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Illusioni perdute


TITOLO ORIGINALE: Illusions Perdues
REGISTA: Xavier Giannoli
SCENEGGIATORE: Xavier Giannoli e Jacques Fieschi
PAESE: Francia
ANNO: 20211
DURATA: 141'
ATTORI: Benjamin Voisin, Cécile de France, Vincent Lacoste, Xavier Dolan, Salomé Dewaels, Gérard Depardieu
SCENE SENSIBILI: scene di nudo e a contenuto sessuale esplicito, linguaggio scurrile
1 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 5

Quando il giovane poeta Lucien de Rubempré – cognome della madre nobile decaduta – fugge dalla sua piccola città in campagna dopo una relazione clandestina smascherata, va nella Parigi post-napoleonica, in cerca del successo letterario e di riguadagnare la posizione nobile della sua ascendenza. Iniziato al giornalismo di satira feroce dal redattore senza scrupoli Étienne Losteau e conteso dai circoli di intellettuali monarchici, Lucien si abbandonerà al turbinio di emozioni che fa parte della “commedia umana” della vita. Tutto si può comprare: l’amore, il successo artistico e le amicizie… il prezzo da pagare sarà però molto più amaro di quanto il giovane poeta si sarebbe immaginato, un prezzo che piangerà tra i frammenti delle sue illusioni ora infrante.

L’adattamento del manifesto letterario di Balzac

Adattamento del capolavoro letterario di Balzac dedicato a Victor Hugo, Illusioni perdute ha riscosso in Francia il plauso della critica e fatto incetta di premi, arricchito da un cast (che comprende anche un editore analfabeta interpretato da Gérard Depardieu) e da uno studio scenografico mirabile. Il romanzo omonimo di Balzac faceva parte della serie di libri manifesto della sua poetica, ed è una traduzione su carta della percezione del mondo balzachiano: “una commedia umana”, dove uomini e dove si succedono vorticosamente nella ricerca del potere e dell’ascesa sociale, impersonando e sfoggiando tutte le emozioni e virtù nel fugace palco della vita umana.

Le difficoltà della trasposizione di un classico

Se uno degli elementi attrattivi dei romanzi francesi di metà ‘800 era quello di descrivere minuziosamente la società dell’epoca – coadiuvati dalla narrazione costante e morale dell’autore – questo stesso elemento, pur mantenendo il suo fascino, non si traduce bene nel formato cinematografico: le lunghe descrizioni, i pensieri sempre trascritti dei personaggi privano questi ultimi di genuinità, rallentando la storia e rendendola prevedibile agli occhi dello spettatore.
Sullo sfondo dei cinici giochi di potere dove nobili, plebei e giornalisti si saltano alla gola, si staglia l’intreccio del triangolo amoroso tra Lucien, la nobildonna Louise (il suo primo amore) e l’attrice dei boulevard Coralie (sua attuale fidanzata). Questo amore travagliato rappresenta nel film l’afflato per sentimenti sinceri e altruistici. Unico contesto che conserva dei valori morali all’interno della storia – e di cui l’ex-prostituta Coralie ne è la commovente stella e martire – l’amore viene invece dilaniato dagli altri personaggi di questo dramma umano, esiliando i suoi protagonisti a un futuro di perenne infelicità e persino alla morte. La stessa voce di Balzac, presente nella storia tramite il personaggio di Anastazio – nemesi del protagonista – sembra arrendersi alla mostruosa evoluzione venale dei tempi moderni, dove la ricchezza di profumieri, bancari e giornalisti può decidere vita e morte dei miserabili artisti.

Una trasposizione imperfetta e piena di amarezza

Illusione perdute riesce magistralmente a ricreare l’ambientazione della Parigi di inizio 1800, trasportando il pubblico in un viaggio sensoriale per le sue strade e impreziosendo il tutto con un’eccellente fotografia. La storia di Balzac commuove e cattura il pubblico, ma con grande rammarico la sua versione cinematografica pecca nella trasposizione non riuscendo ad adattarsi al nuovo medium e a sfruttarne appieno le potenzialità: alla fine, rimanendo troppo aderenti alla struttura narrativo del libro, il film affonda nonostante le sue potenzialità, rendendo pesanti le sue oltre due ore di narrazione, condite dell’amarezza dei suoi personaggi.

Mariapaola Della Chiara

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