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Elvis


TITOLO ORIGINALE: Elvis
REGISTA: Baz Luhrmann
SCENEGGIATORE: Baz Luhrmann, Sam Bromell, Craig Pearce e Jeremy Doner
PAESE: USA
ANNO: 2022
DURATA: 159'
ATTORI: Austin Butler, Tom Hanks e Olivia DeJonge
SCENE SENSIBILI: qualche scena di violenza
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La vita sempre in volo di Elvis Presley, dal giorno della sua scoperta da parte del “Colonnello” Parker a quello della sua ultima esibizione a poche settimane dalla scomparsa. Il bisogno di amore, il difficile rapporto con il suo avido manager e il richiamo del palcoscenico che lo strappa alla moglie Priscilla e alla figlia Lisa-Marie. Il biopic della prima vera rockstar, raccontato con la regia pirotecnica di Baz Luhrmann.

Più biopic che musical

I film di Baz Luhrmann hanno sempre riservato sorprese agli spettatori. Le scenografie e i costumi sfarzosi, le musiche che coniugano i ritmi e le sonorità del passato con quelle del presente. Anche le trame, spesso trasposte da drammaturgie o romanzi, hanno sempre avuto il particolare punto di vista del regista australiano, che non manca mai di rappresentare il disincanto del sogno americano.
Elvis Presley ne è certamente una incarnazione, forse la più famosa, con le sue vette raggiunte partendo dalle campagne del Tennessee e la tragedia della sua morte prematura. Delle tante e famose sirene che hanno portato Elvis alla distruzione, Baz Luhrmann mostra al grande pubblico la più fatale: il suo manager, il sedicente Colonnello Parker, in realtà un apolide di origini olandesi.
Luhrmann propone Parker come antagonista e narratore della storia, come il Salieri di Amadeus, senza però raggiungere il pathos suscitato dal compositore italiano interpretato da F. Murray Abraham. Il crescendo dello scontro tra Elvis e Parker occupa l’intero film: i momenti musicali sono tanti, ma per la maggior parte appaiono più come elegia e ricordo delle gesta del Re del rock piuttosto che momenti salienti della storia in sé.

Un ricordo eterno

Nonostante l’ottima interpretazione di Austin Butler nei panni di Elvis e Tom Hanks nella parte del suo manager, il film scorre senza grandi scossoni emotivi tra fedeli riproduzioni dei migliori brani di Elvis e gli scontri sempre più frequenti tra Elvis e Parker. Quando verso la fine Elvis mangia la foglia, accorgendosi che il Colonnello Parker lo sfrutta come una gallina dalle uova d’oro, è decisamente troppo tardi per il pubblico, per il quale la cosa era fin troppo evidente sin dal loro primo incontro.
Sceneggiatori e regista cercano di dare a Parker la parte della figura paterna che Elvis non ha mai avuto, perché quando la madre muore il padre Vernon Presley si dimostra un inetto capace solo di accaparrarsi i privilegi dell’essere genitore di un Re. Ma a Parker padre putativo non crede nessuno: a Priscilla come unico personaggio capace di salvare Elvis invece sì, e viene da chiedersi come mai gli sceneggiatori non si siano concentrati maggiormente su di lei, forti anche della brillante interpretazione di Olivia DeJonge.
La fedeltà alla verità storica non può essere una scusante, soprattutto con Baz Luhrmann di mezzo, capace di ambientare Romeo e Giulietta a Los Angeles, far cantare Lady Marmalade alle ballerine del Moulin Rouge e Jay-Z nei roaring twenties di Gatsby. A questo biopic su Elvis manca soprattutto un maggior coraggio autoriale. Tuttavia, rimane il suo tocco inconfondibile, che regala potenza e colori anche all’Elvis degli anni’50, quando bianco e nero non si dividevano solamente su schermi e fotografie. Una denuncia sociale da cui Luhrmann non ha voluto esimersi. E anche questo è un punto a vantaggio del regista australiano.

Claudio F. Benedetti

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