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Il ragazzo invisibile – Seconda Generazione


TITOLO ORIGINALE: Il ragazzo invisibile - Seconda Generazione
REGISTA: Gabriele Salvatores
SCENEGGIATORE: Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo
PAESE: Italia
ANNO: 2018
DURATA: 100'
ATTORI: Ludovico Girardello, Xenia Rappoport, Galatea Bellugi, Ivan Franek.
SCENE SENSIBILI: alcune scene di tensione e di violenza.
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Michele ha ormai sedici anni ma nonostante la scoperta dei super poteri, la sua vita è sempre la stessa. Pochissimi amici, un amore non corrisposto, la popolarità ai minimi storici. Come se non bastasse, il ragazzo si ritrova a convivere con il senso di colpa per la morte della madre adottiva, Giovanna, scomparsa in un incidente stradale in seguito ad un litigio telefonico proprio con il figlio. La triste monotonia della sua esistenza viene però sconvolta dall’arrivo della sorella e della madre naturale, due Speciali come lui. Il nucleo famigliare quindi si ricongiunge e Michele viene coinvolto in una misteriosa missione…

Le origini degli Speciali

Anche per questo secondo film sul ragazzo più “speciale” del cinema italiano, Salvatores si è affidato allo stesso trio di sceneggiatori (1992, La doppia ora), autori anche del romanzo da cui è tratto il primo episodio. Se visivamente però c’è poco da dire perché, senza troppe pretese, regia e post produzione hanno regalato al film una confezione quantomeno godibile (non paragonabile comunque al livello delle grandi produzioni americane di genere), la sceneggiatura lascia qualche perplessità.
La sensazione è che Il ragazzo invisibile – Seconda Generazione, sia un film di passaggio, una sorta di ponte narrativo per i prossimi episodi di quella che, si presume, sarà la prima saga nostrana di super eroi. È un film infatti fortemente incentrato sulle backstory dei personaggi – in particolare su quella di Yelena, la madre naturale di Michele – che ha come obiettivo quello di rimettere insieme i pezzi del puzzle e fornire al pubblico le informazioni necessarie per capire il mondo raccontato e le origini dei protagonisti. Un passaggio necessario, in fin dei conti, per comprendere ferite e motivazioni dei personaggi ma che inevitabilmente toglie spazio alla progressione della storia nel presente.
La conseguenza è che lo sviluppo risulta a tratti superficiale, alcune svolte sono un po’ meccaniche, la tensione non è mai spinta al massimo e sono pochi i momenti veramente indimenticabili. È invece sul fronte famigliare che il film regala comunque qualche bella emozione (soprattutto nel rapporto tra i due fratelli, così diversi ma già così uniti) ma anche qui si ha la sensazione che alcuni nodi vengano sciolti un po’ troppo frettolosamente.

Nessuna ingiustizia può giustificare odio e violenza

Per quanto riguarda il tema, se il primo film era in sostanza un romanzo di formazione, qui passano in secondo piano i piccoli grandi problemi di un adolescente come tanti, e si va più sull’esistenziale. Si parla quindi di identità, di amore filiale e fraterno, dell’opportunità della violenza. Proprio su questo fronte, anche se certamente non brilla per originalità (tante le somiglianze con i film di genere d’oltreoceano e in particolar modo con la saga degli X-Men), si situa il punto di forza del film e cioè l’assonanza tematica con uno degli argomenti di cronaca che al giorno d’oggi più ci tocca e ci spaventa: il terrorismo.
Infatti la nuova squadra di Speciali presentata in questo film, è una sorta di gruppo armato sovversivo, una minoranza agguerrita decisa a farsi giustizia con la violenza non solo contro i cattivissimi soldati russi (un classico) che li hanno costretti ad anni di reclusione, soprusi ed esperimenti genetici, ma contro l’intero genere umano. Agli occhi di questi superuomini infatti, sono tutti i normali ad essere colpevoli, perché costringono gli Speciali a vivere ogni giorno come emarginati.
Il film quindi regala interessanti spunti di riflessione, seppure senza troppi approfondimenti, su un tema sempre attuale che vale la pena di essere ancora raccontato, oggi più che mai. Perché nessuna ingiustizia subita può giustificare l’odio e la cieca violenza.

Gabriele Cheli

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