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Ghostbusters: Legacy

Ghostbusters: Legacy


TITOLO ORIGINALE: Ghostbusters: Legacy
REGISTA: Jason Reitman
SCENEGGIATORE: Gil Kenan
PAESE: USA
ANNO: 2021
DURATA: 125'
ATTORI: Mckenna Grace, Finn Wolfhard, Paul Rudd, Carrie Coon
SCENE SENSIBILI: nessuna
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Nella cittadina di Summerville, il celeberrimo ghostbuster Egon Spengler muore combattendo una misteriosa entità sovrannaturale. La figlia di Egon, Callie, nonostante i pessimi rapporti con il padre assente, siccome si trova in ristrettezze economiche decide di rivendicare l’eredità e trasferirsi nella tenuta del padre defunto con i figli Trevor e Phoebe. La dodicenne Phoebe condivide l’ingegno e la fascinazione scientifica di suo nonno. Così comincia a indagare. Non solo apprenderà che Egon era un ghostbuster: scoprirà anche che un male antico si nasconde a Summerville; ed Egon aveva speso decenni della sua vita per prepararli ad affrontarlo.

Quando la nostalgia paga

Si sente spesso parlare di “esaurimento delle idee”, specialmente nel cinema. Da dieci anni a qui, Hollywood si è concentrata nella produzione massiccia di sequel, remake, reboot e ogni forma possibile di adattamento per riportare in vita i franchise di successo delle decadi passate. Raramente l’esperimento funziona. Forse al botteghino. Ma quello che potrebbe sembrare “un gioco da ragazzi” invece è un’operazione assai difficile. Pochi riescono infatti a tradurre una storia per il cambio generazionale: essere fedeli all’originale eppure essere al contempo “nuovi”.
Ghostbuster: Legacy ci riesce. Strizzando l’occhio ai nostalgici, il film sa comunicare con il giovane pubblico attraverso la sua eroina Phoebe. Piccolo genio dissociato dal resto mondo, Phoebe è il catalizzatore dell’avventura e del passaggio di generazione: è lei a riscoprire il mondo perduto di suo nonno, introducendo i più giovani a un racconto per loro ormai estraneo, ed è sempre lei a rimetterlo in atto, con umiltà e creatività, entusiasmando coloro che attendevano di vedere di nuovo i ghostbusters all’opera e che erano rimasti delusi dal remake al femminile del 2016.

Umile e familiare

Il punto più forte del film è di sicuro la sobrietà. Prendendo chiaramente esempio dalla serie di successo Stranger Things, il film, invece del chiasso metropolitano di New York, sposta il set in un paesino provinciale e bucolico. Invece di quattro adulti alle prese con una carriera altalenante, preferisce i teenager che si scontrano con i conflitti parentali e la pressione sociale.
È solo quando il racconto è settato, quando le premesse sono state delineate, che il film tira fuori tutti i muscoli per uno scontro con una minaccia apocalittica. D’improvviso lo schermo si popola di volti ben noti, dai celebri omini marshmellow ai cani-gargoyle, e senza aggiungere altri spoiler possiamo solo dire che l’avventura assume inevitabilmente un che di familiare.
In fondo Ghostbuster: Legacy è una storia di famiglia. Sebbene sia Phoebe l’attrice cardinale delle vicende, è sua madre Callie che deve affrontare il fantasma del padre Egon e sanare i vecchi rancori. In questo senso, il nuovo sequel è anche più efficace del suo titanico genitore. Perché più ancora che non la fine del mondo, quello che c’è in gioco è un affetto. La storia di una figlia abbandonata dal padre, che dopo oltre trent’anni scopre che lui non ha mai smesso di amarla.
Ghostbuster: Legacy è in conclusione un tributo sentito ai suoi predecessori, e anche giustificato. A sette anni dalla morte prematura di Harold Ramis, l’attore che interpretava Egon Spengler, il film è un’occasione di omaggiare l’attore e amico scomparso, glorificando un’innocenza e una meraviglia passati, ma non per questo perduti.

Alberto Bordin

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