è stata ancora del tutto estirpata.
Con ironia, parodia e divertito cinismo, Spike Lee piega il tono del film a suo piacere, con continui salti di registro, creando un’opera a tratti comica, altre volte drammatica, ma estremamente interessante e mai banale.

Scegliere un film 2019

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