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Diabolik

Diabolik


TITOLO ORIGINALE: Diabolik
REGISTA: Manetti Bros.
SCENEGGIATORE: Antonio Manetti, Marco Manetti, Michelangelo La Neve
PAESE: Italia
ANNO: 2021
DURATA: 133'
ATTORI: Luca Marinelli, Miriam Leone, Valerio Mastandrea
SCENE SENSIBILI: violenza, alcune scene di tensione, e un breve accenno di nudo
1 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 5

Anni ’60. Nell’immaginario stato di Clerville, un inafferrabile criminale fa impazzire la Polizia e l’Ispettore Ginko, da anni sulle sue tracce. Conosciuto come Diabolik, il ricercato è autore di clamorosi furti e per arrivare ai suoi obbiettivi è disposto anche a uccidere. Tuttavia, quando sulla sua strada incontra l’enigmatica Eva Kant, per la prima volta Diabolik incontra un mistero più imperscrutabile di lui.

Nel rispetto di un mito

Solo una volta il cinema italiano ha provato a portare sullo schermo l’(anti)eroe del fumetto nostrano: era il 1968 e Mario Bava si concentrò più sull’icona pop generata dal mito creato dalle sorelle Giussani che sulle atmosfere cupe e allo stesso tempo eleganti del suo mondo. Atmosfere che la regia dei Manetti Bros ha saputo rendere rispettando con una cura quasi religiosa gli ambienti e i contesti disegnati nel fumetto. L’architettura delle riprese e degli spazi nel film sembrano proprio ricalcare quelle degli albi, fino ad aspettarsi che da un momento all’altro appaiano finanche le didascalie. Non a caso Mario Gomboli, storico curatore del fumetto e direttore della Astorina – la casa editrice di Diabolik – aveva dato il suo benestare al progetto solo dopo aver riconosciuto la passione dei Manetti Bros per il personaggio. I registi lo hanno poi coinvolto nella stesura del soggetto, insieme a Michelangelo La Neve, fumettista e sceneggiatore da sempre collaboratore dei Manetti, scomparso questo gennaio. Era considerato dai due registi come un terzo fratello.

Un cinecomic diverso

L’intenzione della produzione, condivisa dai registi, era quella di non seguire la scia dei film ispirati ai fumetti tipica dei colossi statunitensi, dove l’effetto speciale fa da padrone, ma promuovere un personaggio in linea con l’identità italiana – e più precisamente milanese – del mondo creato dalle sorelle Giussani. La moda, il lusso, la ricercatezza: un’eleganza che si fa sobria oltre l’ossimoro, un effetto esaltato dal bianco e nero sulle pagine del fumetto e dai giochi di luci e ombre sullo schermo. La precisione ai limiti del kubrickiano delle inquadrature fa il resto per regalare agli occhi degli spettatori la perfetta espressione visiva dei personaggi di Diabolik e delle città da lui colpite: Clerville, resa grazie ai luoghi simbolo di Bologna e Milano; Bellair, resa qui dalle montagne della Val d’Aosta; la portuale Ghenf, perfettamente rappresentata da Trieste.
Tuttavia, la fedeltà al fumetto trova il suo risvolto della medaglia nell’interpretazione dei personaggi da parte degli attori. Una staticità che sembra voler replicare quella dell’immagine sulla pagina. Anche questa pare sia una precisa scelta registica: d’altronde l’amoralità di Diabolik e delle sue vittime traspare anche dalla loro fissità, quella inscalfibile convinzione di avere sempre tutto sotto controllo, che i soldi e il potere conferiscono. Questo ennesimo omaggio ai caratteri del fumetto compromette inevitabilmente il ritmo del film e i suoi colpi di scena, lasciando al pubblico tutto il tempo di indagare, così che l’ispettore Ginko alla fine sembra arrivare tardi persino sullo spettatore.
Una felice eccezione la offre Miriam Leone nella parte della gelida Eva Kant: la sua freddezza non è mai fine a se stessa ma studiata per ammaliare e ottenere sempre ciò che vuole, dai personaggi come dal pubblico. Se trilogia deve essere, come anticipato dalla produzione, la speranza è di vederla sempre più incentrata sul suo personaggio.

Claudio F. Benedetti

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