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C’era una volta in estate


TITOLO ORIGINALE: The Way Way Back
REGISTA: Nat Faxon e Jim Rash
SCENEGGIATORE: Nat Faxon e Jim Rash
PAESE: USA
ANNO: 2013
DURATA: 103'
ATTORI: Liam James, Steve Carrell, Toni Collette, Allison Janney, Sam Rockwell, AnnaSophia Robb, Amanda Peet, Maya Rudolph
SCENE SENSIBILI: nessuno.
1 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 5

Duncan è un ragazzo di quattordici anni, timido e introverso, figlio di genitori separati, il quale si trova a passare l’estate con la madre e il nuovo compagno di lei, Trent. Fin dal viaggio in macchina verso la propria casa estiva, Trent si mette d’impegno per far capire a Duncan quanto la sua timidezza e passività siano disprezzabili e come si aspetti da lui un “cambiamento”. Una volta arrivati a destinazione, Duncan e sua madre trovano il gruppo di “amici” di Trent, tutti impegnati a usare l’estate come un modo per evadere da se stessi, passando le notti sulla spiaggia a cercare di sentirsi di nuovo giovani e a rintronarsi di canne. L’estate di Duncan si preannuncia un inferno… se non fosse per Owen, il dirigente dello scassato parco divertimenti a un paio di chilometri dalla casa al mare di Trent. L’amicizia che Duncan instaurerà con Owen e tutto lo staff del parco darà una svolta alla sua estate e a tutta la sua vita.

Dialoghi brevi ma ricchi di significato  

C’era una volta in estate è senz’altro un film che punta all’elogio del diverso e nel suo piccolo vuole dichiarare e rischiarare una cosa grande: quanto siano importanti gli esclusi, i giudicati e allo stesso tempo quanto siano meschini i giudizi che la società ci insegna a scoccare come frecce avvelenate contro i diversi, certo… ma soprattutto contro noi stessi. Il rischio del film sarebbe quello che corre ogni pellicola di questo genere: elevare la diversità ad assoluto – come se “essere diversi” bastasse a garantire la felicità – e, condannando l’ideologia del successo, dell’affermazione di sé e dell’immagine, finire con il trasformare anche la diversità in un’ideologia, nel pensiero astratto secondo cui non importa chi essere e perché esserlo; in realtà ciò che conta davvero è sempre e solo essere diversi.

Il film scampa questo rischio grazie alla sua semplicità e asciuttezza. Per fare un esempio, i dialoghi che più rimangono impressi sono due, brevi e intonati alla narrazione: uno dei molti che Duncan ha con Owen e l’ultima conversazione che il ragazzo ha con sua madre. Quello che emerge è che il giudizio, anzi, l’ansia del giudizio nasce solo dalla paura di fare silenzio e di guardare dentro se stessi. Se Owen rivelerà questo segreto rimanendo nel suo personaggio, con le sue parole burbere e semplici, la madre di Duncan lo farà tra le lacrime, dopo aver deciso di arrendersi per l’ennesima volta e di tornare tra le braccia di Trent, che l’ha appena tradita. In entrambi i casi il messaggio è forte e chiaro.

Potremmo soffermarci su alcuni difetti della pellicola. Sulla non eccelsa performance di regia. Su un’ambientazione e su un’atmosfera tipicamente americane che avrebbero potuto dare spunti interessanti di approfondimento sociale e caratteriale… Ma questo film ha un cuore nell’invito a guardare in noi stessi. A smettere di far scontare il prezzo della nostra paura a chi più ci ama e in generale al nostro prossimo.

Duncan come catalizzatore del cambiamento

Duncan trova in se stesso solo bellezza, il coraggio di spaccare quel guscio di paura e il desiderio di una vita nuova. Questa sua purezza aiuterà a rivelare la verità di molti cuori. Quello di sua madre in primis, la quale gli confessa di voler rimanere con Trent solo per il timore di restare sola; quello di Trent, che si rivelerà un ipocrita mascherato da uomo sicuro di sé; quello di Owen, che troverà in Duncan qualcuno con cui aprirsi, passando così da uomo affetto da sindrome di Peter Pan a bella figura paterna sui generis.

Il valore del film non è tanto nell’invito a non seguire le regole e i sentieri già battuti da altri (messaggio che, per altro, può essere tra i più sbagliati da lanciare a un giovane) quanto nel fatto che il personaggio di Duncan, in un modo o nell’altro, finisca con lo spingere tutti a fronteggiare la verità dei propri limiti, a lottare contro la paura che ne nasce e che spesso ci costringe a vivere una vita inautentica, tiepida, ultimamente infelice.

Scegliere un film 2014

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