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It - capitolo 2

It – capitolo 2


TITOLO ORIGINALE: It Chapter Two
REGISTA: Andy Muschietti
SCENEGGIATORE: Gary Dauberman e Jeffrey Jurgensen dal romanzo di Stephen King
PAESE: Usa
ANNO: 2019
DURATA: 165'
ATTORI: James McAvoy, Jessica Chastain, Bill Hader, Bill Skarsgård, Sophia Lillis, Finn Wolfhard, Xavier Dolan, Isaiah Mustafa, Jack Dylan Glazer
SCENE SENSIBILI: diverse scene horror e di violenza
1 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 5

Sono passati 27 anni da quando il gruppo dei Perdenti sconfisse il clown Pennywise, emanazione di It, l’entità malvagia che dorme nel sottosuolo della cittadina di Derry. Ora però il male è tornato e Mike, l’unico del gruppo ad essere rimasto lì, convoca tutti gli altri per rispondere al loro giuramento di combatterlo ancora una volta. Il tempo passato, però, non ha guarito le ferite e sensi di colpa e segreti nascosti rischiano di costare la vita al gruppo…

Il revival del classico horror intrecciato alla contemporaneità e l’integrazione del diverso

Dopo un paio d’anni arriva il sequel dell’adattamento di It, opus magnum dello scrittore Stephen King (che qui fa anche una comparsata nei panni del burbero proprietario di un negozio di antiquariato), che aveva fatto sfracelli al box office mondiale e aveva rilanciato (se mai ce ne fosse stato bisogno) la moda dello scrittore americano.
Se il primo capitolo aggiornava la lotta dei ragazzini contro il mostro agli anni Ottanta, sfruttando il revival cinetelevisivo di quella decade, il nuovo capitolo si svolge nel 2016 e in cerca di una sua via alla contemporaneità intrecciando la vicenda horror vera e propria con il tema dell’integrazione del diverso.
Il ritorno di Pennywise avviene in corrispondenza (ma non si capisce se ne sia causato) con l’aggressione di una coppia omosessuale (uno dei quali è interpretato dal regista canadese Xavier Dolan, nel primo di molti cammei di lusso della pellicola), e proprio con la propria identità sessuale e la difficoltà ad accettarla si trova a lottare uno dei protagonisti adulti.
Il ritorno a casa in un paese che “stranamente” tutti sembrano aver dimenticato, infatti, è segnato anche dalla necessità di recuperare ricordi dolorosi e per questo sepolti, che sono la condizione necessaria per affrontare Pennywise in un complicato rituale che Mike, rimasto al paese in attesa dell’inevitabile ritorno del male, ha appreso da un gruppo di indiani.

I rimpianti dei Perdenti

Ciascuno dei Perdenti ha lasciato dietro di sé qualcosa: Bill, ora uno scrittore di horror di successo ma sempre insoddisfatto, il senso di colpa per la morte del fratellino; Beverly il trauma del rapporto con il padre possessivo e violento, che per altro ha riprodotto nella sua vita adulta con il marito; il grasso Ben, ora bello magro e di successo, l’amore per Beverly, mai confessato per vergogna; Eddie l’ossessione per le malattie e per la morte, che ha sublimato diventando un esperto di rischi. E se Mike si è assunto il ruolo di “sentinella”, c’è anche chi, come Stan, di fronte all’imminente battaglia, sceglie fin da subito la ritirata, anche nella morte.
Qui, ancor più che nella prima pellicola, la cittadina e i suoi abitanti restato sullo sfondo, testimoni inconsapevoli sia dell’orrore che della necessaria battaglia per combatterlo.

Un sequel di cui non si sentiva il bisogno

L’aspetto più deludente del film, tuttavia, è proprio il suo antagonista. Le apparizioni di Pennywise si ripetono con l’inevitabile effetto di “salto sulla sedia” ma alla fine più che spaventare iniziano a stufare; oltretutto, a fronte di una battaglia che si vorrebbe definitiva e universale, non c’è mai un tentativo di approfondire la natura del male (metafisica? psicologica?) e le sue origini.
Oltretutto, la ricerca del ricordo perduto di ciascun personaggio (e dell’oggetto che lo rappresenta) fa sì che la sezione centrale del film si trasformi in una serie di vicende separate e un po’ ripetitive, con alcuni intermezzi si alleggerimento comico non sempre ben integrati.
L’impressione è che le due ore e mezza della pellicola siano fin troppo abbondanti e non tutte necessarie per la storia, mentre il messaggio finale di “avere il coraggio di lottare per essere se stessi” risulta un po’ buonista per una pellicola così granguignolesca.

Scegliere un film 2020

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