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Jumpers – Un salto tra gli animali


TITOLO ORIGINALE: Hoppers
REGISTA: Daniel Chong
SCENEGGIATORE: Jesse Andrews, Daniel Chong
PAESE: USA
ANNO: 2026
DURATA: 105'
ATTORI: con le voci italiane di Tecla Insolia, Luna Tosti, Giorgio Panariello, Francesco Prando, Mirta Pepe
SCENE SENSIBILI: Nessuna
1 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 51 vote, average: 4,00 out of 5

Mabel è una giovane e agguerrita attivista ambientale, eternamente in lotta contro il sindaco Jerry Generazzo, che vuole far smaltire un incantevole stagno di castori a favore di un’autostrada. Mabel ha promesso alla defunta nonna Tanaka, da cui ha ereditato il suo intimo amore per la natura, di proteggere quell’oasi di pace ad ogni costo. Un giorno, la scoperta: una professoressa di biologia ha collaudato in segreto una tecnologia in grado di trasferire la coscienza umana in un animale robotico, così da interagire con la fauna e studiarla dall’interno. Mabel non esita un istante: incorporatasi in un castoro, corre a mobilitare gli animali contro Jerry.

 

«Non è affatto come Avatar

Questa le parole con cui Jumpers, con simpatica autoironia, ammette la propria somiglianza con la saga di James Cameron. Ma la sua serrata trama procede ben oltre quella del film di cui è debitore: se Avatar è lo scontro planetario tra due civiltà, Jumpers racconta un’analoga guerra mondiale in scala ridotta, giocata però su uno scacchiere che si svela via via più complesso del mero scontro duale tra natura e industria, tra animali ed esseri umani.

Semmai, a deprezzare in parte il racconto è l’elevato tasso – di per sé tipico dei film d’animazione – di gag, di esagitazione, di atteggiamenti goffi e svitati, abbinato alla fantasia scatenata delle sequenze più rocambolesche. Il primo fattore, per quanto possa esilarare i più piccoli, stride con l’obiettivo, comunque in buona parte raggiunto, di raccontare un’emozionante battaglia: epica e svalvolatezza mal si adattano l’un l’altra. Quanto al secondo, si può restare con l’impressione che, in fondo, Jumpers sia soltanto una fantastica e disimpegnata avventura: a tal punto rischia di restare in ombra la serietà delle sue – non ovvie – considerazioni in tema di tutela dell’ambiente.

 

Per quale ecologia?

Ambito che Jumpers prova a discernere punto per punto, nel chiaro intento di aggirare soluzioni troppo sbrigative. Se Jerry, incarnazione di uno spregiudicato asservimento della natura ai progetti umani, è disposto a tutto pur di rimuovere ogni ostacolo alla sua autostrada, è pur vero che, paradossalmente, i contrattacchi di Mabel rischiano di farne il gioco. Da un lato, un dominio della natura ad esclusivo vantaggio dell’uomo; dall’altro, una difesa della natura contro l’uomo, che conferma e sedimenta l’inimicizia tra i due, escludendo di fatto qualsiasi loro alleanza.

Di ben altro avviso il castoro George, il quale ama ribadire che tutte le specie – umani inclusi – vivono sotto un medesimo cielo, ognuna bisognosa di un proprio habitat. Ma anche nel regno animale c’è chi aspira alla semplice rivalsa contro l’invadenza degli umani, a travolgerli prima di esserne travolto.

 

Cos’è davvero la natura?

Non solo: una volta introdottasi nella fauna in veste di castoro, Mabel reagisce sgomenta di fronte alla disinvolta pratica della catena alimentare. L’ambiente incontaminato non è necessariamente un idillio: l’organizzazione interna del mondo selvatico prevede un certo tasso di schietta ferocia. Per quanto la cosa possa confondere o sconcertare, non tenerne conto significa non conoscere la natura per davvero.

In fondo, la natura concepita e difesa da Mabel coincide col silente stagno dorato che era solita contemplare con la nonna Tanaka: non un’impervia e rischiosa terra di frontiera, ma soltanto un placido giardino. E accanto al pericolo di ridurre la natura ad un’idea, non manca quello – magari inconsapevole – di frammischiare l’attivismo a memorie e dolori personali (la scomparsa della nonna); di usare i propri alleati o bersagli polemici per risolvere battaglie tutte interiori. E Mabel non è l’unico personaggio cui succede.

 

Qualcosa di più grande

«Non c’è spazio per la rabbia, quando ti senti parte di qualcosa di più grande»: parola di Tanaka. Eppure, in Mabel la rabbia non è poca. E ciò di cui vorrebbe far parte – la natura – è sì più grande, ma non abbastanza da tenere conto di tutto.

Si potrebbe tuttavia obiettare che, in fondo, Jumpers sembra soltanto professare un generico abbraccio ecumenico, una non meglio precisata armonia tra tutti gli esseri viventi, senza tuttavia chiarire in che modo realizzarla. Può essere che sia così. Ma potrebbe anche trattarsi dell’effetto indesiderato dell’esorbitante brio e dell’estro irrefrenabile, che sottraggono spazio all’esperienza fondamentale che il film sembra volerci far vivere: quella di mettersi in ascolto del grande spettacolo del cosmo. Il suo silenzio potrebbe avere molto da dire.

 

Marco Maderna

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