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Kinds of Kindness


TITOLO ORIGINALE: Kinds of Kindness
REGISTA: Yorgos Lanthimos
SCENEGGIATORE: Efthymis Filippou, Yorgos Lanthimos
PAESE: Usa, Regno Unito e Irlanda
ANNO: 2024
DURATA: 164'
ATTORI: Emma Stone, Willem Dafoe, Jesse Plemons, Hong Chau, Joe Alwyn, Mamoudou Athie, Margaret Qualley e Hunter Schafer
SCENE SENSIBILI: Scene di violenza anche efferate; una scena di cannibalismo; diverse scene a contenuto sessuale tra cui una esplicita; riferimenti sessuali; turpiloquio.
1 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 51 vote, average: 2,00 out of 5

Il film racconta tre storie differenti. Nel primo episodio un impiegato la cui vita è scandita in ogni aspetto dagli ordini del capo tirannico, è incaricato di provocare un incidente e uccidere un uomo. Nel secondo, un poliziotto, dopo aver ritrovato la moglie lungamente dispersa in mare, inizia a dubitare che la donna riaccolta in casa sia effettivamente la sua consorte. Nel terzo, gli adepti di una setta sono sulle tracce di una ragazza con poteri paranormali, tra cui quello di resuscitare i morti.

Ritorno alla spietatezza

Dopo il successo mainstream del favolistico Povere creature!, con Kinds of Kindness, Lanthimos torna alla spietatezza del suo cinema, riappropriandosi dello sguardo chirurgico e distaccato di film come Dogtooth o The Lobster. Il regista greco non fa concessioni al pubblico, sin dalla scelta strutturale di proporre tre storie differenti, legate solamente dal cast. Nel giro di due ore e mezzo, i nuovi attori feticcio Emma Stone e Willem Dafoe, oltre a un ombroso Jesse Plemons, si calano in tre ruoli diversi, variazioni sulle note classiche di Lanthimos, il potere e la prevaricazione.
L’ironia del titolo, giocata intorno alla parola gentilezza, rivela il tema attorno cui gli episodi si costruiscono: Lanthimos sembra dirci che la gentilezza può darsi solo come elemento distorto, ribaltato, impastato di manipolazione.
Gli altri sono ridotti al ruolo di padrone o sottomesso, oppure ancora respinti in quanto contaminati. I personaggi del film sembrano determinati a distruggere qualsiasi possibilità di relazione, disposti a rinunciare alla propria libertà pur di non sostenere la vertigine di un contatto autenticamente umano.

Variazioni ossessive sul tema della manipolazione

Nel costruire le sue variazioni Lanthimos è ossessivo e scientifico, a tratti didascalico. Il primo episodio si gioca in ambito lavorativo, il secondo ha al centro una relazione coniugale e l’ultimo una fede distorta, parossistica. In ciascuno di questi mondi i personaggi sono posti come cavie, le loro reazioni studiate al microscopio mentre una spirale autodistruttiva li conduce sull’orlo della pazzia. Che sia un capo dispotico, un’ossessione o una dottrina folle a possederli, tutti i personaggi piegano il capo docili alla prevaricazione, come fosse l’unica possibilità concessa. Storie diverse, ma simili destini, sono punteggiati di richiami simbolici al mondo estetico del regista, come nel sogno sui cani raccontato da Liz (Emma Stone) o al divertissement canino che chiude l’episodio. Forse a chi ama Lanthimos, i suoi stilemi, le sue ossessioni, parrà di ritrovare un vecchio impietoso amico dopo l’affresco all’acqua di rose di Povere creature!. Ma, per tutti gli altri spettatori, 164 minuti si faranno sentire, eccome.
Il bisturi del regista insiste sul tema, come un laureando che discute la tesi, e non concede nulla al personaggio, e quindi alla persona. Anche gli elementi di colore e caratterizzazione, come l’auto sportiva viola che Emily (Emma Stone) guida con irruenza, risultano studiati e fittizi. Si potrebbe dire che rimane il corpo, da sempre centrale nei film del regista, ma proprio i corpi, su cui vengono perpetrate violenze e sopraffazioni, sono rappresentati come manichini senza soffio vitale, alla mercè dei propri aguzzini, robotici come la danza di Emma Stone che ravviva gli ultimi minuti del film.
Il punto è sempre lo stesso, ripetuto in Sweet Dreams, il magnifico pezzo degli Eurythmics che si affaccia di tanto in tanto, a dare sollievo con i suoi bassi allo spettatore affaticato: tutto si riduce a usare o essere usati, l’unica modalità di esistenza che sembra concepibile nell’estetica di Lanthimos.

Eleonora Recalcati

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