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Children of the sea

Children of the sea


TITOLO ORIGINALE: Kaijū no Kodomo
REGISTA: Watanabe Ayumu
SCENEGGIATORE: Kino Hanasaki
PAESE: Giappone
ANNO: 2019
DURATA: 111'
ATTORI: /
SCENE SENSIBILI: qualche scena potenzialmente disturbante per i più piccoli.
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Ruka è una quattordicenne solitaria e introversa. Durante le vacanze estive, all’acquario dove lavora il papà, conosce due ragazzi cresciuti dai dugonghi. L’incontro è seguito da una serie di stranezze: una misteriosa stella cadente, e i pesci di tutto il mondo che iniziano a scomparire…

Una nuova avventura ecologica giapponese

Serializzato più di dieci anni fa sulle pagine di Ikki, nota rivista giapponese specializzata in fumetti underground e d’avanguardia, in pochi forse si aspettavano che il manga Kaijū no kodomo (letteralmente “I bambini dei mammiferi marini”), di Igarashi Daisuke, venisse trasposto in un film d’animazione per il grande schermo nel 2019. Il fumetto aveva già fatto parlare di sé grazie ai riconoscimenti ottenuti in Giappone e all’estero, alimentando la fama di Igarashi quale portavoce di una filosofia ecologista che ricorda il “primo” Miyazaki, da Nausicaa della valle del vento a Il mio vicino Totoro. Ma a differenza di Miyazaki, a cui pure dichiara di essersi ispirato, Igarashi predilige trame dai toni mistici, che prendono spunto dal mito e dalla religione per riflettere sui misteri del creato. Children of the Sea non fa eccezione, restituendo un affresco grandioso del mondo sottomarino (il manga è realizzato col sostegno dell’Acquario di Enoshima) sullo sfondo di una storia corale, che richiama le testimonianze degli antropologi sui cosiddetti “ragazzi selvaggi”.

Il segreto celato da “Mare” e “Cielo”

Questa premessa è utile per inquadrare un film per vari aspetti enigmatico come quello diretto da Watanabe, animatore di Doraemon poi passato alla regia di serie TV. Benché non sia accreditato come sceneggiatore, è a lui che si devono le scelte fondamentali dell’adattamento, prodotto dal prestigioso Studio 4ºC in oltre cinque anni di lavorazione. Se Igarashi, nei cinque volumi del fumetto, può permettersi di intrecciare molti fili narrativi, Watanabe decide di concentrarsi sulla vicenda di Ruka, una ragazzina con una famiglia difficile alle spalle (il padre e la madre sono separati da tempo), che di colpo si ritrova coinvolta in un’avventura più grande di lei. A guidarla sono Umi e Sora (“mare” e “cielo” in giapponese), due ragazzi ritrovati al largo delle Filippine e affidati a Jim Cusack, un biologo marino che tenta di proteggerli dai pericoli della Terra. Questo perché, vista la loro infanzia eccezionale, Umi e Sora finiscono nel mirino di scienziati e potenti, attratti dal segreto che si cela dietro alla loro nascita, e che forse solo Ruka riuscirà a svelare.

Una storia che ripercorre le origini mitiche della Terra

Anche se, rispetto all’originale, il film fa del suo meglio per avvicinarsi al cinema mainstream, è inevitabile che un’opera come Children of the Sea resti una visione difficile, ai limiti della comprensibilità, per il pubblico ordinario. In parte ciò si deve al genere di appartenenza: una specie di fantasy mitico che al suo acme propone una teoria panteistica dell’universo, dove ciclicamente il mare si fa grembo materno, e una pioggia di meteoriti il seme della vita. La crescita di Ruka passa infatti per un rito di iniziazione di cui le balene—creature antiche che cantano la memoria del cosmo—sono i principali officianti. Numerosi i rimandi ai concetti del pensiero orientale (tra cui il rwa bhineda, l’equilibrio degli opposti, citato spesso nel corso del film), ma proprio come il manga si limita a sfiorare gli argomenti più complessi, lasciando—qualcuno potrebbe dire furbescamente—libero il lettore di interpretarne il vero significato, il film non intrattiene lo spettatore nel senso comune del termine, ma lo affascina con tutta la potenza visiva di cui l’animazione è capace.
Graficamente strepitoso e sorretto da una colonna sonora, curata dal grande Joe Hisaishi, che da sola varrebbe già il prezzo del biglietto, Children of the Sea annoierà chi cerca trame avvincenti e personaggi a tutto tondo, venendo meno al suo ruolo di fiction. Chi è bendisposto verso il racconto mitico, governato dai simboli ma non dalla logica, ne apprezzerà invece il bildungsroman visionario, tanto più che il finale (e l’epilogo dopo i titoli di coda) tratteggia in positivo l’evoluzione della protagonista.

Scegliere un film 2020

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