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Il diritto di opporsi

Il diritto di opporsi


TITOLO ORIGINALE: Just Mercy
REGISTA: Destin Daniel Cretton
SCENEGGIATORE: Destin Daniel Cretton, Andrew Lanham; adattamento dal romanzo autobiografico di Bryan Stevenson
PAESE: Usa
ANNO: 2019
DURATA: 131'
ATTORI: Michael B. Jordan, Jamie Foxx, Brie Larson, O’Shea Jackson Jr.; Tim Blake Nelson, Rob Morgan
SCENE SENSIBILI: qualche drammatica scena di tensione
1 vote, average: 5,00 out of 51 vote, average: 5,00 out of 51 vote, average: 5,00 out of 51 vote, average: 5,00 out of 51 vote, average: 5,00 out of 5

Alabama, 1987. Walter McMillian, boscaiolo e padre di famiglia, viene condannato a morte per un omicidio che non ha commesso, del quale viene ingiustamente accusato per il semplice motivo di essere nero e malvisto dalla comunità di bianchi. Bryan Stevenson, un giovane avvocato, laureato ad Harvard, ma anch’egli proveniente dal ghetto di una metropoli, e per questo avvezzo ai soprusi dei bianchi nei confronti dei neri, farà di tutto per difenderlo e strapparlo a questa ingiusta condanna.

Le lotte del passato e le lotte del presente

La storia di Bryan Stevenson, da lui stesso riportata nel memoir omonimo, è uno dei tanti casi di ingiustizia negli Stati Uniti perpetrata dalla società e dalle istituzioni ai danni delle persone di colore, che si sovrappone però all’ancor più abietta ingiustizia, questa volta senza distinzione di colore della pelle, sostenuta da tutti coloro che si trovano a dover affrontare il braccio della morte. Questa storia si pone infatti in un duplice solco, quello di chi ha lottato nel passato e continua a lottare nel presente per far valere i diritti delle minoranze etniche, e quello di chi si batte per il diritto alla vita, la cui dignità e sacralità non deve essere messo in discussione.

Il diritto di non morire in una società ottusa

Qui le due fila si sovrappongono: Walter McMillian non è solo un individuo accusato e detenuto ingiustamente, ma è prima ancora un essere umano che non merita di morire. E questo vale anche per i suoi compagni di carcere. Come nel caso di Herbert, un reduce del Vietnam che in passato, in preda a disordini psicologici, ha gettato una bomba per protesta e si è trovato ad uccidere, accidentalmente, una ragazza che passava per caso. I compagni spesso gli ricordano che non è quello il suo posto, che è malato e ha bisogno di cure, e che per colpa della guerra in Vietnam dovrebbe stare in un ospedale psichiatrico, non nel braccio della morte. Per quanto però in carcere possa crearsi un ambiente solidale, in primis tra detenuti, ma anche tra secondini e carcerati, e per quanto gli abiti immacolati, volutamente intonsi, ce ne ricordino l’innocenza, la società ottusa e sorda della ridente cittadina dell’Alabama (che a inizio film si presenta come la stessa in cui è ambientato il romanzo Il buio oltre la siepe) non è disposta a prestare occhi ed orecchie alle storie di questi uomini.

Un film potente e asciutto

Questo almeno fino all’arrivo del giovane e coraggioso avvocato di Harvard, il quale, smascherando i pregiudizi stantii che i vertici della città (lo sceriffo e il sindaco) covano nei confronti di McMillian e dei suoi compagni, nel corso degli anni, al prezzo di grandi sacrifici, riuscirà a strappare alla pena capitale quasi 200 detenuti, vittime di errori giudiziari.
Il diritto di opporsi è un film potente e asciutto. Essenziale, netto; e al tempo stesso speranzoso. Il giovane regista e sceneggiatore preferisce far parlare i fatti, limitando retorica, efferatezza, pietismi. Le punte di lirismo sono poche e circoscritte: lo spiraglio, a inizio film, dettato dall’abbattimento di un albero, attraverso cui guardare il cielo, le divise perfettamente bianche dei detenuti, evocazione della purezza di vittime sacrificali, la musica che accompagna gli ultimi istanti di vita del condannato a morte. Tutto il resto è racconto e azione.
In effetti la storia necessita di pochi orpelli, quando il messaggio che si vuole imprimere è già tutto nel titolo (ingiustamente tradotto): soltanto misericordia.

Scegliere un film 2020

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