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Judy

Judy


TITOLO ORIGINALE: Judy
REGISTA: Rupert Goold
SCENEGGIATORE: Tom Edge
PAESE: UK
ANNO: 2019
DURATA: 118'
ATTORI: Renée Zellweger, Darci Shaw, Finn Wittrock, Rufus Sewell
SCENE SENSIBILI: accenni alla dipendenza da alcol e farmaci.
1 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 5

1968. Una Judy Garland di mezza età giunge a Londra per esibirsi in una serie di concerti nel nightclub Talk of the Town. La Garland sta attraversando un periodo molto difficile della sua vita: sempre più dipendente dall’alcol e dai farmaci, in lotta con il terzo marito per la custodia dei figli e ormai considerata inaffidabile dai produttori, fa di tutto per mantenersi a galla e poter garantire un’esistenza tranquilla e dignitosa a se stessa e ai suoi bambini. Purtroppo, però, la sua voce e la sua presenza scenica non sono più quelle di un tempo e le luci della ribalta, ormai, fanno sempre più paura…

Gli ultimi giorni di Judy Garland

Differentemente da tanti altri film di questo tipo, il biopic di Rupert Goold porta in scena non l’ascesa o il periodo di massimo splendore di una grande star hollywoodiana, ma la fase calante, la lenta discesa verso il baratro che, entro un anno, condurrà Judy Garland alla morte. Non a caso, infatti, il film è ambientato quasi completamente a Londra, un mondo apparentemente più cupo, ma in realtà più vero di quello dorato e delle false apparenze di Los Angeles.
Punto di forza del film è, senza dubbio, la straordinaria performance di Renée Zellweger, che interpreta in modo meraviglioso la straziante e umanissima fragilità di Judy Garland (proprio questa interpretazione le è valsa l’Oscar 2020 come Miglior Attrice Protagonista). La Zellweger non solo canta in prima persona i maggiori successi della Garland, ma riesce a imitarne alla perfezione le movenze, i gesti nervosi, gli sguardi spaventati e insieme incantati dalla magia del palcoscenico, dando vita a una sorta di Pierrot che alterna momenti di allegria ed effervescenza ad altri di profondo sconforto.

Un’infanzia tragica e il mondo come “ammasso di mediocrità”

Molto interessante è la scelta della sceneggiatura di intervallare, alla storyline ambientata nel 1968, alcuni brevi segmenti risalenti all’infanzia e all’adolescenza di Judy Garland, in cui la giovanissima ragazza del Minnesota muove i suoi primi passi nel mondo dello spettacolo, sotto la guida di una sorta di padre-padrone: il capo della MGM Louis B. Mayer. Proprio allo scopo di tutelare l’astro nascente degli studios, il produttore impone alla Garland dei ritmi di lavoro serratissimi (anche di diciotto ore al giorno), le vieta di mangiare liberamente per non ingrassare e di frequentare i suoi coetanei. Judy si abitua così a consumare anfetamine in grosse quantità per controllare l’appetito e l’umore, cosa che le procurerà un’insonnia cronica che durerà tutta la vita.
Due scene sono emblematiche in questo senso. Nella prima, Judy e Mayer passeggiano nel meraviglioso set de Il Mago di Oz. Set del quale Judy è regina incontrastata ma anche prigioniera, perché, al di fuori di esso, il mondo non è altro che un “ammasso di mediocrità” (come sottolinea Mayer), che non aspetta altro che di inghiottirla per poi dimenticarsi completamente di lei. Nella seconda, invece, ancora più drammatica, la piccola Judy è costretta a festeggiare il suo compleanno con due mesi di anticipo e una torta finta, solo per scattare delle fotografie da usare come materiale pubblicitario.

“Non mi dimenticherete, vero?”

Cresciuta sotto una campana di vetro, in cui il personaggio conta molto più della persona, non stupisce che Judy Garland faccia poi fatica a riabituarsi a vivere nel mondo reale: cinque mariti (e cinque divorzi), un corpo sempre più sofferente e la dipendenza da sostanze necessarie per nascondere un cuore a pezzi, perché, non importa quanto stai male, the show must go on, sempre e comunque.
Per fortuna, anche in un mondo duro e spietato come quello dello spettacolo, esistono gli amici, splendide figure tratteggiate con pochi tratti, ma molto efficaci: l’assistente inglese di Judy, il musicista che guida la band che la accompagna durante i concerti, la coppia di fan che compra tutti i biglietti dei suoi spettacoli per non perdersene neanche uno… Insomma, il pubblico che la ama e che, nonostante tutto, continua a seguirla. Ed è proprio al pubblico che Judy rivolge il suo ultimo, accorato appello: “Non mi dimenticherete, vero?”.

Scegliere un film 2020

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