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Jungle Cruise


TITOLO ORIGINALE: Jungle Cruise
REGISTA: Jaume Collet-Serra
SCENEGGIATORE: Michael Green, Glenn Ficarra, John Requa, J.D. Payne, Patrick McKay
PAESE: USA
ANNO: 2021
DURATA: 127'
ATTORI: Dwayne Johnson, Emily Blunt, Jack Whitehall, Édgar Ramírez, Jesse Plemons e Paul Giamatti
SCENE SENSIBILI: nessuna
1 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 51 vote, average: 3,00 out of 5

La botanica Lily Houghton, a Londra nel 1916 è alle prese con il furto rocambolesco di un prezioso cimelio prima di partire con il fratello MacGregor verso il Rio delle Amazzoni alla ricerca dei petali dell’Albero della Vita, dalle prodigiose proprietà curative. Per ottenere il suo scopo, Lily si affida a Frank, un battelliere spiantato che, però, con la sua imbarcazione pare conoscere bene i segreti del grande fiume. Fra mille pericoli, l’avventura porta i protagonisti a confrontarsi coi fantasmi di antichi conquistadores spagnoli risvegliati dal principe tedesco Joachim, disposto a tutto pur di impossessarsi per primo dei petali dell’albero magico.

Un processo inverso: dal parco a tema al grande schermo

La Disney investe ingenti risorse per trasporre sul grande schermo un’attrazione rinomata dei suoi parchi tematici, cercando di replicare il successo dei Pirati dei Caraibi. Alla tecnica all’avanguardia della live action, la produzione unisce un cast di grande rilievo che vede in Emily Blunt e Dwayne Johnson due pilastri dal grande appeal, capaci – sempre più anche il secondo – di destreggiarsi sia nella parte avventurosa che in quella di commedia. Con sceneggiatura e regia secondo standard consolidati, l’operazione sembra destinata solo al successo, almeno in termini commerciali. Una giusta dose di avventura, di effetti speciali e calibrati colpi di scena garantiscono due ore di “innocuo” spettacolo per tutta la famiglia. Difficile dire se anche questo titolo darà vita ad una saga, dipenderà da quali saranno i trend verso cui punterà la grande major di Burbank, anche se i filoni di Star Wars e dei fumetti Marvel sembrano promettere maggiore longevità.

Il rischio di una standardizzazione eccessiva

L’impressione è che la casa di Topolino intenda ingerire tutti i titoli e i generi di maggior successo dell’intrattenimento per famiglie e rielaborare dei prodotti quasi in serie che garantiscano successi economici planetari senza correre alcun rischio. Il risultato è una uniformità che, se è inappuntabile dal punto di vista delle “regole” della narrazione, dall’altro, però, concede assai poco spazio all’approfondimento. Ad ogni svolta un sobbalzo, come nella navigazione del parco tematico, ma alla lunga il meccanismo stanca. È soprattutto in merito alla cura dei personaggi che il film risulta deficitario. Essi sono troppo codificati ed Emily Blunt, pur molto brava e poliedrica, veste i panni di un’eroina novecentesca (è appena scoppiata la Prima Guerra Mondiale) che dovrebbe affrancare il ruolo femminile ma appare datata nelle movenze e nello stile. Il burbero marinaio dal cuore tenero, interpretato da Dwayne Johnson è accattivate ma non può competere con la statura iconica di Johnny Depp nei panni di Jack Sparrow. Un discorso a parte merita lo schizzinoso fratello di Lily, un comprimario che esplicita la sua omosessualità in modo piuttosto goffo, con l’intento dichiarato da parte della tradizionalmente conservatrice Disney di essere inclusiva, ma con un risultato alquanto banalizzante. I “piccoli” avversari non hanno alcuna ambizione di spessore, nonostante siano interpretati da validissimi caratteristi come Jesse Plemons, Édgar Ramírez e Paul Giamatti. I cattivi sono così e non bisogna neppure chiedersi cosa sia loro successo per essere diventati tali. Tutto appare scontato, ma oggi prescindere da qualunque riflessione sull’origine del bene e del male, appare anche per un film d’avventura una mancanza troppo ingombrante. Il film scorre, a ritmo sostenuto come il Rio delle Amazzoni, verso l’apice di suspance del finale, può certo andar bene sia per i preadolescenti, sia per i nonni, ma – a parte la crisi mondiale delle sale cinematografiche, rispetto alla fruizione da piattaforma – sembrano lontani i tempi di archetipi di tutt’altro tenore come la saga di Indiana Jones, All’inseguimento della pietra verde o la trilogia della Mummia che hanno meritatamente lasciato il segno nel loro genere.

Giovanni Capetta

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