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C’è ancora domani


TITOLO ORIGINALE: C'è ancora domani
REGISTA: Paola Cortellesi
SCENEGGIATORE: Furio Andreotti, Giulia Calenda e Paola Cortellesi
PAESE: Italia
ANNO: 2023
DURATA: 118'
ATTORI: Paola Cortellesi, Valerio Mastandrea, Giorgio Colangeli, Romana Maggiora Vergano e Vinicio Marchioni
SCENE SENSIBILI: qualche scena di tensione
1 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 5

Siamo nella primavera del 1946 e Delia (Paola Cortellesi) è una madre di famiglia che si fa in quattro per mandare avanti la casa. Vessata fisicamente da un marito molto violento e verbalmente da un suocero insopportabile e semi-invalido (un grande Giorgio Colangeli) Delia fa mille lavoretti per mettere da parte qualche soldo sostenere la famiglia, ma anche per comprare un abito degno per l’imminente matrimonio della figlia maggiore, fidanzata con un ragazzo “benestante” (per gli standard dell’epoca). Ma proprio questo fidanzamento e il rischio che la figlia possa seguire la sua stessa strada di vessazioni mette in movimento la storia, che avrà un finale inatteso e sorprendente.

Un successo inaspettato

È diventato un “caso” cinematografico C’è ancora domani, il debutto registico di Paola Cortellesi che a sole due settimane dall’uscita ha già raggiunto i 15 milioni di euro al botteghino, un record per un film italiano del 2023. Sembrava un film “difficile” perché in bianco e nero, ambientato nel 1946, in quell’Italia raccontata dai film neorealisti, e impressa nella memoria degli spettatori cinefili di tutto il mondo grazie al successo di storie semplici e fortemente emotive come Ladri di biciclette, Roma città aperta, Sciuscià.
Qual è il segreto del successo? A nostro parere gli ingredienti sono più di uno. Da una parte, in un cinema tendenzialmente un po’ intellettualistico (si veda l’ultimo Moretti), sempre molto sofisticato se d’autore, e invece spesso banalotto se è commedia, la Cortellesi e i suoi co-sceneggiatori Furio Andreotti a Giulia Calenda non hanno avuto paura di fare un film semplice, con un personaggio molto positivo, che rendono empatico sin dalla prima scena, quando Delia canta allegramente Aprite le finestre al nuovo sole mentre vediamo che vive in una stamberga in un seminterrato e un cane le fa la pipì sul davanzale. Insomma, abbiamo a che fare con un personaggio a cui la parola resiliente, oggi di moda, si attaglia perfettamente. Una donna che deve subire soprusi del marito e invidie delle amiche, ma di animo forte, ottimista, che guarda al futuro in un’Italia che si sta riprendendo lentamente dalle ferite e dalla povertà della guerra appena conclusa. Ma soprattutto Delia vuole per la figlia un destino diverso. È a nostro parere una dimostrazione –l’ennesima– che non bisogna avere paura al cinema dei personaggi semplici e positivi, perché se raccontati bene e in modo non superficiale funzionano sempre e con pubblici ampi. La Cortellesi ha anche compiuto una scelta coraggiosa e controcorrente, che dà un ulteriore valore al film: non mostrare visivamente la violenza del marito, trasformando questi momenti in una sorta di danza simbolica, con movimenti quasi da musical. Questo evita di rendere il film troppo pesante o sgradevole, anche se ovviamente lo spettatore capisce perfettamente cosa succede e vediamo poi il volto tumefatto della protagonista.
Molto simpatici sono i dialoghi di Delia con l’unica vera amica, interpretata da Emanuela Fanelli, che aggiunge un valore comico notevole a ogni scena in cui è presente.

Verso un finale potente

Il fidanzamento della figlia maggiore con il giovane di una famiglia benestante (possiedono un bar!!) è l’elemento scatenante che farà deflagrare decisioni e conflitti. Il finale è pieno di sorprese ed è allo stesso tempo molto logico –una doppia polarità, quella di sorpresa e logicità, che è l’ideale per ogni finale ben riuscito-, e dà un notevole valore aggiunto, intriso di speranza e ottimismo, a tutta la storia aprendola a dimensioni ulteriori. Spesso il pubblico delle sale applaude alla fine del film…
Certo, i due personaggi maschili principali sono davvero pessimi, e non basta a riequilibrare la bilancia qualche personaggio secondario (il militare americano, il marito di Emanuela Fanelli e il ragazzo di cui Delia era innamorata, interpretato da Vinicio Marchioni).
A parte questo neo, si tratta di un film per tutti, che è un inno alla forza delle donne, che hanno portato avanti le famiglie e il Paese con i loro sacrifici, e che poco a poco diventeranno poi protagoniste anche della vita professionale, civile e politica.

Armando Fumagalli

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