Un avvocato di successo si rintana in una vecchia scuderia di un antico casale toscano, rifiutandosi di uscire nonostante un processo per omicidio colposo per la morte della figlia lo richiami in aula, stavolta come imputato. Quando nel casale si presenta una comune di giovani, l’avvocato riscopre la vita e la paternità.
Già candidato ai David di Donatello 2025 come miglior film, in una cinquina variegata in quanto a generi, Cinque secondi è forse il titolo più classico, ma anche il più forte a livello emotivo.
A dieci anni da La pazza gioia, dopo il passato nostalgico di Notti Magiche e il futuro distopico di Siccità, Virzì torna a commuovere con un film che sembra invece bloccato nel nostro presente, con il futuro che bussa ma a cui il protagonista interpretato da un intenso Valerio Mastandrea non vuole aprire. Il pubblico della sua generazione si ritroverà in lui tra le novità che sembrano spesso incomprensibili e forzate, rappresentate dalla comune di giovani, un misto tra gli hippie anni degli ’70 e la Gen Z contemporanea.
Ma l’avvocato Sereni non si consegna al futuro soprattutto perché è bloccato nel suo passato recente, a quei cinque secondi in cui si è distratto e non ha impedito la morte di sua figlia, affetta da SLA. Colpevole distrazione o inconscia inazione? Il film nel suo momento cruciale si interroga su un tema simile a quello su cui si incentra un altro film candidato ai David, La Grazia di Paolo Sorrentino. Ma pone il dilemma amleticamente, non come una tesi a cui dare per forza una risposta. Soprattutto, una domanda che viene dal cuore, e non dalla testa. Sicuramente Virzì e Bruni non danno una risposta netta come Sorrentino, ma è proprio nel dubbio e nel rimorso dell’avvocato Sereni che il film lo supera in umanità.
Tra i personaggi del film, spicca la “Contessina” Matilde, interpretata da Galatea Bellugi: la moderna ma al tempo stesso classica giovane ribelle, leader di quella comune che occupa il casale che fu di suo padre e dove ora grazie a loro regna la libertà di amore, ruoli e generi.
Una ragazza che si ritrova in stato interessante e rifiuta la paternità, maltrattando il giovanotto in crisi di identità che l’ha messa incinta. Un ragazzo che vorrebbe essere compagno e padre, ma proprio per questo ostracizzato dalla comune, pur in modo comico, forte della convinzione che “quando una donna partorisce, la comunità accudisce”. D’altronde in un mondo che non vuole la figura paterna, in qualche modo bisogna sopperire.
Peccato che nel momento del bisogno, la comune è impegnata in una “cena sociale”, e sarà proprio un padre a dover salvare la Contessina.
Claudio F. Benedetti
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