SCEGLIERE UN FILM

Il filo nascosto


TITOLO ORIGINALE: Phantom thread
REGISTA: Paul Thomas Anderson
SCENEGGIATORE: Paul Thomas Anderson
PAESE: Usa
ANNO: 2017
DURATA: 130'
ATTORI: Daniel Day-Lewis, Lesley Manville, Vicky Krieps
SCENE SENSIBILI: turpiloquio; un paio di scene di nudo parziale
1 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 5

Reynolds Woodcock è un sarto di alta moda ricercato da nobili e bel mondo. Scapolo incallito, vive con la sorella Cyril, mentre le donne entrano ed escono dalla sua vita senza scalfirla. Poi un giorno incontra Alma, semplice cameriera, che sceglie come sua nuova musa e amante. Apparentemente sottomessa, Alma inizia a stravolgere il mondo di Reynolds…

Uno splendido esercizio di forma fuori dal tempo

Elegantemente scritto e diretto (pare anche in parte fisicamente girato come operatore di macchina, anche se non risulta dai titoli) da Paul Thomas Anderson, Il filo nascosto assomiglia molto agli abiti che Reynolds Woodcock realizza con maniacale dedizione: un oggetto bellissimo, uno splendido esercizio di forma ormai fuori dal tempo, non sempre facile da portare.
Storia di un rapporto sentimentale (è dura definire amore, o anche solo passione, quello che condividono, o non condividono, Reynolds e Alma) dai tratti opachi e quasi perversi, la storia tessuta e cucita da Anderson ha deliberati echi hitchcockiani, con la gelida sorella Cyril, usa a dare il benservito alle “fidanzate” di Reynolds che hanno esaurito la loro funzione , che fa la parte della governante perfida e manipolatrice.
Solo che Reynolds non vive tormentato dal ricordo di una moglie maligna, ma nella memoria di una madre adorata e rimpianta (che a un certo punto appare addirittura come un vero e proprio fantasma), che sembra davvero essere l’unica donna della sua vita, e la giovane Alma è tutto fuorché una ragazzina spaurita vittima predestinata a dispetto dell’apparenza.
Poco vediamo del mondo al di fuori della magnifica casa dove lo stilista abita o lavora: al massimo è il mondo a fare capolino lì dentro, come quando alla porta si presenta una principessa belga con tutto il suo seguito per farsi confezionare un abito da sposa che sia il più bello del mondo, anzi, il più bello mai realizzato. Insomma, un’idea platonica di abito nuziale più che un vestito vero e proprio. Proprio con un abito da sposa, quello della madre, lo stilista aveva cominciato la sua carriera. Ed è proprio qui che la crisi latente tra Reynolds e Alma (che, tutto sommato, proprio come una brava ragazza degli anni cinquanta, al matrimonio ci tiene) scoppia e travolge tutto l’atelier (che rischia, orrore, di bucare la consegna).

Una liaison studiata e asettica

Daniel Day-Lewis alterna momenti di spietata durezza ad altri di capricci quasi infantili, tutti, indifferentemente percorsi da un inscalfibile egotismo che il mondo che lo circonda non sembra mai davvero mettere in discussione. La Krieps dà alla sua enigmatica Alma (quasi nulla sappiamo di lei, neppure da dove provenga, anche se il suo accento ce la rivela come straniera) una misteriosa energia che emerge a sorpresa da un atteggiamento apparentemente placido e sottomesso, così che quando il film giunge (per la verità con molta lentezza) al suo primo vero momento di svolta siamo sorpresi ma non del tutto dalla sua iniziativa.
Anderson osserva e modella la liaison tra i due con la lenta e ostinata precisione di un artigiano o di un romanziere di inizio Novecento e non si può fare a meno di ammirarne la maestria continuando a chiedersi però quanto ci importi davvero di quello che ci viene mostrato.

Un “esercizio” di sentimenti che non tocca il cuore

Il concetto rilevanza per un un’opera d’arte e di un’arte in teoria popolare come il cinema può essere un criterio insidioso per giudicarla e tuttavia in questo caso non si può non essere tentati di chiedersi se sia proprio l’assenza di questa il problema maggiore (oltre all’estenuante lentezza) del Filo nascosto.
Che Reynolds e i suoi patemi ci restino sostanzialmente indifferenti forse non è un problema della nostra mancanza di gusto per la bellezza, ma ci viene il dubbio che sarebbe meglio dedicare la nostra pazienza a qualcuno che ci voglia raccontare qualcosa di ci importi veramente.

Laura Cotta Ramosino

Tag: , , ,