Diego Viani è un ex rapinatore che, dopo aver scontato una lunga pena, ora gestisce un’osteria a Ferrara chiamata col suo soprannome: “Il Brigante”. Il suo passato riemerge quando un suo ex complice, Salamandra, riappare accusandolo di aver fatto sparire il bottino dell’ultimo colpo: cinque miliardi di lire in lingotti d’oro. Poco dopo Salamandra viene trovato ucciso e i sospetti del commissario Castrone sono tutti su Diego. A cercare di scagionarlo, l’amico Michele Ragusa, sprovveduto investigatore privato, con il suo improbabile tirocinante, Alex. Fra le persone coinvolte nella rapina miliardaria appaiono anche il complice Veleno, che a causa di un trauma cranico non ricorda il suo passato, e sua moglie Gianna. Alla fine di un’indagine complicata Diego potrà risultare innocente?
Questo film rappresenta purtroppo una delle tante occasioni mancate del cinema italiano, in special modo nel genere della commedia. La scelta stessa, di per sé originale, di ambientare il racconto nella città di Ferrara, non porta a risultati apprezzabili. Il luogo è pressoché solo citato, ma non assume una presenza visiva di rilievo, essendo limitatissimi gli esterni previsti.
Quali altri elementi di attrazione vengono offerti? C’è un giallo da risolvere ma gli elementi di indagine sono esili, legati ad un passato lontano… Sì, è vero, Diego rischia il carcere, ma la posta in gioco non è sufficientemente alta perché lo spettatore si appassioni. I “nostri” non sono mai in grave pericolo e coloro su cui si riverseranno le colpe sono personaggi macchiettistici, che non ci stanno davvero a cuore. Si presenta una famiglia anomala, ovvero quella di Diego, con l’ingombrante passato, la moglie adibita ai fornelli e dalla lingua sagace e la figlia che, rinnegando i trascorsi paterni, ha indossato la divisa della poliziotta. Un triangolo relazionale che poteva essere approfondito maggiormente, mentre rimane solo stabilito.
La stessa superficialità presenta la coppia dell’investigatore privato e il suo assistente. Il duo oltre che comico avrebbe la funzione di far procedere le indagini, ma questo avviene in modo meccanico e farraginoso. Il finale, a sorpresa, con il coinvolgimento di altri personaggi non soddisfa le attese e lascia l’amaro in bocca allo spettatore.
Il cast composto per questo film crea delle aspettative che vengono deluse. Il problema sembra essere duplice. Da un lato la sceneggiatura si limita a creare una successione di sketch fini a sé stessi senza una reale progressione narrativa. Dall’altro gli attori, probabilmente non diretti come sarebbe stato necessario, svolgono il loro compito in modo pedissequo e per lo più riproducendo un’immagine stereotipata del carattere che impersonano. Abatantuono si adagia nell’uomo che ha superato la mezza età, dal passato torbido e un generico disincanto. Michele Foresta, noto come Mago Forest, è un coprotagonista fragile, che cerca spasmodicamente la battuta arguta, ma spesso non centra il bersaglio. Migliore risulta la performance di Max Angioni che mette in gioco anche la sua fisicità per interpretare la spalla inetta e mammona dell’investigatore privato. Catania è il poliziotto sornione che ci sembra di aver già visto tante volte. Si aggiungono, in ruoli secondari, Maria Amelia Monti e Bebo Storti, altri due comici di esperienza che, però, qui non brillano mai.
Come anticipato, una forte responsabilità sulla fragilità di questa commedia noir è da attribuirsi al regista De Biasi che, pure, è da trent’anni in attività. In questa occasione anche la sceneggiatura a più mani non ha contribuito ad un buon esito della operazione. La scrittura non soddisfa né gli amanti del giallo per l’esiguità dell’intrigo, né gli amanti della comicità per il livello sempre piuttosto basso di gag e battute.
Giovanni Capetta
Tag: 2 Stelle, Commedia, Film Italiani