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Il vizio della speranza


TITOLO ORIGINALE: Il vizio della speranza
REGISTA: Edoardo De Angelis
SCENEGGIATORE: Umberto Contarello, Edoardo De Angelis
PAESE: Italia
ANNO: 2018
DURATA: 96'
ATTORI: Pina Turco, Massimiliano Rossi, Marina Confalone
SCENE SENSIBILI: cenni di turpiloquio, due scene di nudo
1 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 5

Sulle rive del Volturno si consuma la triste ma ordinata esistenza di Maria, che per conto di una pericolosa maîtresse gestisce un racket che ha per oggetto gli “uteri in affitto” di un gruppo di prostitute africane e i rispettivi neonati, ordinati su commissione. Nessuno si scandalizza di un malaffare che imperversa da sempre, senza rumore e senza dolore, in una pacata quotidianità lenta come lo scorrere del fiume. Maria non ha però la vocazione della criminale, assiste con dedizione una madre malata e tratta le prostitute, soprattutto le più giovani, con la cura che avrebbe una sorella maggiore. Vive con gratitudine del ricordo dell’umanità del pescatore Carlo Pengue, l’unico uomo gentile che abbia mai conosciuto, e nell’anelito di una bellezza mai vista ma sempre intuita. Finché qualcosa accade.

Una vicenda di riscatto umano e morale con al centro il tema della maternità

Per il giornalista Angelo Mastrandrea è «la più grande banlieue d’Europa» e una «novella Atlantide dell’abusivismo edilizio»; per il sindaco Dimitri Russo «una polveriera pronta e esplodere»; per Sergio Nazzaro, autore del libro reportage Castel Volturno (Einaudi) è «una Gotham City del Sud senza Batman» e «una metropoli sul mare con le fattezze di un paesino del Meridione». Parliamo di un lembo di costiera campana, dalle parti di Gomorra, dove il regista Edoardo De Angelis ambienta una vicenda di riscatto umano e morale con al centro il tema della maternità.
Ci sarebbero abbastanza elementi per promuovere il film a pieni voti, a partire dal titolo, che cita Giorgio Scerbanenco secondo cui «anche la speranza è un vizio che nessuno riesce mai a togliersi completamente». Si dice dell’esistenza di un “senso dell’oltre” scritto dentro l’essere umano, che riesce a farsi strada anche nelle più squallide periferie esistenziali. Anche senza voler scomodare le lettere maiuscole, è un film sulla grazia che attraversa la realtà come una corrente carsica e arriva a fecondare chi si apre al mistero della vita.

Il ritorno del cinema italiano d’autore

Segnaliamo, in positivo: la padronanza ottima della macchina da presa; una primissima inquadratura da capolavoro del cinema, con tanto di illusione ottica capace di manovrare due elementi (aria e acqua) e lo spazio che li separa; il gusto per il dettaglio senza scadere nella sgradevolezza dell’iperrealismo. Tematicamente: la maternità vissuta come dono da accogliere e custodire e non come brama da soddisfare; la scena in cui un personaggio, disarmato ormai di tutto, mendica con veracità la misericordia di Dio (scena che ha fatto andare in bestia tutti i critici idolatri del laicismo. Solo per questo una stellina in più).
Qualche limite c’è. Fin troppo didascalico nelle metafore (la protagonista che vuole smarcarsi dalla rete criminale e come prima cosa libera un cavallo in cattività, a rappresentare il desiderio di libertà). Una cattiva che parla per sentenze come un personaggio di Sergio Leone («Ti sei fatta contagiare dalla speranza»; «Madre è anche chi lo desidera, non solo chi lo fa»; «La libertà è un campo vuoto senza niente. È così bella la schiavitù, con le regole, le punizioni, i premi»…). Una certa lentezza che ne riduce di parecchio il pubblico potenziale.
Bravissimi, comunque, gli attori. Dalla Maria di Pina Turco, davvero commovente quando descrive il mondo alla creatura che ha in grembo, alla “godmather” interpretata da Marina Confalone, tanto gentile e pacata nei modi quanto spaventosa nelle azioni e intenzioni; fino al “giusto” Carlo Pengue di Massimiliano Rossi, chiamato sempre per-nome-e-cognome, come a volersi accertare tutte le volte della sua reale esistenza “anagrafica” in un contesto di totale sfilacciamento sociale e legale. Quasi in un’ideale prosecuzione del famoso censimento che mise in viaggio Giuseppe di Nazareth.
Un film frugale, non per tutti i gusti, non certo per famiglie, ma un esempio davvero virtuoso di cinema italiano d’autore. Qualcuno deve pur farlo.

Scegliere un film 2019

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