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Innamorarsi e altre pessime idee


TITOLO ORIGINALE: Innamorarsi e altre pessime idee
REGISTA: Simone Aleandri
SCENEGGIATORE: Alessandra Martellini, Ciro Zecca
PAESE: Italia
ANNO: 2026
DURATA: 90'
ATTORI: Lino Guanciale, Andrea Delogu, Ilenia Pastorelli, Claudio Colica, Davide Devenuto
SCENE SENSIBILI: alcune sequenze sessuali; turpiloquio
1 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 5

Come un fulmine a ciel sereno, l’avvocato Lino viene lasciato dalla moglie Grazia per lo chef Paolo. Ma Lino non si dà per vinto: vuole dimostrare a Grazia che il suo nuovo uomo è soltanto un donnaiolo. Per riuscirci, decide di fargli incontrare Sofia, affascinante donna travolta da una causa legale. Pur non sopportandola, Lino accetta di difenderla in tribunale, a patto che lei tenti di sedurre Paolo. Disperata e nei guai fino al collo, Sofia accetta lo scambio di favori. Ma qualcosa nella loro congiura a danno di Paolo non funziona come previsto.

 

Perché «pessima idea»?

L’ironia del titolo è sfuggente. Stante il racconto, non sembra proprio che l’innamoramento sia causa di (comici) effetti indesiderati, di inconvenienti nefasti. Semmai, a cacciare Lino e Sofia nei pasticci è la loro azzardata impresa, degna di una coppia di improvvisati agenti sotto copertura. Nel loro caso, l’innamoramento agisce piuttosto da medicamento: non occorre infatti una fine scaltrezza per indovinare che tra i due, pur così respingenti l’uno per l’altra, prima o poi scatterà un’attrazione imprevista. Fatto che non sembra la reale fonte delle loro complicazioni.

Può darsi che l’umorismo del titolo voglia soltanto riferirsi all’amore quale fattore capace di stravolgere qualunque piano, di polverizzare anche il miglior stratagemma. Ma che dire allora della coppia che viene a formarsi tra Tommy e Matilde, amici dei due protagonisti? Per quanto tale unione sia una conseguenza imprevista del loro intrigo, non ne indebolisce certo l’architettura. Più semplicemente – e altrettanto prevedibilmente – si tratta di una sottotrama che vuol fare da controcanto all’apparentemente impossibile amore tra Lino e Sofia: se questi ultimi appaiono incompatibili, i loro amici sono invece così affini, così sintonizzati l’uno sul pensiero dell’altra, che – nulla di inatteso – la loro fiaba si candida a finire presto, non essendoci alcuna complementarietà tra di loro. Ma, anche nel loro caso, l’amore non sembra la miccia di chissà quale disastro, né un malaugurato guastafeste.

 

All’insegna dell’ovvietà

Per quanto (almeno in parte) avventurosa e incalzante, spiritosa e simpaticamente assurda, la storia non mantiene quanto promesso dal titolo; come se non bastasse, trasuda ovvietà. Per fortuna la deliberata fantasiosità della trama non va a colpire anche i sentimenti: l’improvvisa magia che scocca tra Tommy e Matilde è un’intenzionale esagerazione caricaturale, un monito a non cascare nelle illusioni. Nulla di imperdonabilmente surreale, dunque.

Ma nulla che non si sia già visto e sentito: sì, ci viene segnalato che non bisogna cadere nel tranello dell’anima cosiddetta «gemella», della ricerca dell’uguale; che a volte la persona destinata a fare la differenza nella propria vita è proprio quella con cui non si è d’accordo su nulla. Ma a conti fatti, la pellicola non sembra aver altro da dire se non che la moglie di Lino si è semplicemente innamorata di un altro: tanto dovrebbe bastare a risolvere la loro crisi matrimoniale. E tanto basta a motivare che due amanti (due sposi) si uniscano e, qualora subentri un sentimento nuovo, si lascino. Cos’altro c’è da capire? La parola «innamorarsi» esaurisce in sé tutte le ragioni.

 

Tutto qui?

Se così stanno le cose, è ancor meno chiaro in cosa consista dunque la «pessima idea»: la pena dei due protagonisti sembra nascere dal contrastare l’innamoramento (proprio e altrui), non il contrario.

Non solo, ma è evidente che il film – fatto non infrequente nelle love story – è sorretto dall’equazione secondo la quale «innamoramento» e «amore» sono sinonimi, di fatto intercambiabili. Tant’è che la sequenza finale raduna i personaggi attorno ad un tavolo, come a raffigurare una società rinnovata, fondata sulla serena accettazione delle continue (ri)composizioni provocate dall’avvicendarsi degli innamoramenti, ineluttabile forza che unisce e separa. Il presupposto implicito è agevolmente deducibile: la stabilità relazionale (matrimoniale) non solo è irrilevante ai fini del benessere sociale, ma un suo probabile ostacolo. Non arrendersi alla suprema legge del (mutevole) innamoramento: questo sì che è causa di drammi.

È qualcosa che il film lascia trapelare, ma che non prova certo ad argomentare. Il che non solo non convincerà più di uno, ma lascerà insoddisfatto chiunque cerchi un racconto la cui morale non sia in fondo riducibile ad una formula stantia: al cuor non si comanda. Tutto qui?

 

Marco Maderna

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