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Il primo re


TITOLO ORIGINALE: Il primo re
REGISTA: Matteo Rovere
SCENEGGIATORE: Francesca Manieri, Filippo Gravino, Matteo Rovere
PAESE: Italia
ANNO: 2019
DURATA: 127'
ATTORI: Alessandro Borghi, Alessio Lapice, Fabrizio Rongione, Massimiliano Rossi, Tania Garribba
SCENE SENSIBILI: numerose scene di violenza
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La storia di Romolo e Remo prima della fondazione di Roma.

Le coinvolgenti vicende dei fondatori di Roma

753 a.C. Romolo (Alessio Lapice) e Remo (Alessandro Borghi) non si nutrono bevendo il latte della lupa. Sono ormai adulti, fratelli di sangue, coltivano la terra e guidano un gregge di capre. Ma bastano pochi secondi per cambiare tutto: l’interruzione del silenzio, un rumore che cresce sempre di più e la piena di un fiume, il Tevere, che travolge tutto. I due fratelli si perdono, si feriscono, si ritrovano. Inizia così Il primo re, il film diretto da Matteo Rovere (regista di Veloce come il vento) con i primi dieci minuti più spettacolari che siano stati realizzati negli ultimi decenni nel cinema italiano.
Il destino dei due fratelli è già scritto. Anche quando sono prigionieri di una tribù primitiva che promuove la lotta mortale corpo a corpo, per determinare chi, tra gli schiavi, è destinato a vivere. Una vestale (Tania Garribba) porta il “fuoco sacro” ed esprime il volere degli dei. Ma Remo sa cosa fare.La sua strategia, studiata nel giro di poco tempo, funziona: i molti prigionieri colgono l’attimo che può restituire loro la libertà e reagiscono. È la seconda scena spettacolare del film, resa ancora più forte dalla fotografia livida di Daniele Ciprì. Romolo e Remo, insieme ai prigionieri, ce la fanno. Uccidono tutti e portano con sé la vestale, la donna che continuerà a vaticinare la volontà divina solo per loro.
Lo farà, come tutti i personaggi del film, in protolatino, una lingua che nella tradizione è antecedente al latino. Remo guida la loro nuova tribù (tra i volti si riconosce anche quello di Fabrizio Rongione, l’attore che ha girato tanti film dei fratelli Dardenne) portando sulle spalle il fratello ferito. Lo fa con devozione e affetto, che contrastano con la violenza disumana precedente.
I nuovi condottieri guidati da Remo conquistano, passo dopo passo, il loro spazio, il loro regno. Ma il potere inizia a rendere cieco Remo.

Un grande film epico rovinato da una sceneggiatura superficiale

In questo lungo passaggio dal primo al secondo atto il film si perde, diventa piatto e si contano i minuti che conducono al finale. Certo, a differenza di tanti lungometraggi italiani, che hanno la stessa poca originale e rassicurante comicità o drammaticità, Il primo re ha la forza di distaccarsi dalla facilità produttiva, inserendosi in un filone di genere poco esplorato in Italia.
Matteo Rovere lo fa con grazia. E se cede nell’invenzione della fondazione del futuro impero di Roma, non cede nel lavoro serio e durato mesi di confronto e costruzione scenica dell’ambientazione di quel periodo storico in collaborazione con linguisti ed esperti di popoli antichi. Però la scrittura rende vano tutto il lavoro di regia. Senza svelare troppo della trama si può dire che Remo inizia ad agire in modo irrazionale, emotivo e paranoico. E il suo percorso drammatico diventa artificiale e difficilmente comprensibile, nonostante la lunghezza filmica. lI risultato non è quello atteso e sperato, nonostante le epiche scene di azione (la violenza ricorda a tratti quella di Apocalypto di Mel Gibson), i silenzi e i pochi dialoghi. Non c’è la grandezza narrativa di Revenant – Redivivo, dove lo spettatore soffre, vive e spera con il protagonista interpretato da Leonardo DiCaprio. Rimane solo l’esperienza della visione di un grande film d’azione, che si dimentica in poco tempo e che per la violenza mostrata risulta poco adatto alla visione in famiglia.

Scegliere un film 2019

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