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Ennio


TITOLO ORIGINALE: Ennio
REGISTA: Giuseppe Tornatore
SCENEGGIATORE: Giuseppe Tornatore
PAESE: Italia, Belgio, Paesi Bassi, Giappone
ANNO: 2021
DURATA: 185'
ATTORI: Ennio Morricone, Giuseppe Tornatore e altri 25 grandi protagonisti del cinema mondiale
SCENE SENSIBILI: rapidissime sequenze di violenza di alcuni film e qualche breve accenno di nudo.
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La vita artistica di Ennio Morricone, scomparso il 6 luglio 2020, attraverso le voci di registi, musicisti, cantautori, sceneggiatori, critici e collaboratori che hanno lavorato con il grande compositore. L’amico Giuseppe Tornatore offre un affresco di Morricone come suo personalissimo tributo al mentore che lo accompagnò nella sua opera d’esordio Nuovo Cinema Paradiso con cui vinse il Premio Oscar per il miglior film straniero nel 1990. Il racconto si dipana dagli arrangiamenti felicissimi per alcuni cantanti italiani di successo, alle prime colonne sonore, fra cui il lungo e prolifico sodalizio con Sergio Leone, in una “infinita” carrellata attraverso le sequenze e i temi musicali delle più significative delle sue 500 colonne sonore. Un viaggio nella storia del cinema mondiale che giunge fino al mancato Oscar per Mission (1986), il riconoscimento (riparativo) con l’Oscar alla carriera (2007) e ancora al secondo Premio Oscar per The Hateful Eight di Quentin Tarantino, nel 2016.

Quando un documentario si trasforma in un avvincente biopic

Il film ha davvero meritato il David di Donatello di quest’anno non solo per il miglior documentario, ma anche per il miglior montaggio e il miglior suono. Per chi ama il cinema quest’opera è un piacere per i sensi, nonché per tutta la conoscenza che può apportare su uno dei più grandi artisti italiani del cinema mondiale. È evidente l’impostazione di un regista appassionato ed esperto di narrazione come Tornatore, che mette in campo la sua grande professionalità insieme ad un sincero legame con il protagonista. Interponendosi fra sequenze memorabili dei più grandi film commentati dal suo genio musicale (il maestro romano nasce nel 1928), Morricone interviene frequentemente in prima persona nel testimoniare la genesi, le emozioni, le difficoltà e le soddisfazioni di molti dei suoi più importanti lavori e, attorno a lui, vestito con una maglia rossa, quasi a testimoniare la passione per ciò che ha saputo realizzare, compaiono, in un montaggio serratissimo, le presenze e i commenti (tutti in lingua originale) di personaggi fra i più “grandi” che hanno potuto lavorare o frequentare il maestro. Un numero elevatissimo di protagonisti del cinema mondiale, che hanno volentieri partecipato al progetto: da Clint Eastwood a Oliver Stone, da Barry Levinson a Roland Joffé, da Bruce Springsteen a Quincy Jones, da Hans Zimmer a John Williams.

Il talento immenso di un artigiano geniale ed umile

La figura che emerge dal godibilissimo affresco, che pure si protrae per circa tre ore, è quella di un uomo appassionato in modo eccezionale al suo lavoro, dedito quasi maniacalmente alla cesellatura artigianale di ogni brano, capace di creare dal nulla case bellissime e sempre nuove con i soli mattoni delle sette note: un’immagine metaforica usata da Morricone stesso. Attraverso un alternarsi continuo di spiegazioni e riproduzioni di brani in ascolto e sequenze in visione; di performance e di dietro le quinte, di “documentazione” e commenti, senza mai la necessità di una voice over esterna, lo spettatore è sapientemente condotto per mano alla conoscenza di un mondo che non può non emozionarlo, stimolando in lui adrenalina e riflessione nella medesima fruizione. Un esempio sublime del potere edificante dell’arte della musica, forse la più universale in assoluto. Un racconto che, pur nei suoi meritati fasti, non tralascia di evidenziare i tratti di umiltà e umanità semplice che contraddistinguono il protagonista, intento nelle prime sequenze a far ginnastica in casa alla sua veneranda età e capace davanti a centinaia di persone in sala e a milioni collegate in tv nel mondo, di dedicare l’Oscar alla carriera alla moglie, amata per tutta la vita e mentore “assoluta” – per sua stessa ammissione – di ogni suo lavoro, prima di sottoporlo a qualunque regista o produttore.

Giovanni M. Capetta

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