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Jackie


TITOLO ORIGINALE: Jackie
REGISTA: Pablo Larraìn
SCENEGGIATORE: Noah Oppenheim
PAESE: Usa/Cile
ANNO: 2016
DURATA: 100'
ATTORI: Natalie Portman, Peter Sarsgaard, Billy Crudup, Greta Gerwig, John Hurt, Richard E. Grant
SCENE SENSIBILI: alcune scene di tensione.
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Pochi giorni dopo la morte del marito, nella villa dove si è ritirata con i suoi figli, Jackie Kennedy accetta di rispondere alle domande di un giornalista di Life con cui ripercorre, tra verità e mito, i giorni appena successivi all’omicidio di JFK a Dallas, ma anche vari momenti della presidenza. Per Jackie, che del marito ha voluto costruire un ricordo passato alla storia, non è facile evocare le sofferenze e le contraddizioni, anche nei suoi sentimenti; lo fa non solo con il giornalista ma anche con un sacerdote a cui pone le domande più brucianti, in contrasto con l’immagine di perfezione che offre al mondo. Un percorso complesso, sempre in bilico tra la verità e la sua ricostruzione.

Il ritratto problematico di una donna in cerca d’identità

Il dolore, i rimpianti, la rabbia, le domande, i sentimenti contraddittori di una donna all’indomani di un evento traumatico che la obbliga a ripensare il passato e soprattutto il futuro, il proprio e quello di un mito (quello di JFK e della sua Camelot, come passò alla storia il breve periodo della presidenza, a partire dal titolo del musical preferito del presidente morto) che proprio Jackie fu decisiva nel creare prima, durante e dopo la presidenza.
L’approccio di Larraìn, che volutamente tiene quasi del tutto fuori dal quadro proprio JFK, è solo in apparenza tradizionale nel legare il racconto all’intervista che la protagonista rilascia a un giornalista di Life. Questa è l’occasione per ripercorrere non solo i momenti dell’attentato, ma anche una serie di eventi e ricordi che compongono a poco a poco il ritratto problematico e per questo interessante di una donna in cerca di un’identità.

La figura pubblica e privata

Moglie tradita, first lady, madre amorevole, vedova e icona di stile, la Jackie di Natalie Portman non è una donna immediatamente amabile. Reattiva, incostante, quasi “capricciosa”, messa di fronte al crollo di un sogno di cui lei più di chiunque altro conosceva le ombre e i retroscena, Jackie si stacca sempre più dall’immagine un po’ ingessata della buona padrona di casa così come compare nel documentario in cui presenta i lavori di ristrutturazione da lei intrapresi alla Casa Bianca.
La lealtà e il risentimento nei confronti di un marito amato ma di cui conosceva ogni difetto, i sacrifici compiuti, i dubbi sul futuro, un’intera gamma di sentimenti che si riflettono sul volto di una donna che sembra sempre divisa tra la figura pubblica e la verità, una verità forse impossibile da trasmettere sia sulle pagine dei giornali che nelle immagini dei notiziari.
La volontà, quasi la necessità di lasciare un segno e di trovare un posto nella Storia (la scelta è di seguire il modello di Lincoln, anche lui assassinato), in realtà nasconde l’urgenza di dare risposte a domande ben più profonde, come quelle che Jackie, donna di fede nonostante tutto, pone al sacerdote che le sta accanto nei giorni dopo l’attentato. Che non riguardano tanto i “peccati” di JFK (dati in qualche modo per scontati) ma più profondamente il senso del vivere e del soffrire (non tutti sanno che appena tre mesi prima della morte del marito Jackie aveva dovuto affrontare la morte di un figlio nato prematuro, un evento che l’aveva profondamente segnata). Larraìn non può e non vuole dare risposte, ma l’apertura al mistero è innegabile.

Gli uomini del Presidente

La pellicola ruota tutto intorno alla figura di Jackie, ma uno spazio se lo guadagna anche il Bobby Kennedy di Peter Sarsgaard, che con pochi sguardi e poche battute riesce a trasmettere un groviglio di sentimenti e ambizioni che fanno di questo “fratello minore” una figura interessante almeno quanto quella del Presidente assassinato.

Luisa Cotta Ramosino

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