SCEGLIERE UN FILM

Chiamami con il tuo nome


TITOLO ORIGINALE: Call me by your name
REGISTA: Luca Guadagnino
SCENEGGIATORE: James Ivory dal romanzo omonimo di André Aciman
PAESE: Usa, Francia, Italia, Brasile
ANNO: 2017
DURATA: 132'
ATTORI: Timothée Chalamet, Armie Hammer, Michael Stuhlbarg
SCENE SENSIBILI: alcune scene a contenuto sessuale
1 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 5

A casa del timido e introverso Elio, diciottenne italoamericano, nella campagna vicino a Crema, ogni anno il padre, che è uno studioso ebreo americano cosmopolita, invita un proprio dottorando per un periodo di studio. Quando arriva Oliver, un bellissimo americano ventiquattrenne, Elio, che pure ha una relazione con una ragazza del luogo, si innamora perdutamente di lui, ma pensa anche di essere insignificante per Oliver, ed è convinto che questo giovane bellissimo e di successo sarà per lui un oggetto d’amore irraggiungibile. Così non è e, con sorpresa di Elio, Oliver corrisponde alla sua passione.

Una genesi complessa

Il film scritto dal veterano James Ivory e diretto dall’italiano Luca Guadagnino ha raccolto un grande consenso critico e ha fatto incetta di nomination e premi internazionali, il più importante dei quali è l’Oscar alla miglior sceneggiatura, andato ad Ivory.
In realtà la storia produttiva del film, come avviene spesso, è molto complessa: Ivory inizialmente doveva essere regista, poi co-regista con Guadagnino e alla fine –sembra soprattutto per motivi di budget: Guadagnino prometteva di stare in un budget molto più contenuto rispetto all’anziano Ivory, abituato a produzioni più ricche- ha invece ceduto totalmente la regia a Guadagnino, che ha spostato le location della storia dalla originaria Liguria alla più economica Crema, dove c’è anche la sua vera casa… In realtà Guadagnino aveva collaborato ampiamente alla stesura della sceneggiatura, il cui credit è poi rimasto solo ad Ivory.
Questo lungo processo e i limiti di budget non hanno danneggiato il film, che ha costruito una paradossale poetica nostalgico-sensuale sulle pigre estati padane e sull’ambiente da piccola cittadina e da campagna di questa zona assai poco celebrata dell’Italia.

Gli amori e l’inadeguatezza dell’adolescenza

Come è noto e come si è potuto leggere dalla sinossi, il film narra una storia di amore omosessuale, ma il motivo per cui a molti spettatori (soprattutto spettatrici, di solito più sensibili) il film è piaciuto (ha incassato un rispettabile totale di circa 41 milioni di dollari nel mondo, di cui circa 3 in Italia) è a nostro parere che il suo tema profondo è ben più universale di una storia gay (fra l’altro l’autore del romanzo originale, André Aciman, diversamente da sceneggiatore e regista, è sposato e ha figli): è la sensazione di inadeguatezza che spesso si accompagna all’adolescenza, la sensazione –mentre nascono le prime vere e profonde passioni amorose- che l’oggetto del proprio amore sia indifferente, sia irraggiungibile.
Questa dimensione il film –aiutato dall’eccellente recitazione di Chalamet, giovane americano di padre francese- la racconta molto bene e chi ha sofferto di queste “pene d’amore” giovanili ci si ritrova profondamente. Al di là della specificità della storia messa in scena. Guadagnino, forse di nuovo per limiti di budget, è meno estetizzante del solito, e dirige molto bene gli attori, riuscendo a raccontare attraverso immagini semplici, fremiti, sguardi.
Certo, l’idea di amore che viene veicolata – di nuovo, al di là della declinazione omosessuale- è quella di una semplice passione destinata a svanire, un momento “estatico” che serve a costruire un deposito di ricordi di cui ci si potrà nutrire –una volta svanita la giovinezza- nei momenti del taedium di una vita adulta in cui queste passioni probabilmente non ci saranno più.

Un amore egocentrico ed effimero

Il celebrato discorso “educativo” finale del padre del giovane Elio, che dà la sua “benedizione” ex post alla relazione con Oliver, mette in forma elegante e falsamente convincente niente più di questo: la opportunità di seguire le passioni del momento per poi non vivere di rimpianti per aver “perso l’occasione”.
Essendo tutto centrato sulla soddisfazione delle proprie passioni, per il protagonista –come rileva giustamente e crudamente una delle poche recensioni duramente critiche con il film, sul sito www.familycinematv.it – non è un problema passare da una relazione sessuale con l’amica nel pomeriggio a una notte d’amore con Oliver poco dopo, a una masturbazione il giorno immediatamente successivo…
In questo panorama, dell’amore come costruzione di una vita insieme, come condivisione di ideali, scelte, gioie e sofferenze che durino più del soffio di qualche settimana in un’estate, di un amore come dimensione generativa (sia fisicamente sia esistenzialmente) e oblativa non c’è traccia.
Una dimenticanza e un’assenza, che non perché è comune a molto cinema contemporaneo ci sembra antropologicamente meno grave.

Scegliere un film 2018

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