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Il dio dell’amore


TITOLO ORIGINALE: Il dio dell'amore
REGISTA: Francesco Lagi
SCENEGGIATORE: Enrico Audenino, Francesco Lagi
PAESE: Italia
ANNO: 2026
DURATA: 100'
ATTORI: Francesco Colella, Anna Bellato, Vinicio Marchioni, Isabella Ragonese, Vanessa Scalera, Benedetta Cimatti, Enrico Borello, Chiara Ferrara, Corrado Fortuna
SCENE SENSIBILI: Alcune scene erotiche senza nudo, non insistite
1 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 5

Il poeta Publio Ovidio Nasone, che tanto ha cantato l’amore, girovaga per la Roma di oggi nelle sembianze di un uomo come gli altri. Seguendolo egli ci fa conoscere varie coppie, ognuna in qualche modo collegata anche alla coppia successiva. La giornalista di cronaca nera Ada, dopo tanti tentativi andati a vuoto, si scopre incinta non del marito, docente all’Accademia di Belle Arti, Filippo, ma di un suo ex, il musicista Pietro. Filippo a sua volta ha una giovane amante, l’allieva e cameriera part time Silvia, che attira anche le attenzioni di Arianna, cardiochirurga moglie di Ester. La psicoterapeuta Ester è invece attratta anche da un suo paziente, l’autista di bus Jacopo, che è ossessionato dalla sua ex Linda, attuale compagna di Pietro.

 

Elegante leggerezza e cura del dettaglio

Fin dalle prime inquadrature lo spettatore è attratto da una bellezza inedita della capitale. La macchina da presa coglie dettagli di Roma antica prima di inquadrare il bravo Francesco Colella nei panni di un Ovidio contemporaneo che ci guida in diversi quartieri della città dove vivono le coppie che vuole farci conoscere. Con le parole del poeta siamo introdotti in un racconto che fa della casualità un connotato centrale. La coincidenza per cui un elemento di ogni coppia è collegato a quella successiva è chiaramente un artificio, ma questo non disturba perché gli autori sono abili nel definire ciascun personaggio come molto verosimile. Alla credibilità dell’insieme contribuisce molto la bravura degli attori, anche i meno blasonati. Ciascuno è pienamente nel ruolo di rappresentare uno spicchio del mondo medio borghese messo in scena. Anche la fotografia e il montaggio contribuiscono a dare verità al racconto con la scelta di innestare dei fotogrammi in Super8 quasi che stessimo vedendo stralci di vita reale dei nostri protagonisti. Infine merita una menzione particolare la musica di Stefano Bollani che non cede mai alla tentazione di prevalere sulla recitazione, ma anzi la commenta con rara delicatezza.

 

Cos’è l’amore?

Fin qui il commento ad un film esteticamente pregevole, un’opera corale che nella sua scrittura ricorda in piccolo alcuni successi di Woody Allen. Ciò che necessita una valutazione a sé stante è l’assunto tematico, il presupposto su cui si regge tutta la narrazione e che è già implicito nel titolo. Gli autori di questa storia, anzi delle diverse storie raccontate credono allo stesso dio dell’amore a cui credeva Ovidio. Considerano che siamo tutti in balia di quella divinità dispettosa figlia di Venere che si diverte a scagliare frecce per far innamorare i suoi destinatari. Saremmo tutti vittime di Cupido, quindi destinati a vedere i nostri sentimenti mutare a seconda del capriccio di un agente esterno in grado di condizionare la nostra volontà. I personaggi in scena sembrano rassegnati a questa fatalità e non oppongono resistenza. Ecco perché le coppie che incontriamo si tradiscono o sono frutto di precedenti legami interrotti. Quella messa in scena è una giostra su cui le coppie salgono e scendono come partecipanti ad un gioco la cui unica regola è non dire no alla passione. Filippo tradisce Ada che lo ha tradito con Pietro. Arianna si è separata da Ester ed è attratta da Silvia. Ester ha lasciato Arianna ed ha un’attrazione per Jacopo che è stato lasciato da Linda che si è messa con Pietro. Non esiste la dimensione della fedeltà nel mondo che viene descritto, ma con essa sembra quasi mancare anche la stessa volontà di proteggere la propria relazione dall’usura del tempo. Da questo non è esente neppure la coppia lesbica di Arianna ed Ester che, malgrado abbiano una figlia, si sono decise per la separazione. Insomma, in questo film, per molti aspetti davvero meritevole, manca la presenza di una famiglia che si ama, una coppia che Cupido non abbia indotto ad interrompere il suo legame, anche perché forse questa coppia ha un’idea diversa di cosa sia l’amore e non lo riduce a un sentimento che non ha niente a che fare con le decisioni coscienti e con la volontà delle persone.

 

Giovanni Capetta

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