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Demolition – Amare e vivere


TITOLO ORIGINALE: Demolition
REGISTA: Jean-Marc Vallée
SCENEGGIATORE: Bryan Sipe
PAESE: Usa
ANNO: 2015
DURATA: 101'
ATTORI: Jake Gyllenhaal, Naomi Watts, Chris Cooper, Judah Lewis
SCENE SENSIBILI: turpiloquio, scene violenti e impressionanti, uso di droghe leggere.
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Quando la moglie muore in un incidente stradale, la vita di David viene stravolta. L’uomo sembra come anestetizzato: non riuscendo a provare nulla, David arriva alla conclusione di non avere mai amato Julia. Una sera, scrivendo una lettera di reclamo a una società che produce macchinette automatiche, David si lascia andare a inaspettate confidenze e prende l’abitudine di scrivere una lettera ogni volta che sente l’esigenza di sfogare su carta i propri pensieri. Le lettere vengono lette da Karen, che lavora per il servizio di assistenza clienti della società. La donna, colpita dalle confidenze dell’uomo, si mette in contatto con lui. Tra i due nasce un rapporto difficilmente catalogabile, ma intimo e David stringe amicizia anche con Chris, il figlio di Karen. David sembra trovare sollievo solo nello smontare e demolire con violenza e rabbia tutto quanto gli capiti sotto tiro. Sarà solo attraverso il rapporto con Karen e Chris che l’uomo riacquisterà la capacità di provare sentimenti.

Un lutto confusionario e complesso

Difficile sintetizzare in poche battute di cosa parli Demolition. Il film diretto da Vallée, già regista di Dallas Buyers Club (2013), si perde infatti in più focus narrativi, non tutti risolti nel finale. Da una parte non capiamo del tutto il comportamento insensato e folle di David, che distrugge tutto quanto gli capiti sotto mano, compresi i muri e gli oggetti della casa in cui ha vissuto fino a quel momento con la moglie. Anche il rapporto con Karen è difficilmente analizzabile. All’inizio sembra che i due si cerchino per un’intesa mentale, che potrebbe anche tramutarsi in un’attrazione fisica, ma non è così. Karen e David sembrano piuttosto due solitudini che si incontrano, nella speranza di scambiarsi qualcosa che li faccia ancora sentire vivi. Infine, le trame secondarie relative al rapporto tra David e il suocero e David e lo strafottente figlio di Karen, non fanno che rendere ancora più complessa la rappresentazione della personalità di David, sempre più sfuggente e impenetrabile.

Riscoprire i sentimenti attraverso la consapevolezza del dolore

Di certo il film di Vallée disorienta e colpisce per la carica distruttiva che porta in sé il protagonista e che lo spinge a ricercare, in alcuni momenti, perfino il dolore fisico, nella speranza che lo aiuti a sentirsi vivo e in grado di provare delle emozioni. Ma è infine ciò che accade a Chris, il figlio di Karen, a risvegliare in David sentimenti che non pensava di poter più provare. Improvvisamente qualcosa cambia nella testa di David, che si rende conto del comportamento folle sostenuto fino a quel momento e realizza che, forse, non era vero che tra lui e Julia non ci fossero dei sentimenti. David si rende conto che il senso di ciò che è accaduto può passare solo attraverso la consapevolezza del dolore e non attraverso una demolizione fine a se stessa, da cui è impossibile ricostruire alcunché.

Un film spiazzante e sfidante

Il film alterna immagini del presente a flash del passato, che vedono protagonisti David e Julia e che ci mostrano squarci del loro rapporto, così come scorrono nella mente del protagonista. La figura di Chris, preadolescente dalle tendenze omosessuali, è forse un po’ stereotipata e va ad aggiungere un’ulteriore linea tematica, poco congrua al resto del film.
Altrettanto estraneo al resto della trama è il colpo di scena, relativo alla moglie, che David scopre sul finale: non solo lo spunto narrativo viene lasciato completamente in sospeso, ma poco giustifica la svolta interiore di David.
Il film è nel complesso interessante, anche se alcune scelte narrative mancano di una propria coerenza drammaturgica. Il risultato è un senso di spiazzamento, che lascia maggiore libertà all’interpretazione personale.

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