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In solitario


TITOLO ORIGINALE: En solitaire
REGISTA: Christophe Offenstein
SCENEGGIATORE: Jean Cottein, Christophe Offenstein
PAESE: Fracia
ANNO: 2013
DURATA: 96'
ATTORI: François Cluzet, Samy Seghir, Virginie Efira, Guillaume Canet, Arly Jover
SCENE SENSIBILI: turpiloquio
1 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 5

Yann Kermadec, 57 anni, parte per la Vendée-Globe, una regata in barca a vela, che consiste in un giro del mondo in solitario. Yann è chiamato a sostituire l’infortunato e più giovane Franck Drevil che, oltre a essere il primo skipper, è anche il fratello della sua compagna. Mentre Yann è in viaggio, scopre di non essere solo: nella sua barca si è nascosto clandestinamente Mano, un ragazzo originario della Mauritania, che sogna di andare in Francia per farsi curare un problema respiratorio e diventare un calciatore professionista. Il ragazzo ha bisogno del suo aiuto, ma se si scoprisse che Yann a bordo non è solo, potrebbe essere squalificato dalla gara. Nonostante la convivenza forzata, tra i due nasce un bel rapporto.

Tra avventura e affetti familiari

La Francia, da qualche anno, sembra godere di una felice stagione produttiva dal punto di vista cinematografico. In solitario, nonostante alcuni difetti strutturali, è senza dubbio una storia originale, che si discosta dalla tipologia consueta del “film francese” a cui siamo abituati. La pellicola ha raccolto buoni commenti critici, anche se il risultato al botteghino italiano è stato scarso.

Il protagonista è lo stesso del campione d’incassi Quasi amici, l’ottimo attore François Cluzet, qui nel ruolo inedito di atleta tenace e determinato. L’infortunio del collega Franck, di cui lui è secondo skipper, gli offre forse l’ultima possibilità che ha, data l’età, di partecipare a una gara internazionale di quel livello e l’uomo ha tutta l’intenzione di godersi l’avventura e di gareggiare per la vittoria. Il regolamento prevede che a bordo Yann non usufruisca di alcun aiuto, ma può comunicare tutti i giorni sia con il proprio team, sia con la famiglia, composta dalla fidanzata e dalla figlioletta (l’uomo è vedovo), che per la prima volta sperimentano la convivenza durante la sua assenza. È proprio il tenero rapporto con la famiglia a renderci il protagonista più umano e meno burbero: in barca a vela Yann è un vero lupo solitario e con Mano è tutt’altro che gentile e accomodante. Con Marie e Léa, invece, l’uomo mostra la sua vera natura di compagno fedele e papà affettuoso.

La navigazione dei sentimenti

La sceneggiatura ha alcuni difetti strutturali: gli eventi narrati sono pochi e non c’è una vera progressione. Yann e Mano non si trovano mai ad affrontare grossi rischi che potrebbero mettere in pericolo la loro vita (per esempio un mare in tempesta), e le difficoltà vengono risolte facilmente. Il mare, presente in scena in modo continuo, non diventa mai il nemico da affrontare. I conflitti sono spostati dall’esterno all’interno dei personaggi: Yann, infatti, non è per nulla contento della presenza di Mano, che può mettere a rischio la sua vittoria e il ragazzo, da parte sua, non vuole abbandonare il proprio sogno di raggiungere la Francia. I diversi obiettivi dei due personaggi causano tensione fra gli stessi ma, scena dopo scena, non tanto grazie a un avvenimento in particolare, ma alla convivenza forzata quotidiana che durerà mesi, il rapporto tra Yann e Mano inizia a cambiare. Yann si preoccupa della salute di Mano e inizia ad affezionarsi a questo ragazzo che, diffidente, ha finto di non capire la sua lingua, per paura che lo skipper lo cacciasse dalla barca.

L’unico rischio vero che i protagonisti sembrano correre è che la presenza di Mano sulla barca venga scoperta, ma anche questo problema è risolto facilmente: Yann, anche se non subito, confida al cognato la presenza del ragazzo e anche Karine, la skipper inglese che l’uomo salva da un incidente in mare, portandola sulla propria barca per soccorrerla, decide di mantenere il segreto del collega, per non causargli problemi.

Il film non delude lo spettatore, ma non riesce ad andare davvero in profondità e a lasciare il segno. Nonostante questo, In solitario ha il merito di non annoiare, e di riuscire nell’intento di catturare lo spettatore, quasi incantandolo con il movimento del mare e rendendo interessante, sullo schermo, lo sport della vela. Il film di Offenstein, inoltre, è interessante anche perché affronta, tramite l’espediente della gara di vela, argomenti attuali come l’immigrazione e la clandestinità, mostrando come la solidarietà e la condivisione siano più importanti di qualsiasi vittoria “in solitario”.

Scegliere un film 2014

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