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C'era una volta...a Hollywood

C’era una volta…a Hollywood


TITOLO ORIGINALE: Once Upon A Time... In Hollywood
REGISTA: Quentin Tarantino
SCENEGGIATORE: Quentin Tarantino
PAESE: Usa/UK
ANNO: 2019
DURATA: 165'
ATTORI: Leonardo Di Caprio, Brad Pitt, Magot Robbie, Al Pacino, Emile Hirsch, Kurt Russel
SCENE SENSIBILI: numerose scene di violenza anche efferata, linguaggio a volte volgare, qualche scena sensuale.
1 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 5

Rick Dalton, attore di western televisivi di serie B, e la sua controfigura Cliff Booth condividono una carriera in declino che forse solo la scelta di darsi agli spaghetti western potrebbe rilanciare. Ma nel 1969 è difficile immaginare di lasciare Hollywood, dove il cinema è sull’orlo di un cambiamento epocale e per le strade gli hippie propagandano una controcultura che non sempre ha esiti pacifici. Cosa farà Rick, ora che tra l’altro Roman Polanski e Sharon Tate sono diventati suoi vicini?

La Hollywood di Quentin Tarantino

Frutto delle fantasia e della cinefilia di Quentin Tarantino, il suo nono film è un grande omaggio a Hollywood (ma con un occhio amichevole alla realtà della televisione che in quegli anni consolidava il suo immaginario) e ai suoi miti, frutto di uno sguardo malinconicamente nostalgico e del gusto di raccontare personaggi (inventati e reali) colti in un momento particolare della loro vita.

Se da una parte Rick Dalton (un eccellente Leonardo Di Caprio) è un attore consapevole dei suoi limiti, ma ancora desideroso di “lasciare il segno” (ha un debole per l’alcool, ma è diligente nel preparare le sue scene e preciso con i tempi del set) dall’altro la Sharon Tate di Margot Robbie è una giovane promessa colta nel momento di un possibile salto verso la celebrità (ma non solo, è anche una donna in attesa, quindi sul punto di diventare madre). Due parabole contrarie che Tarantino fa incrociare sulle colline di Hollywood (vivere lì è affermare di essere qualcuno) e che diventano i mezzi per esplorare un mondo che sul regista esercita da sempre un grande fascino.
A collegare questo universo (raccontato con tutte le sue miserie grazie anche all’infinita serie di camei illustri – il più significativo dei quali è Al Pacino nei panni di un produttore che vuole lanciare Rick negli spaghetti western) con quello più ambiguo degli hippie è Cliff Booth. La controfigura di Rick è un personaggio che entra di diritto nella galleria degli antieroi tarantiniani, uomini tranquilli con un passato misterioso, capaci di imprevedibili momenti di gentilezza, ma anche di esplodere in quella violenza incontrollata che da sempre fa parte dell’immaginario del regista (ma potrebbe risultare indigesta a una parte del pubblico).

La Storia e il racconto “verosimile”

Che in questo caso a farne le spese siano i membri della “Mason family” di cui Cliff scopre il “covo” è caso o destino, ma già in passato (l’esempio più vicino è senza dubbio Inglorious Basterds) Tarantino ci ha abituato a giocare con il sottile limite che separa la Storia da un suo racconto “verosimile” , incantandoci con una ricostruzione accuratissima e piena di dettagli (oltre a una ricchissima colonna sonora), lasciando sempre aperta la possibilità che quello che accade ai suoi personaggi sia accaduto davvero (come quando Rick viene in Italia a girare un film con Sergio Corbucci…) e che quello che vediamo sullo schermo, anche quando tradisce la Storia, abbia una sua verità.

Il risultato è un film in cui non mancano delle lungaggini (che non peseranno a chi si lascerà affascinare dallo scavo amorevole nei personaggi, che porta a scene autenticamente emotive, come quella della grande interpretazione di Rick con una giovanissima attrice), e dove l’intreccio resta esile, ma che è davvero prima di tutto una grande opera di intrattenimento. Capace di riflettere su un’epoca, su un mondo, sul valore della fama e sulla malinconia del tempo che passa.
Il gusto “antiquario” di riscoprire una Hollywood fatta di miti (ma il titolo è comunque sempre un omaggio all’italiano Sergio Leone…), i dialoghi brillanti e le convincenti interpretazioni dei protagonisti restituiscono Tarantino al miglior cinema popolare (lontani dall’artificiosità di The Hateful Eight). Ovviamente non un cinema per tutti, ma sicuramente un’opera di qualità capace di intrattenere con intelligenza e (quasi) verità.

Scegliere un film 2020

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