New York. Dopo vent’anni di matrimonio, Alex e Tess Novak dichiarano giunta l’ora: la loro relazione è al capolinea, non resta che divorziare. Nonostante i due mantengano un rapporto amichevole, Alex è a pezzi. Una notte, non potendo pagare l’ingresso al leggendario club Comedy Cellar, pur di accedere, compie un’estemporanea follia: si iscrive come performer alla serata «open mic» (libero accesso al microfono) in corso. Entrato, improvvisa un dolceamaro monologo sul suo divorzio: è l’inizio della sua carriera da cabarettista. Per lui, si tratta di una vera e propria rinascita: e se la sua storia con Tess potesse avere un nuovo inizio? Possono due divorziati innamorarsi di nuovo?
Ispirato alla vita del comico britannico John Bishop, È l’ultima battuta? è l’agrodolce discesa nei postumi di un matrimonio fallito; di un amore forse finito per sempre, forse no. Un racconto privo di eventi sensazionali, in buona parte affidato a numeri di stand-up comedy (dunque a monologhi) o a prolungate ed introspettive conversazioni, paragonabili a sessioni di terapia di coppia. I tempi narrativi sono talvolta intenzionalmente dilatati, onde il silenzio lasci risuonare i sentimenti riposti di Alex e Tess. Sentimenti perlopiù sussurrati, complici la consensualità del loro pacifico divorzio – scevro di sfuriate o di rancori viscerali – e un umorismo discreto, non fondato su ilari raffiche di esilaranti battute.
Una visione dunque impegnativa, ma non necessariamente rivolta ad un pubblico selezionato: il film esplicita progressivamente i sommovimenti interiori dei due ex coniugi, senza che questi debbano essere esclusivamente indovinati. Forse la ragione della loro crisi, nonostante lo sforzo di dettagliarne la radice, resta in parte opaca. Ma il loro tentativo di correggere i passati errori, il nuovo fondamento della loro possibile – più consapevole – ripartenza è trasparente: un termine di paragone nitido abbastanza da consentire a chiunque di confrontarvisi.
Eventuali cinefili noteranno quanto lo stile di Bradley Cooper – alla sua terza regia – si sia sinora fatto sempre più schiettamente citazionistico e autoriale. Al di là delle possibili analisi, la sua regia ha uno specifico e tangibile merito espressivo: quello di contribuire a far percepire il primissimo tremore di Alex nei brevi passi che lo conducono sul palco del Comedy Cellar, l’affascinante fremito provato da chi si arrischia ad un (non programmato) debutto.
Difatti, come già in A Star Is Born (2018) e Maestro (2023), l’arte scenica viene omaggiata come la soglia di un mondo altro, il possibile inizio di una vita nuova. Un perimetro entro il quale, proprio perché si è vulnerabili, può capitare di essere sinceri. Un luogo dove le maschere, anziché essere indossate, possono finalmente essere gettate via. Nel caso del timido Alex, la tipica irriverenza della stand-up comedy, l’amichevole e confidenziale autoironia con cui i suoi interpreti condividono le proprie miserie e sventure, ha il benefico effetto di spingerlo a rompere per sempre non con Tess, ma col suo vecchio io: prima ancora che una performance, un gesto di affetto a sé stessi.
Dall’aver cura di sé, all’aver cura della propria relazione, eventualmente riprendendola con maggior coscienza, libertà, responsabilità. È quanto viene affidato alle parole del brano Under Pressure di David Bowie e dei Queen: «Non possiamo darci un’altra possibilità? Perché non possiamo dare all’amore un’altra possibilità? […] “Amore” è una parola così fuori moda; e l’amore ti sfida a voler bene alle persone sull’orlo della notte; e l’amore ti sfida a cambiare il nostro modo di aver cura di noi stessi».
Non solo: pur in una storia priva di riferimenti religiosi, È l’ultima battuta? include una singolare sequenza in cui viene intonato il popolare inno Amazing Grace. Segno eloquente che non si tratta soltanto di una vicenda di crisi matrimoniale, ma del contestuale risveglio di un’anima: dallo smarrimento al ritrovamento, dalla cecità ad una visione limpida. E che Alex e Tess difettino di una visione completa di sé e del partner sono diversi elementi a testimoniarlo.
Indipendentemente dall’esito della loro avventura, quel che È l’ultima battuta? sembra cercare di esprimere è quanto la parola «fine» mal si adatti alla stoffa profonda della vita. Il presentimento è che la vera essenza di quest’ultima sia l’esatto opposto: un inizio sempre nuovo. Chi vive non muore: semmai rinasce ogni volta.
Marco Maderna
Tag: 4 stelle, Commedia, Sentimentale