È Natale. Greta ha dieci anni, ma crede ancora alle favole. Un giorno, resta delusa dallo scoprire che il suo vicino di casa Nicola non è davvero l’assistente di Babbo Natale: è soltanto una persona che ne indossa il costume per lavoro. Nicola rimedia raccontandole una «favola vera»: quella di Greta Thunberg, il cui attivismo climatico è riuscito a scuotere i potenti. Greta decide di seguirne le orme. Così si adopera per ricondurre nell’Artico un cucciolo d’orso polare tenuto in cattività dai perfidi Igor e Valentina.
Evidentemente, l’omonimia tra la protagonista del film e Greta Thunberg non è casuale. Il messaggio è quantomai trasparente: la storia vuole invitare bambini e ragazzini a seguire le orme della giovane attivista, a imitarne la modalità di manifestazione e protesta. Al di là della posizione che ciascuno può avere nei suoi confronti, sull’opportunità o meno di indicarla come modello esemplare ai propri figli, a non tornare è quale sia la differenza tra una favola qualunque e la «favola vera» di Greta Thunberg.
Certo, Greta Thunberg è una persona reale. Ma, pur tralasciando il semplicismo con cui se ne ricostruisce la vicenda, resta il fatto che la sua storia viene narrata alla Greta sua omonima non come un fatto storico, come un’esperienza reale che, in quanto tale, si può provare a vivere a propria volta. Alla bambina protagonista non si raccomanda di fare alcuna esperienza: tutto ciò che le occorre per cambiare il mondo a sua volta è semplicemente «crederci davvero». Ma qual è allora la differenza tra la «favola vera» della lotta ambientalista e quelle su Babbo Natale? Dove sta il suo maggiore, comprovato realismo?
Questo l’elementare principio a fondamento dell’intero film. Ma come può un principio simile far crescere un bambino in un libero e responsabile costruttore di civiltà? La fiaba – la trama stessa del film è raccontata come tale – non viene qui adottata come strumento a misura d’infanzia per imparare ad affrontare l’esistenza. Al contrario: Greta è esortata a credere che cambiare il mondo equivalga ad una magia.
Alla piccola è sufficiente ascoltare una sola volta la storia dell’attivista svedese non solo per convertirsi all’istante alla sua battaglia, ma anche per essere certissima di poterla vincere. Le titubanze dei genitori? Sciocchezze, a confronto dell’autorevole saggezza che guida l’eroica protagonista. Anzi: sono una ferita alla sua profonda dignità di persona destinata a sovvertire il corso della storia. La sua intraprendente fiducia non necessita di essere motivata in alcun modo. L’adulto incapace di farsi guidare da un bambino che non smette di sognare è ottuso.
Dati questi presupposti, il film rende un pessimo servizio alla propria causa. Oltretutto, il fascino della protagonista per Greta Thunberg sboccia subito dopo la scoperta che Nicola non è affatto l’assistente di Babbo Natale. È come se aderire all’attivismo climatico le servisse unicamente a sostituire un sogno appena infranto: come se il vero obiettivo fosse quello di non restare priva di un’avventura da vivere. Non importa quale, purché ci si senta coinvolti in una grande storia.
In effetti, le favole che Greta ascolta da Nicola non riguardano soltanto la lotta per l’ambiente. Né, in fondo, è questa la missione per la quale Greta sceglie di spendersi: liberare un orsetto in cattività, restituire gli animali al loro habitat, è un problema distinto – anche se non disgiunto – dal cambiamento climatico.
In fin dei conti, emerge con sufficiente chiarezza che il significato profondo del film è quello di proporre la «favola vera» dell’ambientalismo come un nuovo culto, a (implicita) sostituzione del Natale. Non a caso, è presente una sequenza dedicata ad un rito in memoria dei ghiacciai estinti, commemorati come fossero persone defunte. La piccola Greta simboleggia dunque un’umanità rimasta orfana di significato, di una meta ultima dell’esistenza. Meta che si va a cercare nei territori della fantasia.
Per quanto il film possa anche risultare simpaticamente e magicamente avventuroso, il controsenso tra l’esortazione ad aprire gli occhi sulle catastrofi ambientali e il chiuderli in nome dell’immaginazione non fa che confondere. Tant’è che le favole sembrano giungere a sostituire la realtà stessa: ora che Greta ha scoperto quelle «vere», sa che per risolvere qualunque situazione problematica, le sarà sufficiente immaginare una storia in cui il protagonista riesce a trovare una via di scampo. Se puoi sognarlo, puoi farlo.
Marco Maderna
Tag: 2 Stelle, Avventura, Film Italiani