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Il campione


TITOLO ORIGINALE: Il campione
REGISTA: Leonardo D’Agostini
SCENEGGIATORE: Giulia Louise Stei- gerwalt, Leonardo D’Agostini, Antonella Lattanzi
PAESE: Italia
ANNO: 2019
DURATA: 105'
ATTORI: Andrea Carpenzano, Stefano Accorsi, Ludovica Martino, Mario Sgueglia
SCENE SENSIBILI: turpiloquio, un paio di scene di violenza piuttosto contenuta
1 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 5

Christian è un giovane calciatore della Roma, geniale, ricchissimo e senza regole. Valerio è un professore schivo, con problemi economici e una tragedia familiare alle spalle. Un giorno, dopo l’ennesima bravata di Christian, Valerio viene chiamato per dare ripetizioni al ragazzo. L’obiettivo è fargli passare la maturità e impartirgli un po’ di disciplina. L’inizio non è certo dei più rosei ma, con il passare del tem- po, tra i due si instaura un legame di amicizia…

La giovane promessa del calcio e il suo mentore

Con il suo esordio alla regia di un lungometraggio, Leonardo D’Agostini confeziona un buon prodotto, premiato da un discreto successo di pubblico e critica. Il campione guarda agli sport movie di stampo americano, in cui a un giovane e promettente atleta, spesso caratterizzato da problemi comportamentali e relazionali, gli viene affiancato, in modo più o meno coatto, un mentore. L’impianto narrativo non si distingue per particolare originalità, ma risulta comunque funzionale e accattivante, perché attinge ad alcuni archetipi che il pubblico riconosce immediatamente, pur adattandoli a un contesto tipicamente italiano (evidente soprattutto nella scelta di ambientare la storia nel mondo del calcio, l’unico sport nazionalpopolare che in Italia può giustificare la fama e l’aura di sacralità che avvolgono il personaggio di Christian).

La solitudine dei due protagonisti

Al centro del film c’è la solitudine dei due protagonisti: Christian, rimasto orfano di madre in giovane età, vive circondato da amici, ragazze, manager (e persino un padre) che lo considerano quasi esclusivamente come fonte di benessere e divertimento assicurati; Valerio, invece, separato e pieno di rimpianti, deve fare i conti con la morte improvvisa di un figlio piccolo. I due personaggi funzionano grazie all’ot- tima interpretazione dei due attori protagonisti: Accorsi, reduce da un ruolo simile in Veloce come il vento (2016) – altra piccola perla del genere, ambientata, in questo caso, nel mondo delle gare automobilistiche – e Carpenzano, perfetto nei panni di un ragazzo costretto a gestire un successo più grande di lui.
Particolarmente interessante è la scelta di non calcare la mano in modo eccessivo sulle caratteristiche distintive che, tipicamente, contraddistinguono personaggi di questo tipo. Christian, nonostante le numerose sbandate, rimane sostanzialmente un bravo ragazzo, in completa balia della sua fama e dei capricci delle persone che lo circondano (emblematica, in tal senso, è la prima scena, dove Christian ruba dei vestiti in un centro commerciale soltanto perché provocato da uno dei suoi cosiddetti “amici”). L’unico momento in cui Christian diventa davvero aggressivo è quando Valerio si presenta a casa sua e attacca suo padre, accusandolo di essere la causa dei continui colpi di testa del figlio. E anche questa scena finisce per connotare Christian più come un ragazzo dal cuore tenero, che difende l’unico genitore che gli è rimasto, che come un ribelle o un bad boy. Anche Valerio, che pure rispetta il canone del mentore tormentato dai sensi di colpa e dai fantasmi del suo passato, risulta un personaggio credibile nelle sue debolezze. Sappiamo che è stato licenziato dalla scuola in cui insegnava perché beveva, ma questo evento è collocato nel passato, non messo in scena. Questa scelta di smorzare alcuni elementi che avrebbero potuto accrescere il pathos e la drammaticità della storia può apparire come un’occasione persa, ma senza dubbio rende il racconto più realistico.

Un finale debole ma significativo

Forse, dove il film pecca un po’, è proprio nella costruzione del climax che precede il finale. La crisi che scoppia nella vita di Christian e che rischia di distruggere il suo rapporto con Valerio appare un po’ debole, con una posta in gioco non così determinante (o, almeno, non presentata come tale) e quindi, in definitiva, poco coinvolgente per lo spettatore.
Volutamente sottotono è anche il finale. Il regista rinuncia a mettere in scena un fastoso happy ending. Per Christian non c’è nessun trionfo, nessun successo clamoroso, nessun twist determinante. Il film si chiude semplicemente con lo scambio di sguardi di un ragazzo (normale) e del suo maestro, che si incontrano fuori da scuola e capiscono che entrambi sono cambiati e hanno imparato qualcosa l’uno dall’altro.

Scegliere un film 2019

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