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Il signore delle formiche


TITOLO ORIGINALE: Il signore delle formiche
REGISTA: Gianni Amelio
SCENEGGIATORE: Gianni Amelio, Edoardo Petti e Federico Fava
PAESE: Italia
ANNO: 2022
DURATA: 113'
ATTORI: Luigi Lo Cascio, Elio Germano, Leonardo Maltese e Sara Serraiocco
SCENE SENSIBILI: linguaggio volgare, scene a contenuto sessuale e di nudo, scene di tensione
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Metà anni ’60. Lo scrittore Aldo (Braibanti) ed il giovane Ettore sono amanti e vivono segretamente in un appartamento a Roma. Una mattina però irrompono in casa loro alcuni famigliari del ragazzo che viene prelevato ed internato con la forza in un ospedale psichiatrico, dove verrà sottoposto anche all’elettroshock. Nel frattempo Aldo viene denunciato per plagio dagli stessi famigliari di Ettore, che lo accusano di aver soggiogato psicologicamente il giovane per inculcargli strane idee ed approfittarne sessualmente. L’intellettuale si ritrova così in tribunale a doversi difendere in un processo senza precedenti nella storia del nostro Paese…

La legge non era uguale per tutti

Il film, presentato in concorso alla 79° Mostra di Venezia, racconta la vicenda del “caso Braibanti”, partigiano, poeta, drammaturgo e anche esperto mirmecologo – cioè studioso del comportamento delle formiche, da cui il titolo – processato e condannato per plagio nella seconda metà degli anni Sessanta, un reato mai perseguito dalla magistratura dell’Italia repubblicana e risalente alla legislazione fascista.
La storia raccontata è emblematica di un’epoca, il secondo dopoguerra, in cui il nostro Paese doveva fare ancora tanti passi avanti in tema di libertà e di tutela dei diritti umani (ad esempio la legge Basaglia, che ha portato alla chiusura dei manicomi, sarebbe arrivata solo un decennio dopo) ma ha al tempo stesso tanti punti di contatto con l’attualità su argomenti come la libertà, la giustizia e la politica (anche allora, come adesso, il mondo sembrava diviso su posizioni almeno all’apparenza inconciliabili). Nonostante l’abbondanza tematica però il vero centro narrativo del film è uno solo e cioè l’omosessualità. Il signore delle formiche è infatti un film evidentemente teso ad elevare la dignità di questo tipo di relazione e smontare, o quantomeno ridimensionare, molti luoghi comuni sull’argomento.
Anche a tale scolpo, la struttura è divisa in due parti: nella prima il cuore narrativo è il giovane Ettore e dal suo punto di vista vengono raccontati l’opprimente contesto famigliare in cui è cresciuto e, parallelamente, l’incontro con il “maestro” Aldo nel Laboratorio artistico di Castell’Arquato (di cui era uno dei fondatori). È la parte più sentimentale e romantica della storia, dove il giovane protagonista senza alcuna considerazione di se stesso, anche per via della rigida educazione ricevuta, si scopre degno di attenzione, stima, affetto e anche libero di fare ed essere ciò che vuole.
Nella seconda parte invece, vengono ripercorse le tappe del processo, il personaggio di Ettore si defila e l’attenzione si sposta sulla figura dell’imputato Braibanti e su come si è difeso (ma forse sarebbe meglio dire, come non si è difeso) dalle accuse che prima della famiglia del ragazzo, erano di tutta la società del tempo.

Non è un documentario

Anche se è stato fatto un importante lavoro di documentazione sulla vicenda (ad esempio i dialoghi in tribunale sono aderenti agli atti processuali) il film non è un documentario – i nomi dei personaggi ad eccezione di quello di Braibanti sono quasi tutti inventati – e la storia così com’è costruita è anche espressione della sensibilità degli autori, l’occasione per far emergere il loro personale punto di vista sui temi trattati. Per questo la messa in scena, la recitazione e anche la stessa interpretazione dei fatti, sono stati diretti con l’intenzione di valorizzarne la portata emotiva ed emettere un giudizio più o meno esplicito su un modo di vivere o di pensare piuttosto che un altro (ad esempio il film sottende un parere estremamente negativo su un certo tipo di religiosità – peraltro l’unica rappresentata- incarnato dalla famiglia di Ettore).

Gabriele Cheli

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