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Jurassic World – Il dominio


TITOLO ORIGINALE: Jurassic World Dominion
REGISTA: Colin Trevorrow
SCENEGGIATORE: Colin Trevorrow
PAESE: USA
ANNO: 2022
DURATA: 146'
ATTORI: Chris Pratt, Bryce Dallas Howard, Sam Neill, Laura Dern, Jeff Goldblum, DeWanda Wise e Isabella Sermon
SCENE SENSIBILI: qualche scena impressionante e cruenta, nei limiti del genere
1 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 5

Quattro anni dopo la distruzione di Isla Nublar, i dinosauri coabitano con gli umani e l’ecosistema cerca un nuovo equilibrio. Claire e Owen, i responsabili di questo nuovo ordine, vivono segretamente nei boschi insieme alla giovane Maisie, clone umano della compianta scienziata Charlotte Lockwood, e vicino a loro ha fatto nido anche il velociraptor Blue. Ma la Biosyn, una compagnia che studia la genetica dei dinosauri, deve coprire un losco complotto; e la chiave del loro successo è nascosta nel codice genetico di Beta, il piccolo velociraptor figlio di Blue, e quello della stessa Maisie. Le due “bambine” vengono rapite, e Owen promette che le riporterà a casa. Nessuno pensava però che sulla sua strada avrebbe anche incontrato il trio di eroi Grant, Sattler e Malcolm…

Cliché del tipo più brutto

Se la sinossi vi sembra confusa non è colpa vostra: il terzo capitolo di Jurassic World è scritto molto male; e la regia è anche più frettolosa.
Viene difficile ipotizzare cosa possa essere accaduto in fase di produzione: Trevorrow – sia regista che sceneggiatore – non era solito fare lavori così scadenti. Ma in fatto di scrittura il colpevole è evidentemente lo sfiancante culturalismo woke. Ci sono due tipi di cliché nel cinema: quelli che vogliono accontentare il pubblico, e quelli che vogliono accontentare la cultura dominante. I secondi sono ben peggiori perché oltre che finti sono noiosi.
È questo che è Jurassic World – Il Dominio, un film noioso e finto.

Due ore e mezza fissando l’orologio

Non aiuta l’inesauribile lunghezza, né si spiega. Il film è un pasticcio di eventi e personaggi, e sono numerose le scene senza senso che si potrebbero cancellare con un colpo di spugna. Chi è il protagonista? Qual è la missione principale? Assurdo poi che a conti fatti i dinosauri siano solo un contorno dal momento che la vera “minaccia” è un’infestazione di locuste giganti…
Il fatto è che il film non è “credibile”. E no, non si parla di “i dinosauri non esistono”: non sono credibili le corse in motocross inseguiti dai velociraptor che fino a un istante prima non stavano al passo di una donna in fuga sui tetti; non sono credibili i civili che convivono pacificamente con i dinosauri; non è credibile il cattivo con il suo piano “malvagio”. Ma soprattutto non sono credibili i protagonisti, e peggio, non crediamo ai loro “affetti”. Le loro parole suonano artefatte quanto lo sono i loro gesti.

Moralismo demoralizzante

Il problema, come anticipato sopra, è che il film è un’intera idea culturale, di mondo, di società, di problemi. Idee non tanto intelligenti né interessanti; e spesso ambigue.
“Sapere che sono trascorsi 65 milioni di anni (dalla scomparsa dei dinosauri NdR) ti rende umile”; ma suona strano detto da una donna che si è fecondata da sola per dare alla luce un clone di se stessa… Si spendono scene per vedere aule piene di giovani “diversificati” che applaudono come automi quando si dice loro che la responsabilità del futuro è nelle loro mani, oppure commenti su camicie fatte di fibra di bambù ecologica, o preoccupazioni animaliste che si interrogano se i segnali neurologici elettrici mandati ai dinosauri siano una forma crudele di maltrattamento… e così un film che vorrebbe moralizzare invece demoralizza.
Il fatto più triste è che viene tradito lo spirito di Jurassic Park. Il film del ’93 era un’ode alla grandezza della natura, feroce e meravigliosa, che nessun uomo può pretendere di contenere. Adesso si pretende proprio questo: la simbiosi, l’umanizzazione della bestia grazie ai buoni sentimenti. E sarebbe risibile se non fosse che gli autori ci credono sul serio.

Alberto Bordin

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